Boom musei per Pasqua, ecco perchè bisogna investire sulla cultura

Il weekend pasquale ha portato buone notizie per la cultura e i beni culturali italiani. Incredibile amici, Pompei è stata visitata da oltre 15.696 turisti nel solo giorno di Pasquetta, +31% rispetto  ai 12 mila di un anno fa: l’apertura delle tre nuove domus ha funzionato. Ecco il motivo per cui in Italia il Governo deve investire sulla cultura, che non sia però solo quella “tradizionale” (musei, scavi archeologici, lirica) ma anche quella che interessa molti giovani (teatro, musica, concerti, mostre fotografiche, cinema).

 

Dopo le tante notizie di crolli e di ritardi a Pompei, un segnale positivo, che ha fatto twittare soddisfazione anche al ministro della cultura Franceschini. Si #cambiaverso scrive Franceschini, e speriamo. Bisogna però sottolineare il fatto che il verso si cambia perché i turisti vanno a visitare i siti archeologici, non perché il Ministro, che pure si sta muovendo più di alcuni suoi predecessori, ha avuto qualche idea brillante. I musei e i siti archeologici aperti? Va bene, mi pare il minimo. E anche l’apertura delle tre nuove Domus mi pare il minimo. Dopo tutto quello che è crollato, un minimo di rilancio. Il rilancio sembra però ancora a spot, non abbiamo notizia di iniziative che diano finanziamenti strutturali e fissi al mondo della cultura (che non sia solo quello del teatro, perché la cultura è anche altro e oggi i giovani si interessano anche ai concerti e alla musica indipendente, solo per fare un esempio) e ai beni culturali italiani.

 

Per la cronaca, a Pompei le più gettonate sono state la dimora di Trittolemo e la casa di Romolo e Remo. Anche nella sontuosa domus di Marco Lucrezio Frontone il via vai dei visitatori è stato costante per tutto il giorno.

 

Finita la Pasqua, le tre nuove domus rimarranno aperte (gli scavi sono aperti anche il 25 aprile e il 1 maggio) ma con orari più limitati. La sperimentazione continua e in progetto c’è di arrivare presto a nuove aperture. È qui che sbagliamo. Bisogna investire soldi sul personale per i beni culturali, per mantenere aperti più spesso i siti archeologici di Pompei che, abbiamo visto, portano turisti. Per la farla molto concreta, i turisti si sa portano soldi (non solo al sito o al museo in questione, ma anche agli esercizi commerciali adiacenti e alla città che li ospita) e i soldi vanno reinvestiti nel settore cultura-beni culturali. Ce la faremo? È molto semplice, ma fin’ora non ce l’abbiamo fatta. Sono anni che sputiamo sopra Pompei, per esempio.

 

Passo a Milano. I Musei civici sono stati visitati da più di 9.500 e le Mostre da più di 13.800 nel corso del weekend di Pasqua. Il record l’hanno fatto registrate l’esposizione “Klimt. Alle origini di un mito” (più di 5.300 ingressi) e il Castello Sforzesco (più di 2.900). Anche il Museo del Novecento, il Museo di Storia Naturale e l’Acquario hanno riscosso molto successo. 1.155 i visitatori di “100% Original Design”.

 

Questi sono solo alcuni dati. Anche Firenze è stata visitata da moltissime persone, ci sono andato anch’io, e anche Roma. Quando ci decideremo a investire di più su un settore simile? Sveglia. Bisogna però che il Governo approfondisca la propria idea di cultura. Oltre a questi siti e a questi musei, che vanno per la maggiore ed è tutto grasso che cola, il paese vive di tante altre cose. Bray aveva dato il via a un buon corso, prestando attenzione non solo alla cultura tradizionalmente intesa ma anche alle altre forme di espressione culturale alle quali i giovani dedicano tempo e fatica.

 

C’è il teatro, c’è il cinema, c’è la musica, la fotografia, attività che vanno incoraggiate e aiutate. Quanti film di qualità vengono prodotti in Italia senza trovare una distribuzione? Quanti festival di musica indipendente vengono organizzati? Molti e ancora molti. Sono realtà che non possono essere ignorate. Sveglia. La cultura in Italia passa per i musei e gli scavi, sui quali però i Governi non investono. Ma non investono neanche sulle altre attività culturali. E allora, dove investono? Non investono, appunto. Bisogna tenere aperti gli occhi su tutte le forme culturali possibili, e prima di tutto bisogna guardare a esse come a risorse che, da un alto, attraggono turisti, dall’altro permettono ai giovani di esprimersi.

 

di Enrico Patti

 

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