Cheap design, il progetto del Circosforza a Imola

Il circosforza è un locale pubblico situato nel centro storico di Imola, negli ambienti originariamente destinati alle scuderie di Caterina Sforza, recuperato tra la primavera e l’autunno del 2010, dopo circa dieci anni di abbandono, dagli architetti Elisa Spada e Filippo Ziveri, con l’ingegner Barbara Dall’Osso. Il programma per il locale prevedeva di realizzare uno spazio polifunzionale con attività quali bar, ristorante, spazio concerti, laboratori, il tutto con tempi di realizzazione molto brevi, circa quattro mesi, e un budget ridotto, nell’ordine di 300€/mq compresi gli arredi.

 

Muovendo da queste considerazioni, la scelta di intervento si è orientata su un progetto che recuperasse e valorizzasse il più possibile l’esistente e introducesse arredi di recupero provenienti da mercati dell’usato presenti in zona.
Il progetto si compone di due livelli: il primo, legato agli spazi, ha lo scopo di ottenere un contenitore neutro capace di rispondere al programma funzionale e valorizzare gli arredi che via via sarebbero stati trovati. Il secondo, legato agli arredi, ha portato alla scoperta di un mondo fatto di oggetti abbandonati perché considerati vecchi, e quindi reperibili a costi irrisori, ai quali dare nuova vita.
Lo spazio, un grande rettangolo con volta a botte al quale si accede da uno dei due lati corti, è strutturato su due livelli: un piano terra continuo di circa 200 mq caratterizzato da un doppio volume centrale e due soppalchi che vi si affacciano, rispettivamente di 40 e 60 mq. Uno dei due soppalchi si protrae anche verso l’ingresso con una sorta di terrazzo. Il budget è stato concentrato in pochi interventi mirati capaci di dare ordine allo spazio.

 

La prima operazione ha riguardato il ridisegno dell’ingresso, che è stato arretrato rispetto al vicolo così da creare una prima soglia aperta ma coperta. È stata realizza una vetrata a filo esterno del soppalco disegnando l’infisso in modo che il telaio potesse costituire anche un sostegno per il parapetto in cristallo del livello superiore.
A lato dell’accesso una parete realizzata in assi di legno di recupero, partendo dal filo strada, entra nel locale ridisegnandone il margine fino ad arrivare all’area centrale del doppio volume dove idealmente si ribalta sul piano orizzontale per dare luogo al palcoscenico. La parete diventa così l’elemento attrattore che conduce lo sguardo di chi arriva dal vicolo al fulcro del locale.
Questo elemento costituisce il primo esperimento di autocostruzione in cui progettisti e committenti hanno collaborato direttamente alla realizzazione.
Le assi sono collegate da montanti in legno a interasse regolare che assicurano stabilità alla struttura e consentono di creare un’intercapedine retrostante per il passaggio degli impianti.

 

Lo spazio della cucina è stato connesso alla sala principale e schermato con una vetrata che consente di osservare lo chef durante tutte le fasi della preparazione dei piatti. Le superfici interne della cucina, trattate con colori chiari e illuminate da neon a scomparsa, la mettono in risalto e la rendono il contrappunto spaziale rispetto all’ingresso.
La seconda operazione ha riguardato il rivestimento di alcuni elementi esistenti, quali il bancone bar al piano terra e due condotte dell’areazione poste sui soppalchi. Le assi di rovere sbiancato, scelte per l’operazione, hanno trasformato le condotte in panche contenitive che permettono di stoccare materiali utili ai laboratori. Assi del medesimo tipo sono state utilizzate per realizzare anche due mobili a servizio del bar e del ristorante.
Le superfici orizzontali sono state trattate in modo da ottenere un pavimento in malta cementizia per tutto il piano terra, mentre uno strato di resina del medesimo colore riveste le due scale esistenti che consentono l’accesso ai soppalchi. Solo in un soppalco si è scelto di recuperare il pavimento in legno originario, in buono stato di conservazione.
Le pareti e la volta sono trattate con vernice mista a sabbia, dall’effetto materico, che ha consentito di non intervenire con ripristini sull’intonaco, limitando così il costi.
I corpi illuminanti sono disegnati e realizzati con materiali poveri oppure ottenuti assemblando elementi commerciali così da contenere i costi. Strisce di led sono incassate nelle panche e nel controsoffitto di ingresso per ottenere particolari effetti di luce.
Gli elementi di arredo presenti nel locale sono frutto di una ricerca diretta tra mercatini dell’usato e associazioni che si occupano del recupero di oggetti dismessi. Sedie, tavoli, poltrone hanno trovato così una nuova vita. Alcuni di questi arredi, in buono stato, sono stati semplicemente ripuliti, mentre altri sono stati oggetto di intervento diretto sia da parte dei progettisti che di amici artigiani e creativi che ne hanno trasformato l’immagine attraverso l’applicazione di nuovi rivestimenti.

 

 

di Elisa Spada 

 

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine “Dimensione” 

 

 

Nell’immagine, vista del locale verso la cucina schermata con una vetrata e quindi a vista. Foto © Andrea Liverani

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