Beni Culturali, un modo diverso per valorizzarli

Già nell’edizione di Restauro 2015 a Ferrara, con l’idea di individuare un percorso trasversale all’interno del Salone, si ebbe l’intuizione coraggiosa di scegliere Smart Museum e di aprire, in maniera più strutturata ed identificabile, le tematiche conservative e della tutela a quelle della valorizzazione.

A meno di un anno di distanza il XXIII Salone del Restauro_Musei (alla Fiera di Ferrara il 6-7-8 aprile) si sdoppia, o meglio si potrebbe ammettere che concettualmente, un po’ come avviene per l’immagine digitale (nel rapporto reale/virtuale tanto caro ai nostri tempi) si ibrida, si incrocia, si innesta.

Infatti non è uno sdoppiamento (di logo o di spazio) quanto piuttosto, un po’ seguendo il tracciato delineato dalla riorganizzazione del MiBACT nel pieno rispetto dell’art. 9 della nostra Costituzione, una diversa modalità di mettere a sistema (e a valore) i potenziali che si ricollegano ai Beni Culturali.

Come se la vita, che passa e attraversa i luoghi della cultura, in tutte le sue forme, potesse trovare un corrispettivo nelle strategie (ricerche, metodologie, applicazioni, strumenti, tecnologie) che trasformano le forme della materia.

Per molti cittadini europei, e non solo, è da sempre più facile comprendere cosa significa il termine Museo piuttosto che cosa può rappresentare il termine Restauro.

Mentre risulta sicuramente più valorizzante individuare nella varietà e nell’adattabilità dei Musei tutte le sinergie di tutela e conservazione che il Restauro può e deve sviluppare ed integrare sul patrimonio materiale e immateriale.

Musei è al plurale, perché non è il carattere di una specie che si vuole mettere in risalto, quanto piuttosto il grado di biodiversità connesso alla connaturata inclusività culturale che i Musei esprimono.

Ecco quindi perché il XXIII Salone del Restauro_Musei di Ferrara si trasforma, sviluppando una propria evoluzione: da una trasformazione graduale delle forme della vita (Lamark) al meccanismo della selezione naturale come “motore del cambiamento evolutivo” (Darwin), aprendo il dibattito sul cambiamento adattativo e sul nuovo significato (importantissimo) di diversità.

Credo che quanto sia avvenuto negli ultimi anni, soprattutto in Italia e nell’Unione Europa per merito in molte situazioni dei nostri rappresentanti, dimostri come questo punto di vista biologico sia riuscito a colonizzare le scienze umane (antropologiche e sociali, ma anche tecniche e tecnologiche) e a trasferire gradualmente nel pensiero culturale una nuova interpretazione (anche economica) per riscoprire e valorizzare la ricchezza dei saperi e delle forme ad essi connesse.

È un tema volutamente aperto.

Per l’architettura gli effetti sono i più svariati in funzione del versante da cui vengono percepiti: storico, tecnologico, tipologico, rappresentativo (morfologico_digitale) e sociale. E i beni culturali, e gli straordinari percorsi di ricerca prodotti con il progetto di restauro (architettonico e non solo), e la ricca strategia proposta all’interno della multiforme varietà dei musei sono lì a dimostrarlo e sono dotati di un’inverosimile bellezza ed energia culturale come di innovazione formale.

La forza di questi processi di miscelazione risiede prima di tutto nel concetto di diversità, che non è assolutamente un dato negativo, e poi nel confronto con il potere e il significato del termine identità. Da un lato conosciamo il valore del suo significato nel rapporto con la tradizione e l’interpretazione delle trasformazioni dei luoghi e dei tessuti come dell’architettura. Dall’altro può anche costituire una barriera, un bastone rigido (come ci ricorda François Laplantine citando Niels Bohr) con cui, diversamente dal bastone flessibile, determiniamo il comportamento di un soggetto e il suo modo di ragionare. Se il bastone, con cui esploriamo sperimentalmente la realtà da osservatori, è rigido vuol dire che fa parte della mano, è un suo prolungamento, quindi è più connesso ai preconcetti dell’osservatore, ma se invece è flessibile la demarcazione su ciò che sarà possibile tracciare potrà essere anche più vicina all’osservatore e la realtà dell’oggetto penetrerà nel bastone. Una modalità è più inclusiva, l’altra meno.

Le idee sono più interessanti de l’idea.

Credo che Restauro_Musei rappresenti bene questo equilibro e il percorso (complesso ma molto stimolante di scelte e di strategie) che può essere compiuto per raggiungerlo.

Il Salone Restauro_Musei ci ricorda da dove veniamo e quanto è importante dare significato alla conservazione di questa memoria, non per il passato ma per il nostro futuro.

Il Salone Restauro_Musei ci mette di fronte le contraddizioni e i conflitti e come attraverso un percorso di interpretazione e la difesa di un significato culturale possono essere risolti: conservare la memoria per restaurare la materia.

Il Salone Restauro_Musei rende flessibile il nostro bastone con cui investighiamo la realtà, perché siamo continuamente alla ricerca di conoscenze, spontaneamente curiosi come dei bambini tra le forme della vita in trasformazione come della materia.

E anche la Maggioli Editore sarà presente al Salone di Ferrara, promuovendo oltre 20 iniziative fra convegni, seminari e mostre. Ma soprattutto la Maggioli inaugura, proprio al XXIII Salone del Restauro_Musei di Ferrara, una sua nuova sezione operativa: Maggioli_Musei; www.maggiolimusei.it è rivolta ai servizi culturali e non solo per il settore museale. È un momento importante, che mette in relazione molti aspetti dell’architettura, del territorio, delle risorse culturali, sociali ed economiche, in cui la professione e il ruolo dell’architetto risulteranno sempre più centrali.

di Marcello Balzani

 

Nell’immagine, i progetti vincitori della V Edizione del Premio Domus Restauro e Conservazione, in mostra al XXIII Salone del Restauro_Musei

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