Diafano. Vedere attraverso

La Facoltà di Arte e Design dell’Università Iuav di Venezia, la Fondazione Bevilacqua La Masa e il Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia promuovono il convegno interdisciplinare intitolato “Diafano. Vedere attraverso” che si terrà nella sede di Palazzetto Tito nei giorni 17 e 18 giugno dalle ore 9.30 alle 18.30 8 e 19 giugno dalle 9.30 alle 13.00.
Il convegno intende indagare il concetto del diafano e della diafanità da un punto di vista ampio, che sia volto alla formulazione di una teoria valida ed applicabile nei diversi campi artistici in cui il questa particolare modalità della visione sia pertinente.
A partire dal presupposto che ogni concetto, sufficientemente astratto e valido per il visivo, sia utile anche nell’indagine degli altri campi del sapere e della comunicazione, si intenderà valutare le caratteristiche e le specificità del diafano anche negli ambiti del cinema, della musica, della letteratura e del design, oltre che ovviamente quelli più tradizionalmente dedicati alla arti visive.
Gli ospiti provengono da diversi atenei italiani e soprattutto da formazioni e approcci scientifici eterogenei.

 

Che cosa s’intende per diafano? E cosa, per trasparenza? Di quanti gradi, livelli, spessori è fatta la trasparenza? Possiamo assimilare diafano a trasparenza? O il diafano è solo un modo di esistenza del visibile che, seppure include la trasparenza tra le sue proprietà, non può esserne in nessun modo assimilato come semplice sinonimia? In cosa consiste allora lo scarto tra trasparenza e diafano sul piano materico e percettivo? E come cambia, a livello cognitivo e passionale, questa esperienza del vedere-attraverso?
Goethe riguardo agli effetti di trasparenza e opacità affermava che se la torbidezza è un indebolimento della trasparenza e l’inizio della corporeità, possiamo definirla come un insieme di differenze, ovvero, di trasparenze e non trasparenze, da cui risulta una trama ineguale, una sorta di alterazione dell’unità che è, tuttavia, l’unica possibilità che abbiamo di percepire i colori. Questi, infatti, non possono essere colti se non all’interno di uno spazio torbido dove la materia oscura sembra combattere l’impero della luce. Analogamente il livello plastico di un’immagine non è mai da considerarsi come insieme di formanti stabilizzati una volta per tutte, ma come un processo in divenire che si rapporta alla percezione, soprattutto quando si ha a che fare con quelle forme di rappresentazione dell’impalpabile e dell’impercettibile. Queste ultime sono manifestate da alcune configurazioni testurali che mettono in scena il volatile, l’aereo. Il loro supporto, o ciò che s’interpone tra la vista dell’osservatore e l’oggetto osservato, nasconde e allo stesso tempo, attraverso l’effetto trasparenza, lascia trapelare. La sostanza che filtra lo sguardo è di natura tattile, a tratti palpabile, relativamente densa. È ad esempio, la figura trasparente e opacizzante del velo. Con “velo” s’intende, infatti, un tessuto sottile che, pur coprendo e nascondendo, lascia intravedere ciò che sta sotto. A proposito dell’opera d’arte, riferendosi a Leon Battista Alberti e al suo celebre paragone tra il quadro e ciò che si vede attraverso un velo, Èmile Zola parlava dello schermo trasparente attraverso il quale vediamo gli oggetti più o meno deformati, soggetti a cambiamenti più o meno percettibili a seconda della natura di questo.  Sono differenze modulate in base alle caratteristiche degli schermi, egli diceva. Lo schermo, anche quello apparentemente più trasparente, ha sempre uno spessore che rifrange e trasforma gli oggetti. Zola paragonava questa rifrazione a “una finissima polvere grigia”. La sua immagine di schermo polveroso anticipò un altro vetro impolverato, quello su cui Duchamp “sollevava la polvere”(élever, che, in francese, significa anche “allevare”). È il vetro polveroso che consentiva la nozione di retard, con tutte le sfumature di significato che questo termine comporta in Duchamp e che si assommano nella loro “unione incerta”.
Il diafano dunque non è tanto una qualità attribuita a immagini incorporee e atmosferiche in opposizione a forme plastiche precise, ma racconta piuttosto la storia di un percorso percettivo: racconta il processo di affioramento alla visibilità di un qualcosa attraverso forme, colori e configurazioni che accrescono l’iniziale incertezza, trasformando la loro contemplazione in un esercizio che non finisce nell’acquisizione di una certezza. Il diafano è l’ultimo stadio di rarefazione in cui la figura viene ancora percepita : rappresenta il minimo di definizione necessario affinché la percezione di questa venga riconosciuta come tale. Quanto più bassa sarà la sua definizione, quanto più ignoto apparirà l’oggetto. Nel diafano, alla problematica dell’opacità si aggiunge dunque la problematica della trasparenza, la successione per gradi della trasparenza. Tra trasparenza e opacità si distende un continuum graduale: dal fantasma della pura trasparenza (che al limite si confonde con il vuoto, il nulla) fino al traslucido (al diafano) che lascia filtrare la luce, ma non lascia vedere i contorni né le tracce delle figure dietro lo schermo. Il diafano è dunque il segreto di un visivo che lascia  tracce del suo passaggio. È l’intervallo attraversato dallo sguardo nel farsi strada attraverso gli strati d’intermediazione costituiti da materie come l’aria, l’acqua, il vetro e ogni elemento  translucido che può andare dalla pellicola filmica all’alabastro.
È dunque sulla natura semiotica di questa intermediazione che s’interpone tra il nostro sguardo e gli oggetti rappresentati, che il convegno si dovrà interrogare, a partire dalla riflessione filosofica sul diafano, fino allo studio di opere d’arte visive o musicali, dall’effetto nebbia nel cinema all’architettura translucida per finire con quegli oggetti il cui confine tra design e arte è talmente sfumato e indecidibile, da essere diafano appunto.

 

PROGRAMMA CONVEGNO

Giovedì 17 giugno

Saluti inaugurali del Rettore IUAV Amerigo Restucci

 

ore 9.30 PROSPETTIVE | Presiede Patrizia Magli

09.30 – Patrizia Magli | Εστι δή τι διαφανές. Esiste dunque il diafano?
10.00 – Paolo Fabbri | Dall’opaco
10.30 – Yves Hersant | Le voile diaphane de l’allégorie
11.00 – Omar Calabrese | Il velo che fa vedere. Inganni percettivi nel Cinquecento italiano

coffee break

12.00 – Angela Vettese | Ombre
12.30 – Marco De Michelis | Tra l’opaco e il trasparente

 

ore 14.30 TRASPARENZE | Presiede Paolo Fabbri

 

14.30 – Roberto Favaro | Silenzio, forma, texture. Vedere il mondo attraverso la musica
15.00 – Stefano Jacoviello | Diafanie sonore. Quando dal timbro il tempo traspare
15.30 – Marco Bertozzi | Icone di fiamma. Distruzione del supporto e mutazioni di senso nel cinema al nitrato
16.00 – Nicola Dusi | Riflessi, barbagli e sfocati. Strategie della visione imperfetta
16.30 – Antonio Somaini | Utopie e distopie della trasparenza. Ejzenštejn, Glass House, e il cinématisme dell’architettura di vetro

break

17.30 – Michele Emmer | Ombre dallo spazio: da Flatlandia alla quarta dimensione
18.00 – Marco Vannini | Ghosts from the Ocean

18.30 | Dibattito

 

Venerdì 18 giugno

 

ore 9.30 IMMAGINI  | Presiede Angela Vettese

 

09.30 – Dottorandi del Dottorato in Teorie e Storia delle Arti – IUAV (Cristina Baldacci, Eleonora Charans, Ilaria Bignotti, Ada Cattaneo, Chiara Di Stefano, Mario Finazzi, Eva Ogliotti, Céline Parmeggiani, Giovanna Zen)
11.00 – Angela Mengoni | Ri-velare l’archivio: Onkel Rudi di Gerhard Richter
11.30 – Pierluigi Basso Fossali | Dia (fa) noia: pellicole ambientali e visione a pelle

coffee break

12.30 – Tiziana Migliore | Per interposti media. El Tiempo tra Sigmar Polke e Francisco Goya
13.00 – Giovanni Bianchi | Trasparenze e opacità nell’arte contemporanea: Ospiti di Krzysztof Wodiczko

 

ore 14.30 IMMATERIALI | Presiede Chiara Casarin

 

14.30 – Stefano Coletto | Media diafani e Media trasparenti
15.00 – Lorenzo Lazzarini | Alabastro, gesso, vetro, marmo, cristallo di rocca, la materia diafana antica
15.30 – Jana Revedin | Material Poetry. Superficie, luce, trasparenza
16.00 – Raimonda Riccini  | Tecnologie trasparenti: corpi, macchine, oggetti

Break

17.00 – Alvise Mattozzi e Giulia Cecchelin | Il vetro da solo. L’esclusione del diafano nel vetro di Murano
17.30 – Dottorandi del Dottorato in Scienze del Design – IUAV (Ruggero Canova, Rosa Chiesa, Teresita Scalco, Federica De Rocco)

18.30 | Dibattito

 

Sabato 19 giugno

 

ore 10.00 VELI | Presiede Marco Vannini

10.00 – Mario Lupano | Trasparenza equivoca. Ai bordi del modernismo
10.30 – Gabriele Monti  | Diafasia: narrare i corpi della moda
11.00 – Elda Danese | Blurred: le immagini di Erwin Blumenfeld

Coffee Break

11.45 – Massimo Leone | Il velo di Timante: trasparenza e opacità fra etica ed estetica
12.15 – Chiara Casarin | In equilibrio tra due punti sospesi

Break e presentazione del Catalogo della mostra di Silvano Rubino edito da Damiani.

Video “Seaspawn” di Debra Werblud
video editing by Federica De Rocco

 

SCHEDA CONVEGNO

Diafano. Vedere attraverso

 

Luogo
Fondazione Bevilacqua La Masa
Palazzetto Tito
Dorsoduro 2826, 30123 Venezia

Periodo
dal 17 al 19 giugno 2010

Promosso da 
Facoltà di Arte e Design dell’Università Iuav di Venezia

Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia

Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia

 

Informazioni
Fondazione Bevilacqua La Masa
Dorsoduro 2826, 30123 Venezia
Tel. +39 041 5207797        
Fax +39 041 5208955

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