Che cos’è davvero CoContest? Chiariamolo

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato l’articolo “Houzz e CoContest, i marketplace per architetti sviliscono la professione?” in cui il nostro collega Enrico Patti ha preso posizione a proposito delle piattaforme marketplace on line per architetti, nello specifico CoContest e Houzz, siti di intermediazione tra offerta e domanda del lavoro di progettazione. L’articolo ha suscitato un po’ di dibattito e abbiamo avuto l’occasione di intervistare il cofondatore di Cocontest, l’Architetto Alessandro Rossi. Nei prossimi giorni pubblicheremo anche l’intervista a Mattia Perroni di Houzz.

1. Nei giorni scorsi su Architetti.com è stato messo on line un articolo dedicato ai Marketplace per architetti, tra cui CoContest, di cui lei è cofondatore. In seguito a uno scambio di email avvenuto immediatamente dopo la pubblicazione, abbiamo deciso di pubblicare questa intervista, perchè ha ritenuto non corretto l’articolo sul nostro sito. Perchè non condivide le affermazioni contenute in quel pezzo?

Diciamo eufemisticamente che non condivido la posizione espressa nell’articolo pubblicato dal vostro sito poichè trasformare dei prodotti innovativi che hanno l’incontrovertibile merito di portare dinamismo, pluralità, internazionalità e meritocrazia in un mercato che vive una crisi strutturale ed involutiva da parecchi anni, in piattaforme colme di schiavi dove giovani approfittatori sfruttano professionisti ingenui e sprovveduti, rappresenta un ribaltamento della realtà che, in buona fede, non può essere altro che strumentale.

Mi spiego meglio. CoContest è una piattaforma (italiana, cosa rara in questo contesto) che permette a clienti di tutto il mondo di lanciare concorsi di progettazione aperti alla partecipazione della nostra comunity di designer (45% dei quali italiani), portando così clienti stranieri (americani, australiani, arabi, cinesi ecc.) ai progettisti italiani. Tutto questo va contestualizzato nella realtà del mercato italiano dove operano il 10% degli architetti al mondo rispetto a una domanda di servizi di progettazione che, a voler essere generosi, rappresenterà al massimo l’1-2% della domanda globale.

Prima di ogni altro problema è proprio questo squilibrio a determinare la crisi del mercato e i bassi stipendi medi della categoria. CoContest rappresenta uno strumento in grado di superare questa condizione che contestualmente permette ai giovani professionisti di evitare la trafila infinita da stagisti (che spesso si trasforma in una carriera intera e rappresenta una vera forma organizzata di sfruttamento) iniziando da subito a fare esperienza diretta con i clienti, firmando i propri progetti e costruendosi un portfolio, confrontandosi con colleghi di tutto il mondo ed iniziando a guadagnare potendo gestire liberamente la propria creatività ed il proprio tempo.

Nulla di tutto questo viene citato anche solo lontanamente nell’articolo, mentre è pienamente rappresentata la retorica di chi vuole portare acqua al mulino del conservatorismo e della protezione delle posizioni di rendita già acquisite. Si arriva a dire che dovrebbe essere l’Albo con proprie commissioni di esperti a giudicare il valore dei progetti al posto (o al fianco) dei clienti, penso che questo rappresenti bene, anzi benissimo, la distanza tra un modo vecchio e un modo nuovo di pensare.

(Ndr. nell’articolo precedente il riferimento all’Albo, come precisato nel testo in una nota aggiunta post pubblicazione, non era relativo a CoContest ma alle certificazioni APE)

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2. Quali sono le caratteristiche di CoContest che ritiene opportuno mettere in evidenza? Come funziona precisamente? In fondo si tratta di una piattaforma che cambia il rapporto cliente/progettista.

Al di là delle caratteristiche già citate, cioè la capacità di trasformare un mercato storicamente locale in un mercato globale e plurale abbattendo le barriere geografiche che da sempre hanno caratterizzato la progettazione architettonica e la capacità di dare un nuovo canale di accesso al mercato del lavoro per i giovani professionisti, CoContest rappresenta uno strumento rivoluzionario anche per i clienti. Credo sinceramente che occorra riavvicinare la gente alla progettazione, rimetterla al centro del processo mentre ho l’impressione che soprattutto da noi al centro ci sia la burocrazia, le pratiche e così via.

Se ci riflette bene oggi nel mercato italiano i clienti non sono disposti a pagare la progettazione (generalizzo ovviamente) ma sanno di dover pagare per la presentazione delle pratiche in comune per esempio. Noi stiamo anche ribaltando questo paradigma spiegando ai nostri clienti che la progettazione va pagata (magari oggi ancora poco) e in anticipo, proprio per conferirgli il valore e la centralità che merita. Infatti su CoContest si paga per la sola progettazione, anzi meglio, per la sola idea progettuale, perchè noi siamo certi che sia lì il vero valore aggiunto.

3. Le va di spiegarci com’è nato CoContest?

Cocontest nasce nel 2012 grazie all’idea del mio socio Filippo Schiano di Pepe, giovane architetto italiano trasferitosi a Londra per esercitare la professione. Negli anni immediatamente successivi alla laurea Filippo, come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi, ha maturato molta esperienza presso diversi studi di architettura sia in Italia che all‘estero, partecipando in oltre ad un gran numero di concorsi di progettazione architettonica.

Grazie alla sua esperienza si è reso conto delle difficoltà che caratterizzano il mercato della progettazione architettonica, dove i più giovani lavorano spesso sotto pagati e con poche possibilità di crearsi un proprio portafoglio clienti. Da qui l’idea di applicare i principi del crowdsourcing al mercato dell’interior design, creando una piattaforma web dove gli architetti provenienti da diverse parti del mondo potessero iscriversi gratuitamente e partecipare alle diverse competizioni private; così da poter trovare nuovi clienti, dimostrare le proprie competenze e procurarsi una nuova fonte di guadagno. Colgo solo l’occasione per specificare che come ringraziamento in Italia l’Albo ha deciso di sazionarlo disciplinarmente sospendendolo per 6 mesi. Non penso di dover aggiungere altro :)

… Solo che non solo noi non ce ne siamo andati dall’italia, abbiamo solo aperto un nuovo ufficio a San Francisco dove la nostra idea è stata accolta con entusiasmo e subito finanziata, anzi abbiamo iniziato ad assumere qui in Italia e continueremo a farlo poichè la maggior parte della nostra operatività, anche sul versante internazionale, rimarrà in Italia. Questo anche perchè siamo ancora, e nonostante tutto, convinti che il talento, la creatività e la cultura dei nostri architetti non abbia rivali in tutto il mondo!

www.cocontest.it

intervista a cura di Giacomo Sacchetti

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