Design, cultura e progetto. La parola a Roberto Semprini

Abbiamo chiesto a Roberto Semprini di parlarci di design, architettura, sostenibilità e progetto, con particolare attenzione alle origini dell’architetto: la Romagna e, naturalmente, l’Italia.

 

a cura di Giacomo Sacchetti

 

Mai come quest’anno, 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si è presentata l’occasione di celebrare il design italiano. Come Studio di progettazione avete organizzato una bellissima iniziativa: 150 Y ITALIAN BEAUTY, una mostra che unisce arte, moda e design. Che cosa ci racconta a proposito di questa esperienza?
150y Italian Beauty e’ stata l’occasione per celebrare il  design Made in Italy, all’interno di un’evento come il Salone del Mobile di  Milano, di respiro internazionale. Realizzare un’evento in grande stile in Via Montenapoleone poi era come  essere nella vetrina della vetrina del Made in Italy nel mondo. L’interpretazione creativa dei 150 anni a livello di design è stata  duplice; sia cromatica che segnica. La lettura cromatica era data  dall’interpretazione spaziale dei tre colori della bandiera italiana  attraverso la stanza verde intesa come green, quella bianca intesa come  come la purezza delle forme e quella rossa dell’energia. La parola  ITALIA o la sua conformazione geografica sono state interpretate a  livello di oggetti d’uso quotidiano, come i lavabi ITALIA per il Casone  o il materasso a forma di stivale per Morfeus.

 

Passiamo a parlare dei suoi prodotti. Così nella Serie limitata, come negli imbotti e nelle sedute, ci sono linee di disegno molto particolari. Alcune realizzazioni (come “Riccione” o “Paolina”) permettono di distinguere immediatamente il tratto di Roberto Semprini Architetto. Quali sono le figure storiche del design italiano a cui fa o ha fatto riferimento, quanto contano oggi nel suo lavoro?
la dormeuse Paolina e la chaise-longue Riccione in effetti sono fra gli oggetti che piu’ mi rappresentano a livello sstilistico. I riferimenti culturali sono più attinenti al mondo dell’arte che del  design. Sono le linee sensuali dei corpi femminili di  Modigliani per  Paolina, come le volute oniriche dei dipinti di Savinio per Riccione.  Volendo poi classificare i miei progetti all’interno di uno stile, citerei il design Organico e  come figura storica del design italiano Walter Mollino, il più  importante rappresentante di questo stile a livello di design e  architettura in Italia.

 

Nel processo di creazione che tipo di rapporto ha con l’immaginario cinematografico felliniano, esplicitato in particolare nella “Gradisca”? Immagino che Fellini, essendo lei di Rimini, sia stato sempre “al suo fianco”…
Anche il linguaggio cinematografico felliniano se volessimo farlo rientrare all’interno di uno stile di design e architettonico potremmo  definirlo organico. Fellini si è sempre circondato di atmosfere e figure  femminili oniriche, capaci e avvolgerti. I critici di design affermano  che nel mio stile ci sono tracce di romagna, per la sua componenete  spesso edonistica e sensuale, credo che su questi punti ci sia una  convergenza con il Maestro.

 

Oltre al cinema… l’arte. Le cucine “Mondrian” e “Naturally Mondrian” fanno chiaro riferimento al pittore astratto olandese. I riferimenti sono, quindi, alti, anche in questo caso. Ci sono artisti contemporanei che segue con particolare interesse?
Insegnando Design all’Accademia di belle Arti di Brera vivo immerso nel mondo dell’Arte e a stretto contatto con gli artisti. Il mondo  dell’Arte poi storicamente e’ sempre stato fonte di ispirazione per il  design. Il riferimento a Mondrian per i progetti delle mie cucine nasce  dallo studio che il pittore ha fatto per raggiungere quell’altissimo  grado di astrazione della realtà.. Nei quadri di Mondrian c’è un  rapporto perfetto fra i pieni e vuoti fra i colori e lo sfondo bianco  della tela. Ho semplicemente cercato di applicare questo concetto alla struttura della cucina Mondrian. Tornando all’arte contemporanea sono  un’ammiratore dello scultore angloindiano Anish Kapoor, per quella sua  particolare capacita di essere uno scultore “Minimal-warm”, artefice di  uno stile  minimalista/caldo, capace di trasmettere emozioni lavorando semplicemente sul vuoto, un vuoto che ti attrae con una forza primaria. Personalmente sono alla costante ricerca del Less is more di Mies Van de  Rohe, riletto alla luce delle nuove tecnologie che scaldano e  arricchiscono e contemporaneamente attualizzano lo stile essenziale. Il  Minimalismo credo che non risieda in un risultato formale definito ma  nella ricerca dell’anima del progetto della sua struttura interna non  importa che il risultato finale sia una retta o una curva ma che sia  quella forma giusta per quel progetto.

 

Si parla sempre di design sostenibile. Quanta importanza ha nel suo lavoro? Quali, tra i suoi progetti, vuole menzionare perchè caratterizzati dall’utilizzo di materiali “eco-friendly”?
Il design sostenibile ha assunto negli ultimi anni nei miei lavori sempre più valore. La Green Home e’ il progetto piu’ interessante sotto questo punto di vista. Una casa prefabbricata di design in Classe A arredata con oggetti disegnati da me con aziende che rispecchiano tutti i criteri dell’ecocompatibilita. Ma sono convinto che l’ecocompatibilità sia al di la’ delle belle parole una forma mentis del progettista, che deve realizzare il massimo del  risultato con il minimo sforzo e impiego di mezzi. 

 

Anche i complementi recitano una parte importante all’interno della sua produzione. Vorrei affrontare con lei anche l’aspetto economico del suo mestiere… Da questo punto di vista, nella situazione difficile in cui ci troviamo, si “muove” di più il mercato del furniture, del design legato alle cucine e alle camere da letto o dei complementi d’arredo?
Il prodotto di arredo non essendo un bisogno primario risente piu’ di altri prodotti la crisi. E’ necessaro concentrarsi sempre di più nella  ricerca di nuovi contenuti progettuali come le nuove tipologie d’uso, i  nuovi materiali, la qualità quasi sartoriale dell’oggetto. E’  altrettanto importante poi raccontare il contesto che sta intorno al  prodotto, capire come viene realizzato, da chi viene realizzato, se   l’azienda nel suo contesto rispetta i criteri ecologici. Occorre  rimettere al centro l’uomo e i suoi reali bisogni oltre al bisogno di  bellezza che e’ il dato di fatto imprescindibile. Non a caso la mia  prossima installazione per il Fuori Salone del Mobile a Milano si  intotilera’ “Arts & Craft in Brera” e verra’ realizzato all’interno  della Chiesa sconsacrata di San Carpoforo, sede dell’Accademia di Belle Arti Brera. Vorrei mettere  al centro dell’evento l’uomo e il suo talento che è il vero valore aggiunto del Design italiano, soprattutto in questo momento di crisi economica e di feroce globalizzazione.

 

www.robertosemprini.it

 

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