Future Islands: la Nuova Zelanda fluttua nella Biennale Architettura 2016

La mostra Future Islands – un gruppo di “isole” sospese in un mare virtuale nelle sale al primo piano di Palazzo Bollani – rappresenta la Nuova Zelanda alla sua seconda partecipazione alla Biennale Architettura 2016.

Attraverso ventidue forme fluttuanti e oltre mille modelli di lavori realizzati da progettisti e studenti del paese, l’esposizione neozelandese suggerisce le varietà di approcci possibili alle condizioni incerte dell’architettura contemporanea, offrendo paesaggi alternativi ed esplorando i frutti pratici e teorici di una delle società più innovative, creative e variegate al mondo. Nato da un’idea del curatore Charles Walker, l’allestimento per il padiglione della Nuova Zelanda unisce in uno storico palazzo veneziano la visione creativa delle isole del futuro e la leggerezza dei modelli ottenuta dal materiale da costruzione per le imbarcazioni da competizione. La mostra di Future Islands emerge nell’intenso ambiente della Biennale con i suoi toni leggeri, che stimolano l’immaginazione, inserendo gli spettatori stessi tra le isole fluttuanti dell’allestimento.

I gusci galleggianti – elementi di vetroresina, fibra di carbonio o canapa, anche di diversi metri di diametro, sospesi ai soffitti delle sale espositive – sono stati realizzati dalla Core Builders Composites, compagnia con sede a Warkworth che realizza yacht per Oracle e altri comitati partecipanti alle regate della Coppa America. Disposti sulla superficie delle isole, o intorno ad esse, sono esposte centinaia di modelli rappresentativi di cinquanta lavori, frutto di un’ampia gamma di progettisti neozelandesi – architetti di grandi e piccoli studi professionali, laureati e studenti in corso – e differenti per tipologia, scala e proposta. Si tratta di progetti realizzati e non, affiancati da esercizi puramente speculativi, non di minore dignità ed efficacia comunicativa. Infatti questa mostra riconosce e incoraggia il lavoro di puro studio, poiché gli architetti hanno la responsabilità di sviluppare nuovi modi che permettano la convivenza di persone diverse in contesti sociali e naturali mutevoli.

Future Islands è pertanto un arcipelago metaforico di proposte progettuali, sviluppato su tre temi principali: le risposte in architettura alle crescenti diversità del paese; la natura instabile della pratica contemporanea; la responsabilità professionale e sociale degli architetti nel dedicarsi a progetti puramente speculativi.

I molteplici “racconti per isole” sulla storia dell’architettura neozelandese chiariscono l’influenza – spiegata dai curatori stessi – del romanzo Le città invisibili di Italo Calvino sulla scelta espositiva. Il testo, di natura allegorica, ruota attorno a una conversazione sulle città e la vita tra l’Imperatore Mongolo Kublai Khan e l’esploratore Veneziano Marco Polo, che nel corso di nove capitoli narra di cinquantacinque città meravigliose che ha conosciuto nel mondo. Ciascuna storia si è rivelata alla fine essere un aspetto, un racconto di una sola città: Venezia. Con lo stesso spirito, l’esposizione offre una lettura dell’architettura contemporanea in Nuova Zelanda, un luogo insulare che, alla pari di Venezia, è narrato nelle sue molteplici possibilità. La scelta pratica di aver utilizzato forme leggere come appoggio instabile dei progetti proposti, di una materialità che risaltasse i modelli della mostra, ha reso ancor più evidente l’aspetto allegorico, ispirato dal romanzo di Calvino, tanto ricercato e apprezzato dall’équipe creativa.

Leggi anche l’articolo sull’evento collaterale The Forests of Venice alla Biennale Architettura 2016 

La proposta espositiva delle isole è frutto di un gruppo creativo guidato dal curatore Charles Walker – Co-direttore del Colab research unit presso l’AUT University di Auckland – e dalla collega associata Kathy Waghorn – School of Architecture e Planning dell’Università di Auckland – che è stato selezionato, come contributo nazionale alla Biennale, all’interno di un concorso tra quindici squadre guidate da architetti neozelandesi attivi in Italia e all’estero per comunicare nel modo più esaustivo l’architettura della Nuova Zelanda.

Le Future Islands ospitano realtà diversissime quali città, edifici isolati e complessi articolati dentro e fuori le isole, macchine che modificano la natura delle stesse, persone e animali che le popolano. Ciascun elemento si appropria dello spazio insulare in molteplici modi, ancorato saldamente al suolo, solo appoggiato, appeso al soffitto e capovolto sulla superficie dei gusci, spingendo l’osservatore a guardare ogni singola realtà proposta da molteplici prospettive. Non c’è realismo nella composizione ma sono esplicitati paesaggi estremi, una rappresentazione che il concetto stesso d’isola comunica. L’idea di utilizzare le isole come mezzo comunicativo metaforico nasce dalla loro immagine consolidata come luoghi di possibilità per diversi stili di vita, e siti ideali per nuove opportunità ed esplorazioni, ispirando la narrativa romantica e utopica. In questo spirito, l’esposizione presenta la pratica, le scoperte e le frontiere dell’architettura contemporanea neozelandese.

Tony van Raat, direttore del Architecture Research Lab presso la AUT University e Commissario dell’esposizione neozelandese per il New Zealand Institute of Architects, considera la Biennale di Venezia – evento di architettura leader a livello mondiale – una vetrina meravigliosa per tracciare un profilo dell’architettura di questo paese, in quanto talento creativo e abilità tecnologica. È l’ambiente ideale per mettere alla prova la pratica e la teoria, dando un apporto a un dibattito internazionale sulle sfide dell’architettura, e accrescere la consapevolezza delle capacità progettuali della propria terra, creando reti di contatti e basi di scambio formativo e professionale anche all’estero.

Il messaggio della Nuova Zelanda, rispetto alle attuali direzioni dell’architettura, è d’instabilità, speranza e richiamo alla responsabilità del progettista. Ogni isola è autonoma e condivide con le altre lo stesso mare, fluttua imperturbata ma è esposta al cambiamento. L’architettura è soggetta agli stessi rischi, come parte e come tutto, e vive la stessa mutevolezza di un arcipelago, nella consapevolezza che i progettisti hanno gli strumenti per affrontare le sfide proposte. Sta alla sensibilità degli architetti capire i tempi e gli esiti dei cambiamenti da seguire. Il front visto dall’altra parte del pianeta fluttua in un mare di possibilità.

di Laura Abbruzzese

 

SCHEDA EVENTO
15. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia
Padiglione Nuova Zelanda
Future Islands

Commissario
Tony van Raat

Curatore
Charles Walker

Espositori
Kathy Waghorn, Jessica Barter, Stephen Brookbanks, Maggie Carroll, Bruce Ferguson, Minka Ip, Jonathan Rennie, Rewi Thompson

Luogo
Palazzo Bollani, Castello, 3647
Venezia

Periodo
27 maggio – 27 novembre 2016

Orario
10:00 – 18:00
chiuso il lunedì

 

Per ulteriori informazioni
venice.nzia.co.nz
www.labiennale.org

 

Nell’immagine di apertura, esposizione di Future Islands presso Palazzo Bollari, Castello, Venezia. © Laura Abbruzzese

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