C’era una volta un hotel… e Moschino reinterpreta il castello di Aurora

Nella foresta incantata di Milano, vicino alla stazione neoclassica di viale Monte Grappa, la più antica stazione della città, sorge un’accogliente locanda per viaggiatori, stanchi dal lungo tragitto.

Ma in questa fiaba a progettare, è il caso di dirlo, la locanda dei sogni è stata la Maison Moschino, che ha trasformato quello che poteva essere l’ennesimo albergo della metropoli in un castello incantato, o meglio, in uno dei luoghi più trendy dove dormire nella capitale della moda. Non per niente l’albergo porta il nome di “Maison”, per assicurasi che nessuno possa scambiarlo, nemmeno nella definizione, per un comune hotel.
Le sue sessantacinque camere, divise in quattro piani completamente insonorizzati, sono progettate e allestite secondo sedici concept di design: la Stanza di Alice, Zzzzzzzzzzzzz (la Stanza Ape), la Stanza Petali, Attico di Lusso, Foresta, Dormire in un Abito da Sera, Cappuccetto Rosso, La Stanza dei Dolci, Edera, Wallpaper, Nuvole, Oro, Blue, Metà Camera, Il Fiocco, Ombre. All’ingresso l’ospite viene accolto da lievi lampade in forma di origami, mentre nel bar sono abiti e accessori da donna a illuminare gli spazi. Al piano terra un ristorante di lusso, Clandestino, dello chef Moreno Cedroni, e una boutique Moschino, nel piano interrato una spa Culti con spazio fitness. Per dormire si può scegliere tra la stanza di Alice, dove tutto è più grande del normale, sui muri sono disegnati passaggi ad altri mondi e il tavolo è un’enorme tazza da tè, forse lasciata per sbaglio da un Cappellaio Matto; un letto di petali rossi che sembrano scendere leggeri dal soffitto; un bosco incantato dove alberi dalle foglie dorate proteggono il sonno delle fate; una soffitta delle meraviglie e dei segreti dove perfino i ragni tessono tele di madreperla; una soffice culla di prezioso tessuto rosso che si trasforma nel vestito da sera di una principessa.

Il direttore creativo di Moschino, Rossella Jardini, vorrebbe che questi luoghi incantati rimanessero sospesi nel tempo, come una vera e propria installazione d’arte, ma ammette che ciò che conta è il sogno che li ispira, che li manterrà vivi e vitali nonostante il passaggio di chi li abiterà. Il progetto di design è diretto da Rossella Jardini in collaborazione con Jo Ann Tan.
Gli ospiti dell’albergo lasciano i propri panni abituali fuori da queste (liquide) mura ed entrano in una recita a soggetto: volete essere Cappuccetto Rosso o Cenerentola, il Principe Azzurro o Pollicino? Per lo spazio di una notte si entra nell’ignoto, ma in un ignoto accogliente, familiare, sorprendente come una fiaba davanti al fuoco, la cui conclusione la decide solo il protagonista. L’Hotel Maison Moschino si presenta, insomma, come la possibilità di un breve, e forse per questo più prezioso, scorcio di vita alternativa e surreale, perché, come dicono dall’Azienda stessa, “dormire è sognare e i sogni sono favole che ci permettono di vivere le esperienze in prima persona; fiabe da un mondo fantastico che ci siamo creati”.

 

Immagini
Un abito da sera e una borsetta e si è subito pronte a uscire dalla hall per andare al ballo!

Il bar

 

Angelica Chondrogiannis

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