La città creativa e lo spazio pubblico, una call for papers

biennale spazio pubblico

(di Marcello Balzani)

Il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e La Sapienza di Roma (Dipartimento di Scienze sociali ed economiche) promuovono un’interessante call for papers all’interno della Biennale dello Spazio Pubblico 2017. La stimolante call “La Città creativa – Spazi Pubblici e Luoghi della Quotidianità” ha come focus la città creativa e gli spazi pubblici anche intra-visti attraverso il filtro della quotidianità, ovvero dei luoghi non troppo referenziati e funzionalizzati.

La creatività! In un suo celebre libro del 1977 Bruno Munari ci ricordava che la creatività è “tutto ciò che prima non c’era, ma realizzabile in modo essenziale e globale” e, poco dopo, girando la pagina e trovandosi di fronte ad un nero intenso in cui alcuni puntini luccicanti formavano la parola immaginazione, scriveva che “la fantasia, l’invenzione, la creatività pensano, l’immaginazione vede”. Da un punto di vista oggettuale il ragionamento non fa una grinza. Ma quando dal prodotto si passa al contesto (urbano, del paesaggio, ecc.) le grinze cominciano ad apparire, aumentano e risulta molto complesso (attenzione complesso e non complicato!) individuare una metodologia di approccio progettuale “essenziale e globale”!

Se poi nell’humus creativo (che stimola le sinapsi e rende trasversali i percorsi ideativi, intersecate le fantasie e interdisciplinari gli inneschi) si fa crescere il germe della quotidianità, ovvero della normale disattenzione e del non-senso casuale, del non-funzionale predeterminato, del rituale routinario e di chi più ne ha più ne metta…. provate ad immaginare (ovvero a vedere secondo gli occhiali di Munari) cosa ne può nascere! Non è poi solo un interesse sociale, un intento partecipativo o un bisogno inclusivo a rendere lo spazio pubblico così potenzialmente disponibile all’interpretazione e alla trasformazione. I comportamenti disegnano lo spazio pubblico. Una multiculturale prossemica (individuale e di gruppo) governa i luoghi e i non luoghi dello spazio non racchiuso che come in un’intersezione continua di uteri (confinamenti trasparenti condizionati dal consumismo reale e interattivo) rende accogliente, segregante, estraniante e soprattutto esclusivo (piuttosto che necessario) lo spazio contemporaneo. Non è più un problema di spazio pubblico e di spazio privato, secondo una definizione dell’epoca della Rivoluzione Francese. Oggi le tante comfort zone modellate dal wi-fi della seduzione digitale sembrano più potenti di tutto ciò che la realtà offre al contorno e nella visione periferica che appare oltre la messa a fuoco del proprio smartphone.

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La creatività dello spazio pubblico dovrebbe cominciare con il tornare ad imparare l’arte di perdere le cose o di perdersi, tanto per citare il titolo di una stupenda poesia di Elizabeth Bishop. Provate a rileggere i paesaggi contenuti nelle Immagini di città o (meglio ancora) nell’Infanzia berlinese di Walter Benjamin: “Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. (…) Quest’arte l’ho appresa tardi; essa ha esaudito un sogno, le cui prime tracce furono i labirinti sulle carte assorbenti dei miei quaderni”. Ma non perdiamoci nella quotidianità… del ricordo. Cosa scrivono al proposito dei contenuti dell’iniziativa gli ideatori della call for papers?

“Negli ultimi venti anni l’espressione città creativa è diventata una locuzione onnicomprensiva in uso ad architetti, urbanisti, studiosi di scienze sociali, economisti. La sua formulazione individua azioni leggere, soluzioni veloci, strumenti alternativi; comprende aspetti innovativi ed eterodossi, è espressione di originalità e dinamismo, è una promessa di futuro e in quanto tale uno stimolo all’azione. Nello stesso tempo quella della città creativa sembra essere una delle più diffuse retoriche contemporanee, capace di comprendere aspetti come sostenibilità, progresso, sviluppo, democrazia; ormai diventate parole talmente diffuse da non avere più contorni definiti. Ma cosa può offrire il concetto di città creativa per affrontare i problemi delle città? La call riprende un interrogativo molto diffuso, riproponendolo ad autori provenienti da diversi ambiti. Per un approccio critico e un dialogo multidisciplinare a partire dalla relazione tra spazi pubblici e creatività.”

Ci sarà da divertirsi! Dopo tutto de_vertere (volgere altrove lo sguardo, deviare, distogliere l’attenzione) è il punto di partenza del divertimento e non c’è nulla di divertente come ribaltare alcuni punti di osservazione critica predeterminati per aprire le porte alla creatività per tutti.

Call for papers La Città Creativa: come si fa

Per partecipare dovrà essere inviato un abstract con allegato un sintetico curriculum vitae. Dopo l’accettazione degli abstract da parte della commissione giudicatrice, dovrà essere inviato il full paper insieme alla liberatoria per la pubblicazione del contributo. La pubblicazione, realizzata a cura del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e dal Dipartimento di Scienze sociali ed Economiche dell’Università di Roma La Sapienza verrà presentata durante le attività della Biennale Spazio Pubblico nei giorni 25, 26 e 27 maggio 2017. L’obiettivo è la condivisione di ricerche teoriche e di sperimentazione applicata elaborate da studiosi, progettisti e cultori delle molteplici discipline afferenti. La partecipazione è aperta alle differenti competenze disciplinari ed è finalizzata alla realizzazione di un volume edito dal CNAPPC e pubblicato in versione digitale (con ISBN).

Inviare l’abstract, in italiano o in inglese, massimo 1800 battute, e un breve curriculum vitae a callforpapers@cittacreative.eu

Call for papers La Città Creativa: le date

  • 28 marzo 2017: termine per la presentazione dell’abstract
  • 31 marzo 2017: comunicazione di accettazione dell’abstract
  • 10 maggio 2017: consegna del full paper
  • 25 – 27 maggio 2017: presentazione del volume

Call for papers La Città Creativa: la commissione

Rossana Galdini, Professore Associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio Dipartimento di Scienze sociali ed Economiche – Sapienza – Università di Roma; Alessandro Marata, Coordinatore Dipartimento Ambiente Energia e Sostenibilità Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori; Mario Spada, Coordinatore Biennale Spazio Pubblico 2017.

 

Nell’immagine, un momento della Biennale dello Spazio Pubblico 2015.

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