Ed è subito sera

Il ponte piacentino sul Po è uno degli elementi chiave dello sviluppo storico e culturale della città di Piacenza. L’infrastruttura segue il tracciato dell’antica via Emilia, la quale ha influenzato fin dall’antichità la crescita della città grazie a un abbondante passaggio di flussi culturali, economici e migratori.

 

Il progetto proposto vuole sostenere una serie di condizioni favorevoli alla valorizzazione del contesto, del paesaggio e delle identità preesistenti. Ubicato in prossimità della riva piacentina, il punto panoramico vuole essere un simbolo di riconoscibilità per questo luogo.
Il punto panoramico è orientato in direzione nord-ovest, verso il tramonto e l’orizzonte, entrambi identificati sulle acque del Po. La sua posizione, alta e libera da ingombri vicini, permette di godere della vista del centro storico di Piacenza, della riserva naturale e dell’estesa campagna adiacente.

 

L’oggetto architettonico, allineato alla prima pila in alveo della sponda piacentina, prende origine a valle e si sviluppa nella prima parte verticalmente. È leggermente inclinato in avanti verso il ponte, per intersecarlo all’altezza della pista ciclabile e oltrepassarlo di 8,80 metri in altezza. Da questa quota il progetto cambia direzione, quasi ortogonalmente, in modo da attraversare il ponte e trovarsi in aggetto sul fiume.
La forma relativamente ad “L” del punto panoramico viene suggerita da una molteplicità di fattori. Innanzitutto la figura a semi-arco si propone come un simbolo, una soglia tra luoghi, una nuova Porta d’ingresso alla Città di Piacenza. Inoltre, l’occasione di oltrepassare il ponte dell’Anas offre al progetto la garanzia di ridurre l’inquinamento acustico e visivo della circolazione stradale rispetto alla parte fruibile del progetto. Di conseguenza la terrazza panoramica è esposta ad una vista aerea, sgombra da elementi di disturbo e verticale al Po.

 

Successivamente lo sviluppo orizzontale permette di rispondere al programma in maniera lineare, così da avere un’organizzazione dello spazio interno ottimale, sia per la fruibilità dell’utenza, sia per il rispetto delle norme per i disabili. Infine la forma traslata ed affilata dell’oggetto vuole negare l’iconografia dei pannelli stradali.

La scocca “dell’osservatorio” è a sezione rettangolare, progressivamente forata dal basso verso l’alto. Nella parte orizzontale la foratura aumenta gradualmente fino alla completa trasparenza all’estremità della sua estensione. Le forature dell’involucro contengo degli elementi in vetro di dimensioni differenti, presenti sia all’interno che all’esterno, per garantire un maggiore controllo termico.

 

Il progetto diventa quindi un percorso panoramico, dove il rapporto tra opacità e trasparenza mette progressivamente in valore il paesaggio storico e naturale. La variazione di perforazione della scocca, inoltre, cerca di filtrare le parti obsolete del territorio. La connessione al ponte viene fatta tramite una passerella ciclo-pedonale, strutturalmente indipendente e vincolata al corpo del progetto.
La passerella ha una dimensione sufficientemente grande per accogliere un gruppo di persone e permettere lo stazionamento di un piccolo mezzo per la consegna delle merci. L’ingresso è in continuità con la passerella ciclo-pedonale ed è studiato per ospitare i principali flussi di circolazione: nella prima parte vengono disposti gli elementi di distribuzione verticale, quali il blocco scale, l’ascensore e il montacarichi, sul fondo viene organizzato un parcheggio pubblico per le biciclette, mentre giustapposto a quest’ultimo vengono definiti un deposito a garantire un primo stoccaggio delle merci ed un locale tecnico.

Il piano di servizio viene organizzato longitudinalmente: i servizi si trovano vicini all’ingresso così da renderli facilmente accessibili; in successione si trovano la cucina e il bar, non lontani dalla parte verticale, in maniera da facilitare la canalizzazione degli impianti. La sala viene divisa in due parti, il ristorante da un lato, in linea alla cucina, e la sala bar dall’altro in maniera da garantire un ampio spazio di circolazione e facilitare eventuali manovre per le persone a mobilità ridotta. I servizi sono adeguati per un’utenza portatrice di handicap, così come il bancone del bar ad altezze variabili.

All’estremità dell’area ristoro si accede alla terrazza panoramica, la quale è trasparente nella maggior parte della sua superficie. Le pareti laterali sono formate essenzialmente in blocchi di vetro di sicurezza, così da garantire un’ampia visuale sul contesto. A nord-ovest il percorso termina con un parapetto in vetro, mentre il suolo prevede delle pronunciate aperture in vetro stratificato di sicurezza, così da offrire la sensazione di essere sospesi nel vuoto.

 

L’ampio spazio di circolazione e l’organizzazione longitudinale della pianta rendono flessibile l’uso del punto panoramico; l’utenza infatti, una volta raggiunto il piano di servizio, può decidere se fare una pausa ristoro o raggiungere direttamente la terrazza panoramica.
Il duplice rapporto interno-esterno viene rafforzato dalla luce naturale e artificiale. A seconda della stagione e dell’ora l’illuminazione diretta del sole viene filtrata dai pieni-vuoti, diminuendo l’effetto serra e garantendo un’illuminazione naturale di tipo pergolato all’interno del progetto. Durante la notte l’illuminazione artificiale del piano di servizio si diffonde verso l’esterno così da trasformare l’oggetto panoramico in una lampada urbana e potenziare il suo effetto simbolico.

Infine la scocca, costituita in pannelli di legno rivestiti di acciaio inox, permette una standardizzazione e una semplificazione del trasporto e del montaggio; allo stesso tempo la riflessione limitata del materiale permette alla “pelle di assorbire” la radiosità e i colori dell’intorno senza creare fastidiosi riflessi a specchio verso la strada.
La superficie esterna in acciaio inox permettere all’oggetto di mimetizzarsi nel contesto: l’oggetto architettonico, a seconda dell’ora, del cielo e dei colori della riserva naturale adiacente, riesce ad assorbirne le sfumature di luce fondendosi visivamente al sito, in continuum al paesaggio.

 

La dematerializzazione dell’oggetto, definita dalle aperture dell’involucro, dosa la visione globale dell’esistente lungo il tragitto. La trasparenza progressiva induce quindi l’utenza a proseguire lungo il percorso fino alla terrazza panoramica. Finalmente da qui sarà possibili percepire l’intorno panoramico nella sua completezza, sul cuore della terra, trafitti da un raggio di sole.

 

SCHEDA PROGETTO

Ed è subito sera
1° Premio al  concorso “Punto panoramico sul fiume Po. Piacenza”

 

Gruppo di progettazione
Sturari Jonny – Architetto (SKP Architecture)
Kohls Johan – Architetto (SKP Architecture)
Bucci Pierlugi – Ingegnere

 

Altre immagini del progetto
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Jonny Sturari e Johan Kohls, architetti, sono soci dello studio SKP Architecture (2008) e lavorano a Parigi, dove si sono conosciuti. Prima di collaborare, hanno lavorato con diversi studi di nota importanza, quali Péripheriqués Architectes, Aymeric Zublena, Lan Architecture e Frank O’Gehry.
Pierluigi Bucci lavora tra Parigi e Roma come ingegnere strutturista, seguendo progetti di noti architetti, quali Jean Nouvel, Hugh Dutton, Odile Decq, Bernard Tschumi nonché lavori in Cina ed Hong Kong.
La collaborazione del trio nasce da un’esigenza comune di dare vita a progetti di qualità architettonica ed ambientale, dove l’analisi del territorio, a differenti scale, porta a considerare il progetto non come un oggetto singolo, ma un elemento inscritto nel suo contesto e nelle sue fasi storiche. L’utenza e il territorio costituiscono il centro d’interesse del progetto, dove l’architettura non è un oggetto finito nel suo decoro, ma piuttosto una risposta complessa del processo di progettazione.

 

Ulteriori approfondimenti sul tema dell’accessibilità sono contenuti nella E-zine n. 28, scaricabile gratuitamente dal sito

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