Complessità e sostenibilità nel progetto, ecco il numero 11

(Read english text)

Molti dei concetti e dei termini enunziati per trasmettere idee teoriche e suggerimenti operativi sul problema della complessità sostenibile si rivelano non sempre adeguati per cogliere le realtà sfuggenti e comprendere un mondo in movimento, prevedere soluzioni  o indicare realizzazioni e progetti esistenti da assumere a modello.

 

Appare necessaria una strategia generale, che sia incline, per sua interna tendenza, all’allargamento e al riconoscimento dell’alterità e della differenza.

 

Non si tratta, tuttavia, di una strategia che abbia come obiettivo di affermare le differenze e di sistemarle in un efficace dispositivo di comando, quanto di mirare alla creazione di spazi liberi, in cui il riconoscimento e l’affermazione della differenza servono al rafforzamento dell’autonomia individuale e collettiva.
La diversità è la radice genetica della complessità: intervenire su un sistema per ridurne la diversità significa tagliare alla base le possibilità di una evoluzione che si sviluppi creando novità.
Le configurazioni spaziali, che possono essere immaginate per esprimere questa società delle differenze, costituiscono l’aspetto più propriamente disciplinare del problema-sfida.

 

Delimitare i termini del problema, la sua natura, la sua dimensione, le risorse, gli attori in gioco, sarà altrettanto importante quanto la determinazione e la formulazione teorica di una soluzione.

 

L’ipotesi, che è possibile avanzare, è quella di operare la rigenerazione del progetto, intesa come l’insieme dei rapporti con gli elementi antropici e naturali di un territorio, attraverso progetti e riqualificazioni a più livelli, che passano attraverso nuovi spazi di riferimento, che superano i confini istituzionali tradizionali, inserendo dimensioni variabili di natura sovra-comunale e interregionale, con programmi e progetti di grande respiro, correlati su reti che rigenerano le realtà di destrutturazione e di abbandono, reinserendole in un circuito di sviluppo.
Il percorso di ricerca si dovrebbe svolgere in uno spazio fluido, non più predeterminato in ruoli e gerarchie date.

 

Le riflessioni effettuate fanno intravvedere ciò che occorre fare per intraprendere il cammino verso le ipotesi progettuali, ma è difficile sapere quale struttura e forma potranno assumere il territorio e la nuova architettura, dato che, senz’altro, la definizione finale sarà inconsueta, e, essendo caratterizzata dalla diversità e dalle differenze, non potrà che essere molteplice e variabile.

 

(estratto dall’editoriale)

 

Disponibile in download gratuito il n. 11 di CSP, l’ezine IN ITALIANO E INGLESE Complessità e sostenibilità nel progetto. Contiene progetti di SDA, Unstudio, Mecanoo architecten, some architecture, OSO Studio, P-A-T-TE-R-N-S. Scaricala qui.

 

L’e-zine (bilingue: italiano e inglese) ha una periodicità trimestrale. Ecco i numeri già usciti:
CSP n.1, gennaio-marzo 2012
CSP n.2, aprile-giugno 2012
CSP n.3, luglio-settembre 2012
CSP n.4, ottobre-dicembre 2012
CSP n.5, gennaio-marzo 2013
CSP n.6, aprile-giugno 2013
CSP n.7, luglio-settembre 2013.
CSP n.8, ottobre-dicembre 2013.
CSP n.9, gennaio-marzo 2014.
CSP n.10, aprile-giugno 2014.

 

 

— english text

Many of the concepts and terms used to convey theoretical ideas and put across practical suggestions on the question of sustainable complexity often prove to be incapable of understanding a moving world and its fleeting realities, of providing solutions or identifying existing achievements and projects that may be used as a model.
There is a clear need for a general strategy which, by its own inner tendency, lends itself to recognising and encouraging alterity and diversity.

 

The aim of this strategy, however, should not be to establish differences and place them within an effective system of control, but to create open spaces in which the recognition and the affirmation of these differences may serve to strengthen individual and collective autonomy.
Diversity is the genetic root of this complexity, and to intervene in a system for the purpose of reducing diversity is to cut down at its base the possibility of an evolution that develops through new creations.

 

Spatial configurations, which may be envisaged as an expression of this society of differences, represent the most purely disciplinary aspect of the problem/challenge.
Defining the terms of the problem, its nature, its size, the resources and the subject involved, will be equally important as theoretically defining and formulating a solution.

 

A possible idea may be to focus on regenerating the project by working on relations between the anthropic and natural elements of the territory through a series of projects and redevelopment initiatives carried out on several levels, which will involve new key spaces that overstep the traditional institutional boundaries by introducing different sizes of a supra-municipal and inter-regional character, with broad-based programmes and projects linked through networks capable of bringing the areas of disintegration and neglect back to life and reintroducing them into a development cycle.

 

The path of research should be followed within a fluid space that no longer features preset roles and hierarchies.

 

These reflections give an insight into what needs to be done in order to proceed with urban-planning hypotheses, but it is difficult to know what structure and form the territory and its new architecture will have, since the final definition will undoubtedly be singular and, being characterised by diversity and differences, inevitably multiple and varied.

 

Download CSP complexity and sustainability in the project n. 11 (italian/english), with projects by SDA, Unstudio, Mecanoo architecten, some architecture, OSO Studio, P-A-T-TE-R-N-S.

 

Previous CSP:
CSP n.1, january-march 2012
CSP n.2, aprile-june 2012
CSP n.3, july-september 2012
CSP n.4, october-december 2012
CSP n.5, january-march 2013
CSP n.6, aprile-june 2013
CSP n.7, july-september 2013.
CSP n.8, october-december 2013.
CSP n.9, january-march 2014.
– CSP n.10, april-june 2014.

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