Colosseo chiuso, il servizio sanitario deve avere priorità sui beni culturali

Alla fine della scorsa settimana abbiamo assistito al balletto dei Diritti del Cittadino in seguito alla chiusura “improvvisa” del Colosseo. Sapete com’è andata, non vi tedio con il racconto dei fatti. Renzi ha urlato al disastro e il Governo, poche ore dopo, ha preparato il Decreto per l’occasione. È un po’ sospetto, non pensate? Ma non è questo il punto che m’interessa approfondire.

Al centro dell’assemblea sindacale c’erano il mancato pagamento dei salari accessori e l’insufficienza di personale.

Ah, sono tutti argomenti interessantissimi di conversazione e per scrivere un articolo, ma in questo momento le mani mi bollono per un altro motivo.

Il problema principale emerso dalle discussioni è quello dei diritti. Il Decreto aggiunge all’elenco dei servizi pubblici essenziali anche l’apertura dei musei e monumenti, equipara il diritto di avere accesso a qualsiasi Museo o bene culturale al diritto di, per esempio, ricevere cure mediche. Cioè: le proteste devono comunque garantire un servizio minimo, anche attraverso strumenti come la precettazione, il provvedimento amministrativo straordinario che può far saltare uno sciopero poco prima che inizi.

La riflessione di Silvia Truzzi sul Fatto Quotidiano è importantissima: siamo arrivati al punto in cui il Capo del Governo alza la voce e si fa subito una legge per tenerlo buono, per fargli fare bella figura e per dimostrare che è uno che fa, subito, senza tante storie.

Però nessuno può affermare che davvero la possibilità di entrare in un Museo o in un’area archeologica sia importante tanto quanto la possibilità di farsi curare all’ospedale sempre. Il Governo deve garantire prima di tutto che il Servizio sanitario sia sempre attivo, poi dare anche la possibilità di visitare sempre Musei e beni culturali. Il servizio sanitario, a oggi, è sempre garantito in caso di sciopero, in tutto il Paese? È una questione di principio che riguarda i diritti: il diritto di un turista di entrare al Colosseo non può essere uguale a quello di una persona di farsi curare. Il cittadino che deve farsi curare è una spesa, il turista è un ricavo, questo è il motivo dell’equiparazione. Ma mi sembra una violazione dei diritti del cittadino in nome del mercato.

Tantissimi turisti visitano ogni giorno il Colosseo e gli scavi di Pompei, si tratta quindi di un ingresso economico notevole, che va meglio gestito senz’altro, però per quanto possiamo essere amanti della cultura, per quanto la cultura ci possa salvare la vita tutti i giorni, per passione o per lavoro, alla fine, le cure mediche sono più importanti, perché ci servono per salvare le vite, curare le persone. Amo andare nei musei e nei siti antichi, e sono contentissimo che anche i turisti lo facciano, ma è una questione di priorità che va gestita con razionalità. Siamo architetti, lavoriamo e amiamo arte, progettazione e storia, ma non dobbiamo vivere in un mondo fatto solo di queste cose, bisogna rendersi conto di quali sono le cose cui dare più importanza, anche perchè riguardano tutti. Si potrebbe dire che l’architetto che capisce le esigenze della società è l’architetto migliore. Definizioni grosse, ma non è nulla di nuovo. Lavoriamo con i beni culturali se i beni culturali hanno abbastanza soldi per pagarci. Prima di paragonare settori del servizio pubblico completamente diversi servirebbe gestire bene le finanze dei singoli settori. Se ci fossero meno sprechi e una gestione più assennata da parte dei vertici (il Ministero) magari non ci sarebbe bisogno di fare scioperi, ci sarebbe lavoro, e non ci sarebbe bisogno di decreti assurdi che fanno di tutta l’erba un fascio e pretendono di gestire allo stesso modo settori pubblici di diversa importanza. Ma il malcontento di qualcuno genera il successo di qualcun’altro.

In un stato ideale, chessò, in Svezia, tutto può essere garantito. Ma qui in Italia dobbiamo centellinare gli stipendi pubblici, e mettere i soldi prima di tutto dove c’è la priorità. Gli introiti dei biglietti al Colosseo finanziano il Colosseo stesso? Non mi sembra che sia così, visto che i dipendenti scioperano perchè non ricevono lo stipendio accessorio (che comprende, per esempio, gli straordinari) da un anno. O, se è così, quei soldi non bastano, quindi bisogna andare a prenderli da un’altra parte. Ma, prima, troviamoli perchè la Sanità funzioni e sia sempre attiva.

Stiamo parlando di beni Culturali, sono importanti, ma non sono una questione di vita o di morte. Gli ospedali invece si. La Sanità deve ricevere più fondi rispetto ai Beni culturali, il Governo deve investire in entrambi, ma hanno un’importanza diversa. Ripeto: prima garantire che il servizio santitario sia sempre attivo, poi che lo siano i beni culturali. Se non si riesce a fare entrambre le cose, occorre garantire la prima, non rischiare di non garantire la prima per tentare di salvare capra e cavoli. Cioè: alle strutture sanitarie devono arrivare fondi per pagare personale sufficiente perché sia sempre attivo.

La faccio sporchissima ma serve per capire: in base a quel decreto, il diritto di un turista di entrare al colosseo è uguale a quella di un bambino di farsi curare. È un’assurdità. Va bene che è il Colosseo ci fa fare cassa, e va bene anche che “è una questione importante di immagine dell’Italia sul piano internazionale”, ma la questione dei diritti al servizio pubblico, per come è stata risolta, è sbagliatissima.

Preciso poi che non solo il Colosseo è rimasto chiuso, ma anche il Foro Romano e le Terme di Diocleziano. Preciso (anche se l sapete già) anche che il Governo era a conoscenza dello sciopero, e che la notizia dell’assemblea era stata pubblicata anche sul Messaggero quindi nessuno mi toglie dalla testa che Renzi abbia strumentalizzato lo sciopero, facendo scoppiare “lo scandalo” per far sì che il Governo guadagnasse in immagine e per fare la voce grossa con i sindacati.

Sulle altre questioni di cui si è parlato attorno all’affaire Colosseo nei giorni scorsi, vorrei aggiungere che i vertici non pagavano i gli stipendi accessori ai dipendenti da un anno, non hanno previsto una rete d’informazione per i turisti (per i quali il Messaggero non è un mezzo d’informazione)… Quindi, mi viene da pensare anche che gli errori li abbia fatti i Ministero e che il Governo abbia fatta la voce grossa per coprire le proprie mancanze. Però a loro lo stipendio arriva, sempre.

a cura di Enrico Patti

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