Container habitat: architettura sostenibile e riuso di stutture industriali

Architettura sostenibile: il tema della mostra allestiva in occasione di Abitare il Tempo 2010 (fiera svoltasi dal 16 al 20 Settembre a Verona) è, naturalmente, molto attuale. La sostenibilità ha pervaso a macchia d’olio ogni settore della sfera culturale e recentemente anche di quella industriale a livello globale, quasi senza discriminazioni geografiche. Come sempre, quando l’attenzione generale si indirizza in maniera ossessiva su un unico argomento, capita di assistere a un utilizzo propagandistico e poco critico delle parole e dei concetti.

Il progetto per questa mostra – intesa come mostra “culturale” – non vuole proporre una soluzione definitiva e assoluta alla questione della sostenibilità; l’intenzione è fondamentalmente quella di proporre uno spunto alternativo di riflessione che spinga a ragionare in termini inconsueti rispetto alla tendenza generale. Sostenibilità è anche e soprattutto recupero, e in questo senso l’utilizzo di una struttura a container come tassello progettuale va inteso si come atto provocatorio, ma anche come atto di estrema responsabilità. Il progetto insiste proprio sul ciclo di vita di questo prodotto: Green Frame House preserva il fascino industriale del container, restituendo una seconda vita a una struttura altrimenti destinata a essere dismessa. A partire da questo, il tentativo è chiaramente quello di declinare un alfabeto di lettere industriali nella virtuosistica ricerca di una poetica abitativa tradizionale.

Così gli architetti per spiegare il concept: “Il progetto Green Frame House nasce da un incontro tra idee e sogni: il sogno di restituire vita, significato e utilità al container, inteso come oggetto abbandonato, e l’idea di sperimentare una sostenibilità definendo forme di abitare consolidate a partire da un modulo industriale. L’allestimento Green Frame House presentato in fiera costituisce in questo senso una sorta di cantiere di lavori in corso di un progetto possibilmente più ambizioso e di più ampio respiro, che punta a far diventare realtà questo incontro. L’esacerbazione del contrasto tra finito e non finito, tra interno domestico ed esterno vissuto e corroso, punta espressamente a esaltare la vocazione abitativa latente di questi elementi modulari. Il tentativo è quello di portare un piccolo ulteriore contributo restituendo al modulo container la dignità di un abitare non effimero né alternativo”.

 

Informazioni
www.astorideponti.it

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