Efficienza energetica e forma architettonica, Casa Thomaser, architetto Stefan Hitthaler

L’architettura contemporanea ha spesso dimenticato il rapporto che esiste tra forma, dimensione e contesto climatico, non considerando gli effetti che possono influire sull’organismo edilizio dal punto di vista termico. Di fatto non esiste in assoluto una forma ideale dell’edificio, ma è possibile definire una serie di parametri utili alla progettazione di edifici energeticamente efficienti e correttamente inseriti nel contesto ambientale. La compattezza è un aspetto che caratterizza la composizione volumetrica dell’edificio e che indica il grado di concentrazione del suo volume: a una maggiore compattezza dell’edificio corrisponde infatti una minore superficie d’involucro e, dunque, una minore possibilità di scambi energetici con l’esterno, oltre che una maggiore stabilità termica. Assieme all’orientamento rispetto all’asse nord-sud, il fattore di forma è un parametro progettuale decisivo sul quale è difficilmente possibile intervenire a posteriori ai fini del miglioramento dell’efficienza energetica di fabbricati disperdenti e diventa pertanto uno degli aspetti di maggiore rilievo durante il processo di progettazione di edifici ex-novo.

 

L’architetto Stefan Hitthaler ha da tempo intrapreso un percorso di approfondimento sul tema del rapporto tra compattezza ed efficienza energetica, cercando di fornire una risposta in termini di qualità architettonica al problema. Questa continua sperimentazione è evidente nel progetto di Casa Thomaser a Monguelfo, Bolzano, interessante esempio di architettura contemporanea con standard di edificio passivo, piccolo fabbricato ad uso residenziale disposto su tre piani fuori terra e con un piano interrato e che si colloca sul lato sud di un versante che si rivolge verso la vallata. La distribuzione dei vani denota immediatamente un’organizzazione delle funzioni in base all’orientamento e alla zona climatica di appartenenza: a sud e ovest la zona giorno al piano terra e le zone notte e living ai piani primo e secondo, mentre a nord e a est si collocano le scale, i servizi e i vani accessori. Particolarmente interessante è la modellazione della parte superiore del volume che racchiude il secondo piano, in cui ogni ambiente è nettamente suddiviso dal corridoio di distribuzione che taglia completamente la pianta da parete a parete; lo spazio del corridoio è inondato dalla luce zenitale grazie alla chiusura superiore vetrata che permette la visione del cielo, offrendo suggestivi scorci da un lato all’altro dell’edificio sui quattro fronti e, dunque, dai monti alla vallata. Vengono così a formarsi quattro ambienti, planimetricamente separati in modo netto, a ciascuno dei quali corrisponde una copertura a doppia falda che sembra rincorrersi da un volume all’altro grazie al diverso orientamento della linea di colmo.

 

Da un punto di vista tecnologico la residenza presenta tutte le caratteristiche di un edificio passivo. A fronte di un interrato con nucleo in cemento armato isolato (oltre 30 cm), le chiusure verticali sono realizzate con pannelli prefabbricati in legno massiccio (sistema Thoma) proveniente da foreste certificate FSC – Forest Stewardship Council, completamente privi di chiodi e collanti, ma giuntati esclusivamente mediante tasselli, anch’essi in legno. Grazie alle piccole microcamere d’aria presenti tra uno strato e l’altro e al successivo strato di isolante termico in fibra di legno (30 cm), la chiusura presenta elevate proprietà di protezione termica sia in regime invernale, sia in regime estivo, oltre che una particolare salubrità ottenuta grazie all’assenza di colle ed elementi metallici.
Lo strato di finitura interna è stato realizzato con intonaco in argilla (3 cm), direttamente posato sulla struttura in legno, in grado di garantire un elevato comfort termoigrometrico grazie alla particolare traspirabilità e igroregolazione. Lo strato di finitura esterna si differenzia invece per il piano terra, in cui il materassino isolante esterno in fibra di legno è rivestito con uno strato di intonaco traspirante posato su rete portaintonaco, e per i successivi piano primo e secondo in cui sono presenti doghe di legno posate verticalmente e aggettanti rispetto al filo inferiore trattato ad intonaco, al fine di accogliere l’avvolgibile della tenda solare all’interno dell’intercapedine.
L’esempio di casa Thomaser dimostra come sia possibile realizzare edifici particolarmente efficienti sotto il profilo del risparmio energetico, garantendo allo stesso tempo adeguata compattezza, elevata qualità architettonica, comfort abitativo e semplicità tecnologica.

 

di Paola Boarin

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 44 “EFFICIENTE”.

 

Nell’immagine, Casa Thomaser, vista d’insieme della residenza e delle pertinenze esterne. Foto © arch. Stefan Hitthaler

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