Deroga contributo minimo Inarcassa, quanto valgono 15690 euro nel Paese reale?

Gli Architetti con redditi bassi (sotto 15.690 euro) non dovranno pagare a dicembre 2015 il contributo minimo a Inarcassa.

 

È una notizia che si sa da un po’ (più o meno dall’inizio di aprile) ma gli impegni della redazione fuori dall’ufficio (sia lodato o maledetto il Salone del Mobile) non ci hanno permesso di pubblicare e approfondire la questione della deroga al contributo minimo per Ingegneri e Architetti con redditi bassi.

 

Gli Architetti, e come detto anche gli Ingegneri, con redditi bassi (sotto alla soglia di 15.690 euro) non devono pagare il contributo minimo a Inarcassa, in seguito all’approvazione da parte dei Ministeri dell’economia e del lavoro la delibera che consente ai professionisti che prevedono di incassare nel corso del 2014 meno della soglia stabilita di non pagare, a dicembre 2015, il 14,5% del solo reddito effettivamente prodotto.

 

Si tratta di un’iniziativa sicuramente lodevole. In redazione non esercitiamo la professione e ci piacerebbe sapere se la cifra stabilita è una cifra realistica, cioè se nel PAESE REALE quella cifra ha senso. Quindi lo chiediamo a voi che la professione la esercitate.
Uno stipendio medio/basso di un impiegato con tredicesima è proprio 15.600 euro, ma sappiamo che un dipendente ha un regime di tasse ben differente rispetto a un libero professionista. Se un libero professionista ha un reddito di 15.690 euro il rapporto col costo della vita in una città come Milano è svantaggioso, in altre città magari un po’ meno. E questo è un’indacatore dell’insanabile GAP che c’è tra chi prende le decisioni (tutti gli organi che prendono le decisioni) e il Paese reale: è impossibile tarare il reddito sotto al quale si ottiene la deroga al contributo minimo, ma sarebbe necessario farlo.
La domanda che vi porgo è: ha senso 15.690 come soglia sotto alla quale non si paga in contributo minimo? Ma anche: ha senso a tal punto da giustificare il fatto che chi ha un reddito di 15.691 euro paga il contributo minimo, non sarebbe stato opportuno studiare scaglioni differenziati reddito/contributo?

 

Torniamo alla “cronaca” della notizia. A breve sul sito della Cassa di previdenza saranno illustrate le istruzioni della nuova norma e le modalità per esercitare la facoltà di deroga. Vediamone alcune.
Chi si avvarrà dell’opzione di deroga sarà tenuto al versamento del solo contributo fisso a titolo di contributo integrativo sul fatturato (circa 800 euro).
Il periodo massimo per cui si può derogare la contribuzione minima è 5 anni – anche non continuativi – nell’arco della vita lavorativa, per chi produce redditi inferiori al valore corrispondente al contributo minimo soggettivo (art. 4 comma 3 RGP 2012).

 

Sono esclusi i pensionati e i giovani professionisti, che già oggi versano importi ridotti e possono comunque contare sull’accredito del periodo assicurativo intero.
L’anzianità utile alla pensione sarà riconosciuta in misura proporzionale a quanto versato nell’anno ma, poiché contribuire poco significa godere di una minore pensione futura, si potranno integrare gli importi dovuti entro i cinque anni successivi e assicurarsi così l’anzianità previdenziale completa.

 

Secondo il numero uno di Inarcassa, Paola Muratorio, la deroga al contributo minimo per i professionisti di Inarcassa rappresenta una modifica “ad alto contenuto sociale”, poiché “costituisce un’opportunità di sostegno in più ai liberi professionisti associati alla Cassa e conferma la flessibilità degli strumenti che Inarcassa offre per una costruzione sempre più personalizzata del proprio percorso previdenziale”.

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