C’è chi dice che la Città della Scienza sia un’opera illegittima

Il punto è questo: se la Città della Scienza fosse un’opera manifestamente illegittima non potrebbe usufruire dei 34,2 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania per la ricostruzione. E sarebbe l’affossamento del progetto. A sostenere che la Città della Scienza sia abusiva è Guido Donatone, Presidente di Italia Nostra Napoli. Italia Nostra è stata protagonista in passato di iniziative lodevoli per i beni culturali. Ma anche di iniziative non troppo chiare o del tutto condivisibili e politicamente dubbie come quella legata all’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello, considerato (ma non solo da Italia Nostra) un abuso edilizio. La vicenda è complessa, fatto sta che all’auditorium si sono svolti pochi concerti ed è quasi sempre chiuso, dal 2010. L’Unione Europea ha chiesto spiegazioni dopo fornito 5 milioni di euro.

 

Tornando alla Città della Scienza, il dibattito è avvenuto già qualche giorno fa. Lo ammetto, ho seguito la vicenda sul web ma sono stato indeciso se pubblicare qualcosa sul sito. Alla fine ho pensato che la vicenda ponesse questioni davvero interessanti legate ai Beni Culturali, a come in Italia vengono spesi i soldi che provengono anche dalla UE o dalle nostri Istituzioni, a come queste cose si complicano per motivi che non c’entrano niente con i temi della riqualificazione, del recupero e del restauro architettonico. Altro tema importantissimo è la conoscenza delle norme da seguire che, a quanto pare, non tutti conoscono a fondo. Per questo pubblichiamo la risposta dell’architetto Gaetano Troncone, Consigliere Comunale di Napoli all’attacco di Donatone. Mi pare una risposta ficcante, quindi eccola.

 

“Il presidente della sezione Napoli di Italia Nostra, Guido Donatone ha annunciato ieri sul Mattino la Sua intenzione di denunciare alla Procura della Repubblica il fatto che la Città della Scienza sarebbe un’opera “manifestatamente illegittima”, per cui non potrebbe usufruire dei 34,2 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania per la sua  ricostruzione.
A questo punto credo sia necessario fare chiarezza sulla reale situazione urbanistica, innanzitutto precisando che in alcun modo la Città della Scienza si può definire un’opera illegittima,  tantomeno abusiva, dal momento che si tratta di immobili costruiti nel 1853, prima dell’Unità d’Italia, ossia una delle prime testimonianze di archeologia industriale.

 

Va sottolineato, inoltre, che molte opere colpite dall’incendio sono sopravvissute come parti delle mura perimetrali, segnatamente limitate zone della copertura, la ciminiera, la sala Galileo, tutte le fondazioni, le  strutture dei locali impianti presenti nel sottosuolo, le vasche di raccolta acque piovane di 4000 mc, tutte parti scampate all’incendio devastante che sarebbe impossibile demolire. Solo un quarto di Città della Scienza è stata colpita dall’incendio visto che tutti gli immobili a valle di Coroglio sono ancora intatti.
Un altro motivo per il quale non è possibile definire quegli immobili abusivi è che nel  1993 sono stati restaurati sulla base di un progetto in linea con il  PRG allora in vigore, approvato dalla Soprintendenza. BB.AA.AA. nel 1994.

 

Mi chiedo come si possa definire illegittima un’opera come la Città della Scienza che rientra nell’elenco delle “Opere di rilevante interesse storico-artistico 1945-2005, Ministero BBAAAA-DARC / Soprintendenza  BBAAAA Napoli e Provincia” un’opera costruita con capitali pubblico privato a seguito di accordi di programma,  stipulati nel 1996-1997 e 2007 tra Fondazione IDIS, Regione Campania e Comune di Napoli, accordo di programma che non scadrà prima della metà di questo secolo.
Probabilmente Donatone vuole fare riferimento al vigente PUE che scade l’anno prossimo, il quale prevedeva la delocalizzazione di quella parte di Città della Scienza a valle di Coroglio, al limite della spiaggia demaniale, senza tenere conto che la soluzione più praticabile, invece, è quella di ricostruire in tempi brevi  75.000 mc danneggiati, mentre come si potrebbe realizzare la delocalizzazione dell’intero comprensorio che conta 120.000 mc, per i quali non esiste ancora una sede alternativa? …per non parlare poi dei centinaia di posti di lavoro che andrebbero inevitabilmente persi!

 

Alcuni comitati del posto lamentano il fatto che la Città della scienza preclude la discesa a mare, ma vorrei ricordare che nell’area della Fondazione (area privata – non demaniale) è possibile realizzare 2 accessi liberi (distanti fra loro oltre 200 m., al limite nord ed al limite sud dell’area stessa), varchi che nessuno fino ad ora ha reclamato forse perché condurrebbero a una porzione di spiaggia da decenni deperita e in stato di abbandono, mai bonificata, pulita e resa agibile”.
                 
                  
(Arch. Gaetano Troncone
Consigliere Comunale Napoli
Presidente Commissione Affari Istituzionali)

 

Prosegue il dibattito e la discussione, dall’incendio della Città della Scienza di un anno fa a oggi, su cosa bisogna fare e come. A livello nazionale non se ne parla, ma sarebbe un bel caso da analizzare ponendo in rapporto processi edilizi e politici del nostro paese.

 

Città della Scienza: rileggi i fatti dell’incendio di un anno fa.

 

Segui la vicenda su Studio147.org, gli architetti e il Museo della Scienza, dibattito sulla riscostruzione.

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