Cibo e dintorni: intervista a Massimo Facchinetti

La Redazione ha intervistato Massimo Facchinetti, architetto, di Facchinetti & Partners e Prototipi Group.

[1] Lo studio Prototipi e Facchinetti & Partners,  di Massimo Facchinetti designer e architetto. Mi piacerebbe innanzitutto approfondire la conoscenza su questi due studi: quali sono le differenze, quando e come sono nati?

Sono due studi complementari che nascono intorno agli anni Novanta, quando mi sono laureato. Nascono quindi dalla volontà della ricerca che mi ha portato ad occuparmi “dal cucchiaio alla città”, ritenendo che molte volte queste due competenze si completino: il design in aiuto all’architettura, le esigenze dell’architettura definite con la mentalità del designer. Sono nate per lavorare in sinergia anche se si occupano dei due diversi aspetti, la prima del prodotto industriale, la seconda dell’architettura e della pianificazione urbana e del territorio. I progetti più significativi sono stati, nel campo del design, lampade per la Martini, le bisarche Rolfo, prodotti per Foppapedretti e arredo urbano per Athena –  ora stiamo lavorando per nuove cucine  e per un mezzo elettrico innovativo per l’expo -; nel campo dell’architettura, villaggi turistici in  Senegal, una nuova città in Venezuela, tutte le infrastrutture per gli impianti sciistici dei mondiali del 2005 a Valfurva in Valtellina – ora ci stiamo occupando di alberghi in Albania e centri turistici in Libia e Arabia Saudita.

 

[2] Prototipi, Massimo Facchinetti designer. Quali sono gli ultimi progetti realizzati? Progettate anche per il contract?

 Gli ultimi prodotti realizzati ed entrati in produzione alla fine del 2009, sono la linea “Cibo e Dintorni” della Foppapedretti, prodotti legati al cibo e alla cucina e alcune lampade per aziende straniere. Lo studio si è occupato e si occupa ancora molto di progetti in contract: abbiamo appena concluso una gioielleria a Madrid con mobili e gioielli particolari, e arredi per case di vacanza in Costa Azzurra; il contract sembra per il momento essere ancora una soluzione vincente, in certi casi. Ritengo comunque che sempre di più questa formula si stia estendendo, passando da progetti che in passato erano solo esclusivi per il direzionale e commerciale, arrivando oggi ad interessare sempre di più il settore residenziale e non solo, anche il residenziale turistico. Infatti stiamo concludendo diversi progetti residenziali sia in Italia che all’estero dove la formula del contract è la più richiesta.

 

[3] Ricerche sull’orientamento ai consumi sostengono che le tendenze e i prodotti hanno vita particolarmente breve: sono sempre sostituibili. Quando si deve progettare una cucina ci si può adeguare ai tempi e al mercato, nelle scelte di design. La cucina è però un ambiente più difficilmente modificabile nel tempo rispetto ad altri. Come ci si può adeguare? Quanto contano in questo caso gli accessori?

Lei ha centrato il problema, è questo il vero punto, rendere la cucina non più statica ma dinamica, non più un solo spazio orizzontale, di tecnologia o tecnicismi che più delle volte non vengono usati, ma uno spazio che cambia e che si adegua alle esigenze del tempo del luogo e dello spazio, che passa da orizzontale a verticale, che cambia, che assume funzioni e destinazioni diverse. I veri problemi che stiamo affrontando oggi nell’ambiente  cucina sono sostanzialmente due: energetico e della sicurezza, su questi temi abbiamo sviluppato delle ricerche importanti, che qui sintetizzo, dalla purificazione dell’aria con elementi al biossido di titanio, al recupero energetico di tutti gli apporti tecnici in cucina, alla possibilità di accumulare energia e non spenderla, il togliere sempre di più i fornelli a gas (pericolosissimi) rispetto a quelli ad induzione e nel ricercare sempre di più quelli a basso consumo, la necessità di compattare le funzioni tecniche per rendere disponibili spazi per altre funzioni.C’è un terzo aspetto, meno tecnico, ma molto importante, soprattutto a seguito dell’evoluzione di questi ultimi anni dell’edilizia, non solo in Italia, ma del costruito nel mondo: il contenimento dello spazio. Ritengo che oggi l’arredo della cucina possa porvi rimedio e intravedere una reale opportunità sul mercato: le aziende dovrebbero investire sulla ricerca, così come stiamo facendo noi designer per cogliere questa esigenza, che deriva da chi deve progettare case che sono sempre più piccole. L’arredo cucina  deve diventare il motivo per uno spazio nuovo, vissuto, non solo per consumare i pasti ma anche per vivere la casa, ritornando un poco alla funzione del passato dove la cucina diventava realmente il luogo centrale e accentratore di tutta la casa e di raccoglimento di tutta la famiglia: lì non solo si cucinava ma si mangiava, si lavorava, i bimbi  facevano i compiti, i genitori leggevano il giornale e le mamme facevano la maglia. Ecco, un’immagine romantica ritrovata in chiave moderna,  è questo il progetto al quale il nostro studio sta lavorando ormai da molti mesi.

 

[4] Rovesciamo il discorso. Succede che l’idea del progettista modifichi il gusto delle aziende e dei loro clienti. Qual è il processo che porta l’architetto a cambiare il mercato con proposte innovative? Cioè: quanto conta l’ispirazione e quanto la conoscenza del mercato, del trend e di elementi importanti quali, per esempio, i materiali e la storia dell’arredamento per la cucina?

Qui è necessaria una premessa, i nostri due studi, lavorando su due aspetti differenti, uno quello degli edifici e l’altro del design, in questi anni, hanno rilevato che nel campo delle costruzioni residenziali e nello specifico nello spazio cucina, è nata una nuova esigenza, e nuova esigenza, significa nuovo prodotto.Questa esigenza è l’ambiente casa sempre più ridotto in superficie, sempre meno settorializzato e con più funzioni presenti nella medesima stanza: il soggiorno che è pranzo che è cucina e sempre di più. Le superfici dei locali nelle nuove costruzioni, non sono più solo la somma delle varie destinazioni degli ambienti e le funzioni  di questi locali sempre di più si sommano nella medesima superficie. Così, in un unico locale, sempre più piccolo, troviamo cucina, soggiorno, pranzo, studio, libreria, e, in alcuni casi, anche la stanza da letto. Di conseguenza gli spazi e l’arredo cucina si devono adeguare, si devono trasformare , da orizzontali devono diventare verticali, da statici devono diventare dinamici.Ecco quindi che le aziende devono poter essere presenti non solo con il gusto, ma attivarsi a una costante ricerca a 360° (e in Italia se ne fa poca),  devono essere presenti con la comunicazione, con l’informazione, utilizzando ogni strumento divulgativo. La conoscenza del mercato, il trend, i materiali e l’intuizione, sono tanto più incisive e tanto più centrate se sono basate su ricerca, cultura, storia, e breef ben strutturati, così diventa necessario trovare idee e intuizioni anche al di fuori dell’azienda, dove le menti non sono fossilizzate sul mono-prodotto. La nostra forza sta proprio in questo: il tradurre esigenze che arrivano dall’architettura in elementi di design in questo caso l’arredo da cucina.

 

[5] Lavorate molto con la luce. Per chi la usa tutti i giorni, la cucina è un ambiente in cui l’illuminazione conta tantissimo. Quali sono le ultime tendenze e come è cambiato il mondo della luce dal 2007, anno in cui avete allestito a Euroluce lo stand per Artech?

La luce artificiale è un elemento determinate nell’ambiente cucina, sia per il piano lavoro che per la zona del consumo del cibo; è la luce rendere piacevoli e confortevoli questi due momenti che si svolgono al suo interno.Le tendenze sono quelle mirate al basso consumo energetico. Questo ha favorito sempre di più prodotti carterizzati e confezionati con il LED, siamo passati in questi anni (parlando di LED), da luci nascoste incassate dove il diodo (il piccolo elemento ad emissione luminosa) veniva nascosto perché non piacevole alla vista, a quelli con borchiature e rifiniture a vista, dove la carterizzazione  della lampada assume di nuovo importanza ed è sempre più integrata con nuovi materiali, dalle lenti, ai filtri cromatici, o filtri correttivi della luce. Questo ha favorito lo sviluppo di effetti luminosi, e di efficienza luminosa, sempre più interessanti.

 

[6] Quanto viene utilizzato il LED in cucina?

L’informazione oggi è mirata al risparmio energetico. Ciò ha fatto in modo che, sempre di più, LED a basso consumo con una migliorata efficienza illuminotecnica rispetto ad alcuni anni fa, siano usati anche in cucina; ma ormai non è più solo una questione di cucina, il LED sta dominando completamente tutta la sfera della illuminazione. Ciò che ha portato il mondo illuminotecnico ad una nuova era, cosi come negli anni Settanta l’evento del neon (lampade fluorescenti) – tutti ricorderanno la circolina a luce bianca che illuminava le cucine -, poi l’alogena, gli incassi e ora è l’era del LED. Ciò consente, finalmente, forme nuove, piccole, puntiformi e distribuite in più punti. È necessaria ancora molta ricerca per migliorare le loro performance e la possibilità di eliminare dalle schermature quell’effetto puntiforme e non ben distribuito. Ma ora siamo già agli OLED (Organic Light Emitting Diode), ovvero diodi organici ad emissione di luce, un’altra storia.

 

 

Immagini

Kolumn

Progetto vincitore del concorso Green Living Projects indetto da Elmar e Whirlpool. L’attenzione viene posta all’aspetto sensoriale del prodotto in acciaio inossidabile antimpronta. Una piccola parete verticale in Terramac consente la coltivazione di piante aromatiche di uso quotidiano.

Camaleonte

Questa cucina monoblocco contiene tutto l’essenziale e può essere alloggiata in qualsiasi ambiente. Sollevando la cappa si rivelano il fornello e il lavello, la cucina nasconde anche un piccolo tavolo.

 

Nell’immagine di apertura Tetris. Questa cucina può svolgere il ruolo di separatore tra zona giorno e zona notte; estraendo i blocchi del fornello a induzione e del lavello si guadagnano piani di lavoro. È completamente accessibile anche dal retro e, dove la profondità lo consente, può essere attrezzata con mensole e armadi.


Informazioni: www.prototipi.org

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