CityVision Farm Prize: New York appartiene a chi sogna

Nell’ambito del concorso CityVision Architecture Competition, in cui i partecipanti sono stati chiamati ad immaginare la New York del prossimo futuro, si aggiudica il Farm Prize il progetto di Miles Fuyuki, giudicato da Andrea Bartoli di Farm Cultural Park. Fuyuki celebra i sognatori e l’inventiva umana con il progetto Institute for Imagining New York.

 

Nella città brutale e insicura l’economia detta legge e la realtà è così radicata nell’immaginazione collettiva che sembra quasi impossibile pensare a un futuro urbano non fondato sul profitto. Ogni alternativa immaginabile evapora. Ma a New York uno sparuto gruppo di sognatori – artisti, scrittori, storici, pazzi, futuristi, architetti, archeologi urbani, mistici e skateboraders – resiste.

 

Nutrendosi della memoria e della storia del luogo, della sua atmosfera e fisicità, producono realtà alternative che gradualmente si insinuano nel tessuto di New York. Questi mondi paralleli sono saldamente ancorati alla città e allo stesso tempo fluttuano nello spazio e nel tempo, nel futuro e nel passato. In reazione al triste futuro che si presenta, questo manipolo di sognatori fonda l’Istituto per Immaginare New York impadronendosi di un terreno abbandonato tra Lafayette e Great Jones, occupato da un edificio lasciato incompiuto, un cartellone pubblicitario fatiscente e memorie confuse di percorsi stradali.

 

L’Istituto diventa l’enclave fisica e ideologica dove le fantasie passate e future si condensano e catalizza nuove idee per il passato, il presente e il futuro: un luogo che funziona come un reattore dove la fantasia, per troppo tempo relegata a superficialità, puerilità o mancanza di praticità, torna ad essere celebrata nella serietà che la muove.
Sognatori, atmosfere, elementi volatili entrano in collisione con spazi fisici di studio, riflessione e produzione. Nel modificare e deformare alcuni elementi della città si genera una radicale ripensamento del tutto, in termini di idee, testi, immagini e macchine. L’atmosfera della città, la luce, i suoni, il tempo sono filtrati dalla pelle dell’Istituto creando zone frammentate, intense schegge urbane che attraverso la ricerca, la collaborazione e il pensiero danno vita ai racconti di ciò che New York avrebbe potuto essere e la promessa di ciò che ancora potrebbe esistere.

 

L’Istituto deve confrontarsi con la città. Che cosa sogna New York? Un tessuto di connessioni e flussi che maschera e mercifica la meschina logica degli affari? L’Istituto, roccia porosa che sovrasta il panorama urbano, si confronta con questa piattezza. Occupa un terreno in pendenza dove si ritrovano giocatori di scacchi, skatepunks, ambulanti che vendono frutta e persone che prendono il sole. Nel sottosuolo, a dieci metri di profondità, si torva un pozzo dove la vista è limitata alla cima dei grattacieli e alle chiome degli alberi. Il cielo si insinua sotto la città.

 

All’interno dell’Istituto ci sono studios, laboratori e una casa editrice su cui si innalza un vuoto il cui pavimento è lastricato di sassi e vegetazione spontanea, aperto alle intemperie. In questo vuoto si libra l’archivio, la parte centrale dell’istituto, muri irregolari di cemento armato contengono i più disparati prodotti della creatività umana: disegni, fotografie, testi, sculture, macchine, pellicole, registrazioni e file digitali. A disposizione del visitatore ci sono piccole stanze per studiare il materiale dell’istituto, illuminate da fori che inquadrano all’esterno viste originali, paesaggi futuri: aree mitiche di una realtà parallela.

 

In questa isola di resistenza, l’immaginazione è invocata come una forma seria di produzione e di impegno intellettuale. La storia si mescola con il futuro, la realtà con le alternative. I sognatori re-immaginano e ricostruiscono la propria città.

 

a cura di Simona Ferrioli

 

Per ulteriori informazioni
www.cityvision-competition.com/newyork

 

Nell’immagine di apertura, vista del progetto dell’Institute for Imagining New York di Miles Fuyuki. © CityVision

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