Biennale di Architettura, Padiglione Montenegro: il futuro dell’architettura dell’ex Jugoslavia

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Alla XIV Mostra Internazionale di Architettura, il Padiglione del Montenegro presenta Treasures in Disguise, una mostra che esplora il passato, il presente e i possibili futuri dell’architettura jugoslava in Montenegro attraverso quattro esempi di architettura tardo-modernista costruiti tra il 1960 e il 1986: Dom Revolucije, Hotel Fjord, Kayak Club “Galeb,” e Spomen Dom.

 

Curata da un gruppo internazionale di architetti e critici di architettura composto da Boštjan Vuga (Sadar+Vuga), Dijana Vučinić (DVARP), Simon Hartmann (HHF Architects), Ilka & Andreas Ruby (Ruby Press) e Nebojša Adžić, la mostra si propone di innescare una riflessione sulla rigenerazione urbana in Montenegro e sul futuro dell’architettura dell’ex Jugslavia.

 

Quando i quattro edifici in mostra vennero realizzati, irradiavano l’entusiasmo e la fiducia nei confronti della nuova società che si andava costituendo. Oggi, solo pochi decenni più tardi, questi stessi edifici rappresentano esattamente il contrario: poco utilizzati, se non del tutto abbandonati, e privi di manutenzione, delineano il testamento del fallimento del modernismo e della suddivisione dell’ex Jugoslavia. Nessuno sembra essere in grado di riconoscere il loro valore, per cui il loro destino sembra segnato: degrado e demolizione.

 

Ma come può qualcosa che nasce dall’ottimismo collettivo “abbandonare” la sua promessa in un tempo così breve? La scomparsa di questi edifici è davvero dovuta a un’intrinseca mancanza di qualità o a una mancanza di empatia in grado di risvegliare un potenziale latente che potrebbe essere nascosto sotto la patina del disincanto ideologico nei confronti del modernismo?

 

I curatori del Padiglione si confrontano con questa seconda risposta: questi edifici rappresentano una risorsa culturale troppo preziosa per essere distrutta. Offrendogli una seconda possibilità, essi sorprenderanno per la loro unicità spaziale e programmatica e per il loro potenziale sociale.
Obiettivo della mostra è aiutare il pubblico, attraverso la rappresentazione degli interni e degli esterni di questi quattro emblematici edifici, a scoprire la perturbante bellezza di strutture che, pur sembrando oggi architetture in rovina, non sono altro che tesori sotto mentite spoglie.


a cura di Federica Maietti


SCHEDA EVENTO
14. Mostra Internazionale di Architettura
Treasures in Disguise


Curatori
Boštjan Vuga, Dijana Vučinić, Simon Hartmann, Ilka & Andreas Ruby e Nebojša Adžić


Luogo
Padiglione del Montenegro
Palazzo Malipiero, Ramo Malipiero
San Marco, 3079


Periodo
dal 7 giugno al 23 novembre 2014


Orari
dalle 10.00 alle 18.00
chiuso il lunedì


Per ulteriori informazioni
treasures-in-disguise.net

 

Nell’immagine di apertura, Dom Revolucije, interior. Photo © Luka Bošković Photography

 

— english text

Treasures in Disguise is an exhibition exploring the past, present, and possible futures of Yugoslav architecture in Montenegro for the 14th International Architecture Exhibition at la Biennale di Venezia. The Montenegro Pavilion presents four examples of late-modernist architecture that were built in Montenegro between 1960 and 1986: Dom Revolucije, Hotel Fjord, Kayak Club “Galeb,” and Spomen Dom.

 

Curated by an international group of architects and architectural critics: Boštjan Vuga (Sadar+Vuga), Dijana Vučinić (DVARP), Simon Hartmann (HHF Architects), Ilka & Andreas Ruby (Ruby Press), and Nebojša Adžić, the exhibition seeks to start a conversation about urban regeneration in Montenegro and the future of the former Yugoslavia’s architecture.

 

When the four buildings on display first opened, they radiated their builders’ enthusiasm and confidence about the new society they were building. Today, only a few decades later, these buildings embody the complete opposite: poorly used (if at all) and maintained (if ever completed), they are a testament to the failure of modernism and the breakdown of Yugoslavia. Nobody seems to be able to recognize their value, hence their fate seems sealed: decay and demolition.

 

But how can something that was born out of a collective optimism lose its promise in such a short period of time? Is the demise of these buildings really due to an intrinsic lack of quality, or have we been unable to treat them with enough empathy to awaken a dormant potential that might be hidden underneath the patina of our own ideological disenchantment with modernism?

The curators of this pavilion believe it is the latter. These buildings represent a cultural resource that is too precious to destroy; if given a second chance, they will surprise us with their unique spatial, programmatic, and social potential.

 

The aim of the exhibition is therefore to help the audience, through architectural representations of the interiors and exteriors of the four buildings, discover the uncanny beauty of structures that, while they look like ruins today, are nothing but treasures in disguise.

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