DÉCO. Arte in Italia 1919 – 1939

Palazzo Roverella ripropone il suo annuale appuntamento con le grandi esposizioni d’arte. Il filone è, ancora una volta, quello dell’arte in Italia tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento. Dopo aver, con successo, indagato gli anni della Belle Epoque (1880 – 1915), è la volta del Déco, un termine che indica uno stile, un gusto che segnò nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Déco esprime la ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con Accademia dei Concordi e Comune, è curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli. Direzione della mostra: Alessia Vedova. Resterà aperta sino al 28 giugno 2009.

 

Il termine Art Déco o più brevemente Déco fu coniato negli anni ’60 come ricapitolazione critica condotta dagli storici di uno stile o, più correttamente possiamo dire di un gusto che aveva segnato nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. Come sovente accade per la storia dell’arte fu il riconoscimento a-posteriori di temi e di formule figurative riconducibili ad un comune denominatore. E’ possibile definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise teorizzazioni – in questo si è voluto vedere la discontinuità con l’Art Nouveau – ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche rivolte, come si diceva, alla ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. Possiamo quindi accettare il termine Déco come sinonimo di un’idea di moderno, non di modernista. L’Art Déco, affermatasi negli anni Venti e Trenta e caratterizzata da numerose sfaccettature, si ispira alle geometrie dell’universo della macchina, alle forme prismatiche delle costruzioni metropolitane e a modelli di una classicità altrettanto persuasiva nei propri canoni di eleganza. Il termine Art Déco era facilmente passato dal ristretto mondo degli specialisti al largo pubblico che rapidamente si è impadronito di questa etichetta evocativa di una moda.

 

Fino ad oggi il tema dell’Art Déco indagato è presentato al grande pubblico prevalentemente per gli aspetti connessi alle arti decorative, agli interni e all’architettura. Solo di recente si è cercato di verificare anche nelle altri arti le possibili consonanze con il gusto déco. L’intento della mostra che si aprirà nelle sale del Palazzo Roverella di Rovigo intende offrire al pubblico un possibile filo di lettura con uno sguardo che privilegia la produzione pittorica (senza tralasciare la scultura cui è dedicata una sezione) nell’assunto che un filo di coerenza percorra tali ricerche proprio nel riferirsi alla comune problematica della decorazione e della modernità.
La critica aveva potuto cogliere un possibile avvio della stagione dell’Art Déco nell’Exposition Internationale Arts Décoratifs et Industriels des Modernes che si era tenuta a Parigi nel 1925, sottolineando, quindi, un primato della Francia.

 

Anche l’Italia partecipa con una posizione affatto originale all’affermarsi di tale gusto: non possiamo dimenticare che a partire dal 1923 si tengono a Monza mostre biennali di arti decorative seppure ancora legate all’idea di un artigianato regionale. La mostra intende documentare lo svolgersi in Italia di questa temperie artistica che dal decorativismo derivato ancora dall’esperienza liberty di Galileo Chini di Umberto Brunellechi o di Duilio Cambellotti passa ad utilizzare le idee formali del Futurismo come dimostrano le opere di Giacomo Balla, di Fortunato Depero, di Diulgheroff, Fillia. E’ quindi vero che nel Déco in Italia possiamo trovare ad un tempo sollecitazioni classiciste e rappresentazioni del mondo meccanico, attenzione alla sinuosità offerta dai ritmi della danza e ancora la modellazione plastica degli sport. Rientrano, quindi a pieno titolo in una declinazione di questo gusto anche le opere di Mario Sironi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, Gino Severini, Felice Casorati.

 

La mostra intende poi documentare alcuni aspetti esemplari connessi alle arti decorative al fine proprio di offrire le possibili sfaccettature con le quali il gusto déco si presenta in Italia: così accanto alla cartellonistica si è voluto in particolare presentare la produzione che l’architetto milanese Giò Ponti realizza per l’industria ceramica Richard Ginori, produzione significativamente premiata all’Esposizione di Parigi del 1925 e ancora l’attività di Vittorio Zecchin in bilico tra decorazione pittorica e raffinate produzioni vetrarie.
La mostra si articola in 11 sezioni così intitolate: Inflessioni decorative del Déco; Verso nuove sintesi; Orizzonti esotici; Vittorio Zecchin e Murano: Déco tra vetri e dipinti; Divagazioni futuriste; Geometrie del Futurismo; La severità del Déco; Il sogno dell’antico; Giò Ponti: intorno alla Richard-Ginori; Déco scolpito; Il Déco nella grafica.

 

LA MOSTRA

Titolo: DÉCO. Arte in Italia 1919 – 1939

A cura di: Francesca Cagianelli e Dario Matteoni

Direzione della mostra: Alessia Vedova

 

Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con Accademia dei Concordi e Comune di Rovigo. A cura di Dario Matteoni e Francesca Cagianelli; direzione della mostra: Alessia Vedova.

 

Durata: fino al 28 giugno 2009

Dove: Rovigo, Palazzo Roverella, via Laurenti 8/10, Rovigo

Catalogo: Silvana Editoriale

 

Informazioni e prenotazioni
info@palazzoroverella.com

 

Nell’immagine: Alberto Martini, Ritratto di Wally Toscanini, 1925, pastello su carta, 135×205 cm

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