Beni culturali, i volontari non sono un MALE NECESSARIO

I beni culturali vivono di volontariato. Questo ormai è un ritornello che sentiamo spesso, perché corrisponde alla verità. Alcuni vedono il volontariato come qualcosa di buono ma non troppo. Bene ma non benissimo insomma. Perché? Perché della cultura dovrebbero occuparsi i professionisti. Ma quanti professionisti si mettono a disposizione della cultura e dei beni culturali? Zero. Perché non ci sono i soldi e finchè non ci sono i soldi i professionisti, che lo fanno per lavoro, giustamente non sono disponibili.

 

Allora arrivano i giovani volontari, che non vengono pagati. Certo anche loro vorrebbero vivere con e lavorare nel mondo della cultura, ma per ora hanno solo il volontariato per starci dentro. Questo il pensiero comune. E se invece incominciassimo a pensarla diversamente? Come? Ve lo dico subito. Magari alcuni volontari hanno già un lavoro e occupano il tempo libero, o anche alcune ferie, per dedicarsi ai beni culturali. Oppure altri dedicato tutto il proprio tempo, magari per un determinato periodo di tempo più o meno lungo, perché hanno dato gli esami della sessione, hanno momentaneamente finito di studiare e hanno un po’ di tempo libero da dedicare a quello che gli piace.

 

Hanno la passione, e lo fanno per questo. E se la stessa passione muovesse altre persone che si sono addormentate, allora i beni culturali funzionerebbero molto meglio. Perché poi, non è detto che se riusciamo a pagare i professionisti, questi faranno un buon lavoro, perché molti sono spiaggiati, e l’Italia ha un grande naso per scegliere professionisti spiaggiati. Quindi non vuol dire che se paghiamo qualcuno farà un buon lavoro, perché non c’è passione.

 

Ho letto un’intervista a Klaus davi, su Tafter.it, che dice esattamente così:


“Klaus, si sono svolte le selezioni dei volontari da impiegare nei musei e nei siti archeologici. Lei è veramente convinto che questa sia una valida soluzione per il rilancio dei beni culturali?
L’iniziativa serve a promuovere una discussione e a dimostrare che i nostri ragazzi non sono dei fannulloni, anzi, che sono disposti ad investire il proprio tempo libero per valorizzare il patrimonio artistico italiano e per mettersi in gioco facendo un’importante esperienza formativa.


Alcuni giorni fa, il 25 giugno, è stata approvata definitivamente la legge che riconosce i professionisti dei beni culturali. Non crede che alimentando il volontariato possa passare il messaggio che le competenze per svolgere tali mansioni siano alla portata di tutti, mentre in Italia esistono professionisti formati?
I laureati in Arti, Patrimoni e Mercati dello IULM sono tra i più bravi e qualificati…Professionisti formati? A Pompei non si sono visti: li leggete i giornali stranieri? Lo Stato ci ha messo sulla gogna e ci ha ridicolizzati con le sue lungaggini burocratiche.


Uno Stato che si affida ai volontari, per mantenere un museo o un sito aperto, provvederà mai ad investire le giuste risorse nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali?
Allora perché Renzi fa del sostegno e del rilancio del terzo settore uno dei perni della sua politica economica? E’ un cretino lui o sono vetero comunicatori gli altri? Siamo perfettamente in linea con gli input del premier, che sarà felice di questa iniziativa.”

 

(fonte: tafter.it)

 

Non si tratta solo di dimostrare di non essere dei fannulloni. Anzi, quella è una cosa a cui probabilmente nessuno pensa quando si mette a disposizione per collaborare all’organizzazione di qualcosa. Ma è proprio collaborare alla realizzazione di qualcosa che ti fa sentire vivo, parte di un gruppo, in un posto in cui stai bene, con gente che ti piace, facendo cose che ti piacciono. I volontari non sono un male necessario, ma una risorsa grandissima.

 

Lo stato italiano è burocrazia, ma ci sono anche persone, PROFESSIONISTI, che lavorano per lo Stato, per i beni culturali, e dormono. Non tutti certo, ma molti, visto come vanno le cose. Non è solo un problema di burocrazia. Aveva ragione Montale a dire che i poeti laureati non ne hanno da spendere perché fanno cose che non stabiliscono un contatto con la gente, cose che hanno studiato anni fa, sempre quelle, e non trovano nuove idee, perchè non si interessano troppo, non cercano, non assorbono. Non hanno passione. Quante rassegne cinematografiche noiose, uguali a quelle degli anni scorsi avete visto in giro per le vostre città quest’estate? Molte. Molte delle cose più interessanti vengono da altrove, dalle iniziative che non si servono di persone che sono lì solo perché sono professionisti. Se scegliamo i professionsiti, bisogna sceglierli bene, bisogna trovare quelli che hanno voglia di fare il lavoro, e pagarli.

 

Ma lo stato non deve solo investire in denaro, ma anche trovare le persone giuste, se proprio vuole istituzionalizzare il movimento che c’è attorno alla cultura in Italia. Altrimenti, va bene così. Anche perché non come ma se c’è lo Stato di mezzo finisce che s’ingessa tutto prima o poi, perché s’ingessano le persone.
A dire la verità Davi, che non mi sta proprio simpaticissimo, ha dichiarato quello che ho riportato e Tafter.it ha concluso altro: lui non ha detto che non bastano i volontari, Tafter ha concluso che non si può andare avanti con il volontariato. Tafter e Davi dicono due cose diverse.

 

Quindi attenzione a dire che i volontari non bastano, perché hanno quello che ci serve per fare bene le cose: la passione. E se non capiamo che è importantissimo che ci sia gente che si sbatte perché non può non farlo, perché ama quello che fa, allora non andiamo da nessuna parte. Quella è l’arte, quella è la cultura: la voglia di fare a prescindere. La cultura deve muovere da una passione. Grazie ai volontari in Italia vanno avanti festival, iniziative, piccole e grandi, e tante altre cose che è difficile elencare. Per i Beni Culturali si potrebbe pensare, per esempio, a un processo graduale d’inserimento nel lavoro dei volontari: non so, chi per anni entra a fare parte come volontario di un Istituto, di un Museo o di altro, e chi quindi ha acquisito esperienza sul campo, potrebbe essere assunto. Idea vecchia. Basta metterla in pratica.

 

Professionisti e volontari possono quindi convivere e lavorare insieme. Basta avere le idee chiare sul fatto che servono persone motivate, che i soldi, nei beni culturali, vanno investiti e che la cultura non deve essere considerata un accessorio. Abbiamo considerato accessorio Pompei, guardate come siamo ridotti.

 

di Enrico Patti

 

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