Condono edilizio e decreto sviluppo. Architetti e Ance gridano ‘No!’

Condono, condono e ancora condono. Condono edilizio, in particolare. Perchè ci sarebbe anche il condono fiscale ma non è questa la sede naturale in cui parlarne. Nonostante i (parziali) dietrofront, il governo sembra intenzionata a riproporre il condono per fare cassa. Il Consiglio Nazionale degli Architetti e l’Ance hanno evidenziato la necessità di scelte politiche strutturali per lo sviluppo.

 

Infatti, subito si sono scatenate le giuste dichiarazioni del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di introduzione nel dl sviluppo di un ennesimo condono edilizio. “Appare scellerato a poche ore dalla tragedia di Barletta, anche solo pensare di utilizzare un provvedimento, come quello del condono edilizio che, negli anni, ha dimostrato tutta la propria pericolosità proprio riguardo alla sue conseguenze per la sicurezza dei cittadini”. Le risorse per il rilancio dell’economia devono “essere reperite attraverso misure che incentivino lo sviluppo e non attraverso lo scempio e la devastazione del paesaggio del nostro Paese, che, invece, dovrebbe, e deve essere ottimizzato quale fonte di ricchezza nazionale. La strada da intraprendere secondo il Consiglio Nazionale va invece verso la direzione opposta: quella della realizzazione di un vero e proprio progetto di salvaguardia ambientale e paesaggistica, basato sul principio imprescindibile che la cultura ed il paesaggio sono delle risorse fondamentali anche di tipo economico che vanno valorizzate attraverso progetti di sviluppo non invasivi”.

 

Anche l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) ha evidenziato la propria contrarietà. A margine di un incontro tenutosi al Saie, il presidente Paolo Buzzetti ha sostenuto che l’associazione “è sempre stata contraria a qualsiasi forma di condono perché, in realtà, cambia il mercato e crea condizioni di premialità per chi non ha rispettato le regole”.
L’Ance spera in una proposta per un Piano città. “C’è tantissimo da fare dal punto di vista del risparmio energetico. Lo chiede l’Unione Europea, poi c’è la manutenzione dei nostri fabbricati che sono stati fatti, nel 65% dei casi, prima del 1970 e c’è anche la necessità di modificare le periferie e renderle più moderne: laddove è necessario, abbattere e ricostruire ma anche fare interventi più mirati”. Occorre “varare un grande piano città da parte dei sindaci, le norme urbanistiche ormai ci sono, ci vuole la miccia fiscale. Cioè il Governo, se vuole fare un vero piano di sviluppo dell’edilizia, sull’esistente deve introdurre alcune agevolazioni fiscali per far partire la cosa”.

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