Eco e bio architettura, dire la verità su cosa c’è dentro il muro! Per puntare finalmente sul recupero dell’esistente

L’editoriale di Marcello Balzani, pubblicato sul tabloid “Architetti. Idee, cultura e progetto” 4/2011, è una riflessione sul diverso ruolo che il progetto dovrà assumere e sulle nuove responsabilità dei professionisti anche in materia degli imperanti fenomeni “bio” ed “eco”.

 

Metalinguaggio degenerato della seduzione, mescolato al metalinguaggio  degenerato del politico, operativo dovunque (o per niente tale, come si preferisce; basta essere d’accordo sul modello di simulazione della seduzione: un fluire, un riversarsi continuo e diffuso della parola e del desiderio, che basta a salvaguardare l’effetto di sociale fatto circolare dal confuso metalinguaggio della partecipazione)”.

Jean Baudrillard, Simulacri e impostura, 1980

 

Le cose cambiano.
Le cose (atteggiamenti, speranze, livelli di fattibilità, regole, processi) cambiano.
La sensazione comincia a essere tangibile.
Nell’aria non ci sono solo pensieri negativi e scarse possibilità di lavoro e di progetto: condensati di cattive abitudini che rannuvolano l’orizzonte….
Nell’aria si comincia a percepire il desiderio di cambiamento.
E questo cambiamento deve essere governato.
Se da un lato appare evidente che la professione sembra sbandare (ribassi assurdi, progetti indefiniti, trappole immobiliaristiche, ingorghi normativi), dall’altro si rafforza il desiderio (opposto) di un approccio selezionante su competenze qualificate e coerenze progettuali.
Ma dove far convergere questa energia positiva, quando il settore delle costruzioni mostra caratteri e forma di un dinosauro in attesa di un meteorite? Ditte di produzione, imprese di costruzioni, ordini e collegi professionali, consorzi cooperativi e associazioni di artigianato, società immobiliari sono sull’orlo, stanno appollaiati sul margine, si aggrappano ad un confine immaginario che lascia poco spazio tra:
ciò che è stato: il devastante progredire di un mercato di espansione fine a se stesso, offerto esclusivamente sul parametro del metro quadro di nuova costruzione e calibrato sugli oneri di urbanizzazione a salvaguardia di amministrazioni poco coerenti;
e ciò che sarà: un diverso ruolo del progetto, che coinvolga tutte le categoria (comprendendo finalmente i cittadini) e che inneschi l’interesse strategico sull’esistente.

 

Non è semplice. Perché saremo tutti obbligati a dire la verità.
La verità sul fatto che per molti decenni abbiamo protetto un mercato di interesse impostato sul confronto vecchio/nuovo. Un confronto in cui l’intervento di recupero appariva sempre costosissimo e non controllabile rispetto ad un intervento nuovo (di qualità, dal sicuro costo e sicuramente innovativo). Tutto ciò accadeva senza dare valore al riciclaggio dei materiali edilizi, alla rigenerazione urbana, alla riqualificazione finalizzata dei comparti abitativi. Comparti che si trovano, ancora oggi e in tutta Italia, senza una reale valutazione del rischio sicurezza. Comparti realizzati in anni in cui non si controllavano i materiali e le messe in opera e dove le fragilità e le debolezze strutturali appaiono diffuse e difficilmente sanabili con meri restyling di facciata.
Le persone reali abitano per lo più in luoghi in cui gli impianti, gli isolamenti (termici, acustici), le strutture sono state progettate con poca cura e poca qualità dei materiali, in cui la speculazione nella filiera del mercato delle costruzioni ha agito all’ingrasso, delineando un valore del prodotto costruito spesso esagerato, fin dalla stima del terreno.
Mentre se si guarda al patrimonio più antico si trovano tessuti edilizi e qualità costruttive coerenti e consapevoli, pur nelle ristrettezze e nelle difficoltà.
Insomma, bisogna dire la verità su cosa c’è dentro il muro che si disegna con due righe, che si costruisce in fretta e che si vende solo per la superficie che racchiude!
È fondamentale che la nostra categoria, prima delle altre, si prenda la responsabilità di offrire un’analisi critica (ed economica) su ciò che è accaduto e che ancora accade nella maggior parte degli studi professionali e dei cantieri.
È  necessario perché solo così potremo rivendicare il ruolo del progetto, recuperando i saperi che la nostra professione ci permette di mettere in campo da secoli con il più ampio beneficio per la società e le comunità. Dire la verità significa porre l’attenzione sulla materia reale del costruito e non sulle finiture di lusso. Quella materia reale che le persone e i cittadini non sanno discriminare perché abbiamo creato un linguaggio per addetti ai lavori, molto autoreferenziale, spesso intraducibile, confuso e degenerato. La precessione dei simulacri (Baudrillard) che circolano dovunque facilita l’agonia del reale, che soffre anche della perdita di qualità del discorso (e del lessico).

 

Un esempio. Si guardi a cosa è successo a tutto ciò che è eco. Nulla a che vedere con la metamorfosi della ninfa, il cui corpo si disperdeva nell’aria, quanto piuttosto con il fenomeno eco_bio imperante. Nel settore delle tecnologie sostenibili spesso, e non secondariamente, la visione eco_compatibile si contrappone (non nel senso antagonista quanto piuttosto nell’evidenziazione della scelta più semplice rispetto alla più complicata) con la visione bio_compatibile. Non è questione di lana caprina, perché, con il cambio di queste due piccole lettere in una normativa tecnica o in una legge nazionale o regionale di incentivazione, ci si espone a ben altri livelli di coerenza progettuale, di asseverazione e di eventuale verifica realizzativa. Operare nel campo eco permette di dare risalto all’idea di produrre con un basso impatto ambientale. L’eco_compatibilità, per funzionare, dovrebbe essere garantita dal punto di vista delle materie prime, dei prodotti finiti, dei processi di distribuzione e dell’uso finale da parte del consumatore. Mentre la bio_compatibilità pone l’accento su un percorso tecnologicamente (ed anche eticamente) più complesso, che vede il recupero di tecnologie e materiali naturali o di derivazione naturale (dove la sintesi chimica deve essere assente o ridotta al minimo).

 

Scrivo sulla E-zine “Eco” di www.architetti.com (che vi consiglio di scaricare) quanto questi atteggiamenti, se lasciati in mano alla promozione commerciale rivestita di contenuti tecnico-scientifici, possano generare devastanti effetti negativi a catena. Dietro alle parole e alle certificazioni non si deve mai nascondere il ruolo (che invece è centrale) del progetto.
Quel progetto che, soprattutto nel settore delle costruzioni, costituisce (se qualitativamente alimentato) il vero volano della ripresa.

 

di Marcello Balzani

 

 

Nell’immagine, architetto Massimo Zanelli, residenza unifamiliare a Riccione, Rimini, in copertina di Architetti 4/2011. Foto Studio Arch. Massimo Zanelli

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