Decreto sviluppo, su spiagge e Piano casa l’opinione dell’INU

L’Istituto Nazionale di Urbanistica ha preso della versione finale del Decreto sviluppo pubblicato venerdi 13 maggio sulla Gazzetta Ufficiale (leggi tutto il testo del Decreto) e ha espresso la propria oprinione su alcuni passaggi.

 

In generale l’INU ricorda al Governo e al Parlamento che è attesa, ormai da molti anni, la “legge sui principi fondamentali del governo del territorio”, un provvedimento a “costo zero”, fermo da diversi anni nelle competenti Commissioni parlamentari. Si tratta dell’unico provvedimento che garantirebbe maggiore solidità giuridica alla legislazione regionale, oltre a risolvere le continue situazioni contraddittorie determinate da una giurisprudenza ondivaga. Un provvedimento che potrebbe avere, questo sì, in modo assai più organico e condivisibile, robuste e più sicure misure indirizzate allo sviluppo secondo i principi comunitari della “economicità ed efficienza”.

 

Ma vediamo nel dettaglio i commenti dell’INU al Decreto sviluppo.

 

Diritto di superficie sulle spiagge
Passa da 90 a 20 anni, dunque è stato ridotto notevolmente. Pur apprezzando la riduzione l’INU ritiene che senza l’inserimento della concessione in una logica di programmazione integrata degli interventi per il rilancio del comparto turistico e in una cornice di pianificazione territoriale e paesaggistica, 20 anni siano un arco temporale ancora troppo esteso.

 

Da Piano casa a Piano città
E’ marcata la delusione dell’Istituto per il mantenimento delle norme sul rilancio del fallimentare “Piano casa”, diventato “Piano città”: l’INU denuncia la rozzezza culturale e disciplinare con cui è trattata una problematica delicatissima, che riguarda le modalità di riqualificazione urbana che non possono essere ridotte alla sola presenza di “destinazioni tra loro compatibili” e alle modifiche alla sagoma degli edifici per una “armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti”.
L’INU chiede, nella fase di riconversione in legge del Decreto, coraggio e sensibilità istituzionale nei confronti della cultura amministrativa, pianificatoria e paesaggistica del Paese e di valutare attentamente le conseguenze negative di queste norme sul nostro territorio e sulle sue stesse prospettive di sviluppo sostenibile.
Inoltre l’Istituto Nazionale di Urbanistica chiede che misure ormai culturalmente e tecnicamente mature, relativamente alla disciplina di alcuni strumenti utilizzati comunemente, quali l’istituto della perequazione e quello della compensazione urbanistica – ancora non disciplinati da una norma statale – e le nuove forme di finanziamento di infrastrutture e opere pubbliche gestite dalla pianificazione, siano disciplinate da legge nazionale. Potrebbe essere anche questa l’occasione per raccordare le obsolete norme della vecchia legge urbanistica del 1942 con l’innovazione delle varie leggi regionali.

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