Centro per gli investimenti a Cracovia. Un’architettura incastonata nell’ambiente naturale

Claudio Nardi, dopo aver vinto nel 2007 il concorso per il nuovo Museo di Arte Contemporanea di Cracovia nell’area dell’ex fabbrica di Schindler, si classifica ancora una volta al primo posto nel concorso per il futuro Centro Amministrativo della città.

 

Il complesso di circa 120.000 mc, che comprende uffici comunali, dipartimenti, assessorati e sala convegni, sorge su di un’area verde di Nowa Huta, la città “nuova” voluta da Stalin negli anni ‘50, in contrapposizione alla Cracovia storica, colta e intellettuale di allora.
La forma articolata dell’area edificabile, la punteggiatura diffusa di alberature esistenti e da mantenere il più possibile, potevano rappresentare un vincolo ingombrante nella concezione di un complesso architettonico importante, contemporaneo, di grande visibilità, adeguata al suo ruolo pubblico.
Il complesso di edifici pensato dallo Studio Nardi trae invece la sua forma, la sua forza, la ragione delle sue scelte dimensionali e cromatiche, proprio da quei vincoli.
Un concetto semplice e complesso, quasi naturale.
Un organismo architettonico che funziona come un enorme albero, composto da due edifici indipendenti che interagiscono tra loro grazie ad un articolato sistema di collegamenti a più livelli, attraverso i quali scorrono come linfa vitale i vari flussi dei percorsi tracciati dagli utenti.
Come un elemento naturale il complesso è permeabile, un’architettura viva, incastonata nell’ambiente naturale, di cui immaginiamo il riflesso fulvo delle pareti sulle bianche trasparenze dei cristalli, il suo riverbero alla luce dell’estate, il contrasto con il verde delle chiome e il suo fondersi con il rosso autunnale delle foglie o il suo emergere iridato dal candore della neve.
Tra i due edifici viene a definirsi un ampio ed articolato spazio pubblico, con giardini e luce naturale, lungo il quale si attestano tutte le funzioni di reception, di collegamento, di sosta e commerciali, una sorta di interstizio urbano il cui orientamento est-ovest segue il corso del sole. Come una strada coperta che metta in relazione tra loro le diverse attività e consenta  l’accesso agli edifici, di cui quello affacciato a nord, alto solo 11 m, è completamente rivestito da una facciata ventilata in vetro retrolaccato o serigrafato bianco semitrasparente, una superficie luminosa, che restituisce e lascia passare il massimo della luce naturale e al tempo stesso fa da sfondo scenografico all’imponente estensione delle chiome degli alberi preesistenti.

 

Il vetro è il materiale protagonista sull’intera estensione delle facciate, in una modulazione di cromatismi che segnalano alcuni punti chiave, come le trasparenze continue di tutto il piano terra, che fanno sembrare quasi librati nell’aria i due piani sovrastanti, o il vetro scurissimo, quasi nero, che accentua il collegamento verticale principale, o ancora i riflessi azzurrati e leggeri che illuminano gli uffici del secondo piano.
Due logge, incastonate nella facciata, ospitano ciascuna un piccolo albero il cui rimando  simbolico conferisce alla pelle dell’edificio, moderna, tecnologica e astratta, un carattere familiare, domestico, amichevole e aperto ai cittadini.
L’altro edificio, situato a sud, che raggiunge i 20 m consentiti fuori terra, si erge come una quinta in secondo piano rispetto alla strada, capace di offrire una percezione immediata dell’estensione del complesso e della sua articolazione
La forma sinuosa dell’edificio è appunto disegnata dalla distribuzione delle alberature preesistenti, che si insinuano quasi fino all’interno dell’asse comune di collegamento tra i due blocchi. L’edificio è interamente rivestito da una facciata ventilata in acciaio elettrocolorato, dai riflessi ramati e cangianti, che ricordano la vivacità di una lunga chioma femminile.
Su questa pelle baluginante si alternano, secondo una geometria variabile e irregolare, aperture rettangolari di varia dimensione che irradiano di luce gli interni, logge profonde che racchiudono un piccolo albero o ampie superfici semitrasparenti a brise-soleil dalla luminosità soffusa.

 

Fonte: ARCHITETTI numero 3, Marzo 2009, p.4

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