Modellare le Memorie a San Paolo del Brasile: l’esempio della Casa Bandeirista do Itaim

Casa Bandeirista do Itaim

Le stratificazioni storiche sono normali in Italia, ma appena si svolta l’angolo o si attraversa un oceano ci si accorge che la realtà e i comportamenti cambiano. Intervenire sulle, o nelle, preesistenze non è semplice. La memoria di uno spazio pubblico o di una città sono parte di un processo che è soprattutto generazionale.

Valter Caldana, professore alla Faculdade de Arquitetura e Urbanismo della Mackenzie University di San Paolo del Brasile, mi delinea una trasformazione in corso non banale nella megalopoli brasiliana: “Diversamente da quanto si crede la città è giovane e solo da pochi anni si è giunti al dato demografico che definisce più del 50% dei suoi abitanti nato a San Paolo. Questo fatto sta cambiando il modo di vedere e vivere il patrimonio edilizio, non solo storico”.

I cittadini sono più consapevoli che parte della realtà urbana in cui sono nati, sono andati a scuola, hanno vissuto e lavorato è soggetta ad un metabolismo e ad una trasformazione che, diversamente da vent’anni fa, deve essere più condivisa. Il processo modifica anche gli strumenti urbanistici, che, dalla fine del 2016, consentono di intervenire e operare sulle presistenze attraverso gradi di adattabilità, anche conservativa. Con Valter Caldana ragiono su un edificio molto discusso perchè è stato realizzato sul sedime di un piccolo edificio vincolato come patrimonio storico, memoria del passato coloniale di San Paolo: la Casa Bandeirista do Itaim.

Leggi anche l’articolo Alessandria e l’opportunità del Progetto Cittadella

Lungo il grande asse stradale della Avenida Brigadeiro Faria Lima, in angolo con la Rua Joaquim Floriano, questo lotto era l’ultimo a non essere ancora stato occupato da un grande edificio commerciale o direzionale. Caldana mi racconta che in realtà la storia di questa antica casa delle Missioni, che svolgeva un ruolo importante per tutti coloro che si addentravano nell’entroterra fin dai primi anni del XIX secolo, è più complessa. Già negli anni Ottanta del secolo scorso la città, che si sta espandendo, ha inglobato il piccolo lacerto di tessuto storico in un ospedale psichiatrico. Poi si realizza la grande Avenida Brigadeiro Faria Lima, la cui scena urbana oggi è completamente definita da grattaceli e centri direzionali e commerciali.

Alla fine del Novecento la preesistenza coloniale, di proprietà privata, sta già perdendo la sua consistenza e si sta ruderizzando (un po’ come avviene in Italia quando la tutela, nel caso, ad esempio, degli edifici rurali, non consente un’adattabilità o un riuso coerente con le funzioni agricole). Rimangono pavimenti e porzioni murarie su una collinetta. Allora, durante una fase di crescita urbana, il resto della memoria fisica e materiale di un momento importante (antico) di San Paolo, viene tombato (come si dice in portoghese per definire un bene vincolato). Nel 1982 il CONDEPHAAT (Consiglio per la tutela del Patrimonio Storico, Archeologico, Artistico e Turistico dello Stato di San Paolo) pone il vincolo e la Casa Bandeirista do Itaim viene inserita nell’elenco dei beni storici sotto la responsabilità della Divisione del Patrimônio Histórico dalla Prefettura di San Paolo.

Fin dal 2007 gli architetti Alberto de Arruda e Helena Saia si impegnano nel progetto di restauro della preesistenza, recuperando porzioni di strutture in legno originali e molti rivestimenti, ma il rapido metabolismo urbano sembra portare irreparabilmente alla perdita della memoria, perchè un lotto di grandissimo valore commerciale, come si può immaginare, è bloccato nella possibilità edificatoria, che in questa zona consente di elevarsi di decine di piani. Ma il valore storico di questo lotto è, per la città di San Paolo, altrettanto incommensurabile.

L’idea risolutiva viene all’architetto Alberto Botti, che convince un gruppo di imprenditori a salvare la preesistenza (trovando anche le risorse per recuperare, ma anche un po’ ricostruire dov’era com’era e con le tecnologie tradizionali in terra cruda, legno e intonaco bianco, l’edificio coloniale) inserendola in un grande arco di 40 metri di luce su cui poi far sorgere  un edificio multipiano. Botti definisce questa idea una “protezione” per la realtà storica. A San Paolo allora si apre un interessante dibattito critico che entra anche nel merito della qualità degli strumenti urbanistici e su come definire l’interesse pubblico in questo tipo di trasformazioni.

Oggi la Casa Bandeirista do Itaim è su una collinetta verde con un prato rasato all’inglese, in un contesto super protetto; fa una vita un po’ finta, ma si specchia incredibilmente nell’intradosso riflettente del grande arco che la protegge, facendo vedere il manto di copertura. Esiste ancora. Attira i turisti e i tantissimi visitatori dell’edificio che molto recentemente è tornato alle cronache perchè è diventato sede di Google Brasile.

E arriva un altro mantra: “modelliamo le memorie sperimentando tecnologie digitali“. Sono parole dell’architetto Guto Requena, che è responsabile del nuovo progetto (di interni) della nuova sede. E tutto ricomincia.

Da pochi mesi il nuovo strumento urbanistico di San Paolo permette di traslare (e quindi di vendere) su altri lotti i diritti di sopraelevazione che appartengono a lotti vincolati, sempre che poi le risorse acquisite possano determinare un recupero coerente e rispettoso delle preesistenze. E la modellazione delle memorie ricomincia.

Tutte le immagini sono state scattate da Marcello Balzani.

CONDIVIDI

Aggiungi un commento

Aggiungi un commento
Please enter your name here