Design time, time design: una mostra alla Triennale di Milano

Triennale Design Museum presenta O’Clock. time design, design time, a cura di Silvana Annicchiarico e Jan van Rossem e con uno speciale progetto di allestimento di Patricia Urquiola, una grande mostra che nasce con lo scopo di indagare i rapporti fra tempo e design.

 

Se l’arte figurativa, il cinema e la fotografia hanno sviluppato una lunga e approfondita riflessione sul tema del tempo, il design si è spesso invece limitato a trattare questo argomento rinchiudendolo entro le categorie della precisione, della misurabilità, della funzionalità. Eppure i rapporti fra tempo e design sono molto più complessi e tali da aprire prospettive sorprendenti sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale. Un’ampia selezione di opere site-specific, installazioni, oggetti di design, opere d’arte, video di artisti e designer internazionali cercano di rispondere a domande come: “In che modo misurare il tempo?”, “Come mostrare il tempo che passa?”, “Come vivere in modo esperienziale il tempo?”.

 

Che cosa può dire il design su un tema – il tempo – su cui finora ha detto, almeno in apparenza, infinitamente meno di quanto abbiano fatto non solo la pittura, ma anche il cinema e la fotografia, tutti impegnati – da Claude Monet con i suoi dipinti plurimi della cattedrale di Rouen ritratta in diverse ore del giorno a Andy Warhol con le sue otto ore di riprese consecutive dell’Empire State Building di New York nel film Empire del 1964 – a far vedere il tempo, e a far sentire il suo incessante lavorìo? O’Clock cerca di dare qualche risposta a questi interrogativi, mediante oggetti enigmatici, artefatti estetici, progetti ironici e osservazioni o provocazioni – ludiche, filosofiche, meccaniche epidermiche esistenziali – sulla fugacità” (Silvana Annicchiarico e Jan van Rossem).

 

Il percorso della mostra inizia con una doppia possibilità di visita: attraverso un’entrata “normale” e un’entrata “fast track”. Il concetto di “fast track” deriva dall’esperienza diretta vissuta negli aeroporti. Si tratta di un passaggio privilegiato, una sorta di “corsia preferenziale” che, trasposto in una mostra, diventa però paradossale. L’esperienza “privilegiata” del “fast track” viene ribaltata, perché si tratta sì di un percorso veloce, ma che non permette di godere a pieno dell’esperienza della visita, che resta parziale. Chi sceglie il “fast track” non vede la mostra nella sua completezza, ma un suo veloce “riassunto”. Il “fast track” è un riferimento a ciò che è il tempo per l’uomo contemporaneo, che continuamente “lotta contro il tempo” per poter stare al passo con tutto ciò che la società gli chiede.

 

La mostra è articolata in tre sezioni. Nella prima, dedicata alla misurazione del tempo, si crea un gioco tra percezioni e visioni. Lo spazio oscuro è animato da luci artificiali, pavimento e pareti diventano una cosa sola e gli oggetti sono sospesi su griglie spezzate. La seconda sezione riguarda gli oggetti che attraversano il tempo e il tema del viaggiare nel tempo. Importante è la relazione che si stabilisce fra le opere e la luce naturale, che cambia in base ai differenti momenti della giornata e delle stagioni, creando un effetto di “temporaneità”. Le opere sono più libere, senza un legame strutturale fra loro e sono presentate su supporti espositivi minimi, essenziali. La terza sezione è dedicata alla rappresentazione del tempo attraverso una serie di limbi in cui sono ambientati piccoli teatri, in cui gli oggetti dialogano fra di loro. I vari oggetti sono visibili solo una volta oltrepassati i limbi stessi. Bisogna quindi “guardare indietro” per vedere le opere. Il limbo annulla così le coordinate spaziali mentre la luce torna a essere artificiale.
Alla fine del percorso è previsto uno spazio interattivo, in cui le persone possono lasciare un segno del proprio vissuto, del proprio intervento nel tempo.

 

O’Clock. time design, design time è realizzata in partnership con Officine Panerai, il marchio italiano di alta orologeria che tra gli anni ‘30 e ’40 del secolo scorso ha creato due delle icone internazionali del design del tempo: il Luminor e il Radiomir. In occasione dell’inaugurazione della mostra, Patricia Urquiola ha dato vita all’installazione I mondi di Officine Panerai che racconta con poesia e creatività le caratteristiche dell’orologio Panerai mettendone in luce il design unico attraverso otto modelli storici e contemporanei.
In anteprima mondiale, gli orologi Panerai sono anche protagonisti di due delle opere inedite più attese tra quelle in mostra: due nuove opere dell’artista inglese Damien Hirst, che ha utilizzato quadranti Panerai per creare Beautiful Sunflower Panerai Painting e Beautiful Fractional Sunflower Panerai Painting, due quadri realizzati con la tecnica dello spin painting.

 

 

SCHEDA EVENTO

 

O’Clock
time design, design time

 

a cura di Silvana Annicchiarico e Jan van Rossem

 

Luogo
Triennale Design Museum
viale Alemagna 6
Milano

 

Periodo
11 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012

 

Orari
martedì-domenica | 10.30-20.30
giovedì-venerdì | 10.30-23.00

 

Progetto di allestimento e grafica: Patricia Urquiola

Catalogo Electa

 

Per ulteriori informazioni
Triennale Design Museum
viale Alemagna 6
tel. 02 724341
fax 02 89010693
www.triennaledesignmuseum.org

 

 

Nell’immagine di apertura, vista dell’allestimento della mostra O’Clock. time design, design time, Triennale Design Museum. Foto © Fabrizio Marchesi

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