Design e marmo. L’intervista al designer Raffaello Galiotto

Il marmo è un materiale irriproducibile. Quando il design incontra il marmo, diviene seriale ma unico. E’ solo il primo concetto espresso da Raffaello Galiotto in questa intervista. Abbiamo parlato di design digitale, di rapporto tra il designer e il marmo, di interior design e arredo urbano. Raffeallo Galiotto è un designer formatosi inizialmente nella progettazione di prodotti in materiale plastico. Nel design litico ha realizzato prodotti innovativi, collaborato con prestigiose università italiane e organizzato conferenze con architetti di fama internazionale. Gravità, traslucenza, riflessione e sostenibilità: ecco le caratteristiche del marmo che Galiotto indaga, aspetti poco esplorati ma molto interessanti. E’ da poco stato pubblicato il libro “Raffaello Galiotto. Design Digitale e materialià litica”, a cura di Veronica Dal Buono, con Lithos design e in collaborazione con la Facoltà di Architettura di Ferrara.

di Giacomo Sacchetti

 

Architetti.com. Partiamo dalle possibilità di innovazione offerte dal marmo. Quali sono le caratteristiche del marmo da sfruttare, o meglio indagare ed esaltare, per innovare il mondo del design?
Raffaello Galiotto. Il marmo è una materia naturale caratterizzata da alcuni aspetti peculiari come la disuniformità cromatica e la specificità fisica e chimica, dovuta ai particolari eventi che l’hanno formata lungo le varie ere geologiche.
A differenza di altri materiali naturali vorrei evidenziare alcune caratteristiche che la rendono ancor più singolare e preziosa: la non riproducibilità e la territorialità.
Il marmo e le pietre in genere sono esse stesse la terra, il territorio, da cui vengono estratte, nel senso che lo rappresentano fisicamente e talvolta, quando legate a un immaginario condiviso, sia esso un particolare aspetto paesaggistico o un’opera colossale frutto del lavoro umano, sono simboli di una identità territoriale o culturale. A differenza di altri due materiali naturali come il legno o il cuoio il cui concetto di unicità convive con la riproducibilità (cresceranno altri alberi o altri animali), il marmo gode o soffre della sua irriproducibilità. E’ grazie a questo aspetto specifico e controverso che la materia litica assume un alto valore e una indiscussa preziosità.
Di conseguenza, quando la pietra incontra il design ne conferisce le proprie caratteristiche, e al design, che formalmente è seriale, si associa il concetto di unicità, dando vita a prodotti senza “perdita dell’aura” che è la caratteristica delle opere originali. Possiamo quindi sostenere che il design litico è una sorta di “serialità originale”.

 

Architetti.com. È molto interessante il processo di incontro tra design digitale, materia e industrial design, tema centrale del libro di recente pubblicazione “Raffaello Galiotto”, a cura di Veronica Dal Buono. Potresti spiegare nel dettaglio ai nostri lettori cosa significa “design digitale” e cosa comporta la sua applicazione al marmo?
RG. Con design digitale si intende quel design che si pensa e si produce con il contributo di strumenti digitali. L’utilizzo di tali strumentazioni nella progettazione e nella realizzazione di opere marmoree è un fatto che ritengo molto interessante anche se comunemente è malvisto perché è sinonimo di “freddezza tecnologica”.
Ritengo invece che le macchine non siano altro che un ulteriore strumento o utensile che la contemporaneità ci offre: sta al designer gestirli in modo corretto, direi… passionale. Personalmente sono affascinato e attratto dagli effetti che questi mezzi riescono a produrre sulla pietra, caratterizzati da precisioni finora impensabili per la produzione manuale tradizionale.

 

Architetti.com. Apparentemente, il marmo si presenta come un materiale rigido, difficile da plasmare. Solo apparentemente. La Storia dell’arte prima e il design litico poi ci hanno infatti dimostrato che il marmo si adatta alle idee dell’uomo. Per le opere di un tempo, si parlava della “lotta” che l’artista conduceva per tirare fuori dalla materia ciò che desiderava, o ciò che la materia stessa voleva esprimere. Come designer del ventunesimo secolo, che cosa esiste ancora di quella lotta?
RG.
Il marmo è duro e pesante. Questi aspetti hanno sempre affaticato l’uomo e proprio per questo motivo nella storia l’uomo li ha utilizzati per dimostrare la propria potenza attraverso la realizzazione di opere meravigliose, con la precisa volontà di sfidare il tempo. L’unica lotta che oggi ritengo sia plausibile è quella contro l’utilizzo e lo sfruttamento banale del marmo. La mia lotta progettuale è per trovare soluzioni che lo valorizzino e ne riducano gli sprechi.

 

Architetti.com. In un interessante brano del libro, esponi all’autrice il tuo passaggio dalla lavorazione dei polimeri alla lavorazione dei lapidei. Dalla plastica alla pietra, cosa hai lasciato e quali novità hai trovato ai fini del tuo lavoro?
RG. Sono un designer che lavora con tanti materiali, e ritengo che ognuno di essi abbia caratteristiche diverse ed affascinanti. Non ho abbandonato la plastica, solo che con essa progetto cose più quotidiane dove funzionalità e costo sono fra gli aspetti più rilevanti. Ritengo che la mia personale esperienza, fatta nel mondo della serialità spinta, possa portare esperienza anche nel campo del marmo. La precisione e l’uso della tecnologia digitale sono appunto derivati da quel settore.

 

Architetti.com. Design litico significa sia arredo urbano sia interior design. In quale dei due campi il tuo talento creativo si sente più a suo agio e perché?
RG. Non penso sia una questione di agio ma una questione di ambiti in cui il materiale ha migliori prestazioni. All’interno si fa apprezzare per la sua preziosità e per la sua essenza “naturale” allo stato primordiale. All’esterno ha ottime prestazioni nei riguardi degli agenti atmosferici e di affinità con il paesaggio. Non va poi trascurata la pesantezza che stabilizza gli elementi per gravità senza l’utilizzo di fissaggi a pavimento.

 

Architetti.com. Infine, una domanda sul prodotto: la collezione Drappi di pietra, sensazionali texture disegnate per Lithos Design. In questo caso, si unisce bellezza a utilità. Quali sono le caratteristiche più interessanti e innovative del prodotto?
RG. Drappi di Pietra è l’ultimo prodotto realizzato con Lithos Design, l’azienda che trovo più innovativa nel settore. Questo progetto cerca di conciliare la forte caratterizzazione estetica attraverso la lavorazione tridimensionale spinta, con la riduzione di materiale ed energia durante le fasi di lavorazione. Ogni modulo, infatti, è realizzato praticando un taglio tridimensionale che separa il marmo e minimizza lo scarto di materia. Una sfida difficile che ha richiesto la produzione di macchine e sistemi customizzati. Come in ogni progetto importante, ciò è stato possibile affrontando molti problemi nuovi ai quali, di volta in volta, si è cercato insieme all’azienda di trovare le giuste soluzioni, con un forte impegno sia umano che a livello di investimenti. La realizzazione di questa collezione, in cui la pietra e il marmo appaiono come tessuti ondulati o piegati, è anche una combinazione di tecniche in cui quella della lavorazione lapidea è associata a quella delle materie plastiche la quale ha permesso un ancoraggio sicuro e un forte isolamento termico tramite un retro-stampaggio di materiale isolante sui fogli di marmo lavorati.

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