Conta anche la funzionalità, stop agli ospedali solo belli

Conta anche la funzionalità: stop agli ospedali solo belli. Il Presidente della regione Veneto Luca Zaia sta portando avanti con determinazione la sua idea di Sanità, contro lo sfarzo fine a se stesso: opere mirabolanti che appagano solo chi le commissiona e chi le progetta e risultano economicamente ingestibili.

 

Luca Zaia esorta a non progettare prestando attenzione solo al lato estetico ma anche al costo di gestione che l’opera avrà nel tempo. Questo non significa estromettere l’architettura o considerarla una specie di vizio, ma coniugare utilità, bellezza e buona costruzione. Bisogna fare bene chiarezza su questo punto: affinchè poi qualcuno non commenti che su un sito di architettura come diamo ragione a chi sputa sentenze contro l’Architettura. Già ci sembra strano dare ragione a Zaia, non vi ci mettete anche voi. Dicevo: non sto esortando a considerare l’architettura un di più, sto valutando positivamente una proposta che cerca di raggiungere un risultato progettuale finale di mediazione tra bellezza e funzionalità, il risultato ideale in sostanza. Per opere pubbliche come gli ospedali è un equilibrio necessario, perché si tratta dei e della salute dei cittadini. Quindi, ben vengano tutte le soluzioni che facilitano l’utilizzo dei servizi (come, il primo che mi viene in mente, l’utilizzo del colore negli interni) ma attenzione a non esagerare con le soluzioni progettuali esplosive. Stiamo parlando soprattutto di ospedali: devono essere funzionali. Inoltre, l’utente deve vedersi facilitato la permanenza e il ricovero, che già non è piacevole: a questo devono puntare le soluzioni architettoniche che vogliono “abbellire”, ma per puntare a questo non è obbligatorio realizzare progetti esagerati, è sufficiente pensare che la gente vorrebbe stare bene, per quanto possibile, in un ambiente piacevole, dal punto di vista climatico ed estetico.

 

Quando Fuksas progettò, per esempio, la fiera di Milano Rho non pensò che milioni di persone sarebbero passate da un padiglione all’altro più volte in un giorno, durante le manifestazioni. Così ha deciso di costruire il suggestivo Corso Italia, la via che collega tutti i padiglioni di Rho, dall’esterno. In questo modo agenti di commercio, redattori, addetti ai lavori e visitatori di vario genere e provenienza devono fare i chilometri coperti da una tettoia che li ripara dalla pioggia solo fino a un certo punto e non li ripara dall’aria fredda. Se la manifestazione si tiene tra ottobre e marzo, non è bello.
La fiera di Rho non è un ospedale, ma è un’opera che la gente utilizza, in cui la gente va per lavoro o in cui la gente paga per entrare. La praticità non è stata proprio una delle fonti d’ispirazione dell’Architetto… Per evitare che lo stesso errore venga fatto anche per strutture in cui le persone vanno a curarsi, gli ospedali appunto, bisogna ascoltare l’appello di Zaia.
L’ospedale All’Angelo di Mestre (proprio a Venezia) è uno degli esempi di ospedali troppo progettatti e poco pensati.

 

Da alcuni potrebbe essere letto anche solo come un attacco provocatorio alle archistar. Ma le dichiarazioni di Zaia hanno trovato consensi anche tra gli addetti ai lavori. Del resto, e su questo almeno in linea teorica c’è sintonia da secoli, un’opera è ben riuscita quando riesce a coniugare forma e sostanza. Nella parola “sostanza” è compreso anche il sapere prevedere quanto costerà la gestione dell’edificio. Il compenso per l’architetto che progetta è una delle voci di spesa del progetto, naturalmente. Non è necessario che questa voce di spesa sia eccessivamente alta: se non è un’archistar a progettare, il compenso non sarà da divo del cinema, ma sarà il giusto compenso. Serve un architetto che sappia progettare bene, tenendo conto di tutti i fattori, bello compreso ma non solo, e non un architetto che tenga in considerazione solo il bello.

 

Luca Zaia ha preparato una delibera che, una volta approvata, porterà in Conferenza delle Regioni. Il progetto ha trovato il sostegno dei Presidenti delle regioni Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

 

E veniamo in conclusione proprio alle dichiarazioni di Zaia: “Nessuno vuole estromettere architetti di fama dalla progettazione, per carità ma credo che le amministrazioni pubbliche abbiano il dovere di fissare dei paletti a tutela dei malati, dei medici, anche dell’economia di costruzione e di gestione. Non vorrei che dalle scintillanti vetrate dell’inaugurazione – aggiunge – si passi poi a una cattiva e dispendiosa gestione manutentiva del decoro. Meno soldi in architettura, strutture più funzionali e facili da gestire, più soldi per letti e macchinari”.

 

Temo che questa proposta sia ragionevole. Come tale, è necessario sottoscriverla.

 

a cura di Enrico Patti

 

Nell’immagine di apertura: l’ospedale All’Angelo di Mestre.

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