Batman critico dell’architettura

Pubblichiamo parte dell’articolo di Giovanni Corbellini, Batman critico dell’architettura, uscito sul numero 1/2015 della rivista “Paesaggio Urbano”.


(di Giovanni Corbellini) A differenza di quasi tutte le storie di supereroi, nell’universo fittizio di Batman “buoni” e “cattivi”, per quanto strani, alienati e mutanti, non sono dotati di poteri sovrannaturali: le loro capacità più letali e straordinarie sono garantite da gadget tecnologici di particolare efficacia. Questa centralità degli oggetti, del loro disegno e dell’immaginazione che li sostiene, sarebbe già sufficiente a farne uno dei fumetti preferiti da noi architetti, ma i motivi di interesse non si fermano qui.

 

Ad esempio non può fare a meno di intrigarci l’attenzione maniacale di Batman per la “corporate image”. Il marchio del pipistrello, proiettato nella notte con l’apposita fotoelettrica per chiamare l’eroe all’intervento, estende il suo profilo zoomorfo dagli aspetti decorativi al disegno di mezzi, armi e attrezzi, in un organicismo insieme minaccioso e affettivo. […] In più, lo scenario in cui si svolgono le avventure, Gotham City, è una versione gotica, notturna e distopica di New York che si rinnova a ogni storia trasformando il proprio status da sfondo dell’azione a figura protagonista (come vorremmo poter fare nei nostri progetti).

 

Un tale potenziale architettonico-narrativo ha nutrito le visioni di un regista talentuoso come Christopher Nolan, capace di rivitalizzarne le stanche traduzioni cinematografiche spingendo sul contrasto tra formalismi neo-déco e ricerca modernista della performance estrema. La stessa ambiguità, molto appropriatamente connessa alla doppia identità che ogni supereroe è destinato a vivere, è al centro di una delle ultime storie dell’uomo-pipistrello, Death by Design, scritto da Chipp Kidd e disegnato con un affascinante tratto rétro da Dave Taylor. Questa volta il “cattivo” non è uno dei soliti mostri pittoreschi […]. Come suggerisce il titolo, si tratta proprio dell’architettura. Anzi, si scopre addentrandosi nel racconto, dell’architettura contemporanea più glamour, personificata da un tronfio e arrogante archistar internazionale di nome Kem Roomhaus

 

Tarchiato e pieno di capelli, questo personaggio è una sorta di Fuffas a fumetti, la cui assonanza con il noto architetto olandese si limita alla occasione di ottenere un gioco di parole spaziale sostituendo qualche lettera. Per il resto, come nella caricatura di Crozza, assomma i più triti luoghi comuni che ci ritraggono come parolai velleitari (il nostro si dice esponente di un non meglio identificato “maxi-minimalism”), tecnicamente impreparati (calcola male le strutture), cinici e mentitori (soprattutto in materia di ecologia).

 

Roomhaus è ingaggiato da Bruce Wayne, alter ego senza maschera di Batman, per il progetto della nuova stazione di Gotham: una enorme balena spiaggiata, vagamente alla Moebius, che deve sostituire l’edificio commissionato dal padre e progettato da un fascinosissimo Gregor Greenside (e chi sta dalla “parte verde” non può che giocare per i buoni…). Nonostante abbia l’aspetto del Gary Cooper di La fonte meravigliosa, la sua vecchia stazione è decisamente più art déco che Bauhaus. Batman, nei panni di Wayne, la deve sostituire perché cade a pezzi (colpa dei “sindacati”, che avevano imposto forniture di bassa qualità…).

 

[…] Non rovino troppo la festa a chi vorrà leggere il fumetto svelando un finale architettonico molto poco sorprendente: Wayne incarica Greenside junior di ricostruire la stazione secondo la volontà dei rispettivi padri, committente e progettista: dov’era, com’era (nell’immaginario collettivo), come doveva essere (nella solidità costruttiva).
Sebbene il giovane architetto abbia a disposizione tecnologie incredibili, l’immagine conclusiva lo ritrae chino sul tavolo da disegno intento a ritracciare con matita, riga e squadra il bel prospetto simmetrico, pieno di guglie e pinnacoli come un grattacielo staliniano, disegnato a suo tempo dal papà. L’immediata solidarietà umana per il destino di questo povero ragazzo, condannato a seguire le orme del padre come molti figli d’arte, lascia presto spazio a qualche pensiero meno freudiano.

 

Per quanto stereotipati, i personaggi di contorno ritraggono posizioni ben consolidate nel dibattito pubblico attorno alla trasformazione ambientale. E il ruolo di cattivi (vanesi, cementificatori, incompetenti, complici della speculazione, se non di peggio) che ci appioppa il fumetto corrisponde in definitiva alla percezione generale. L’incerta e mutevole geografia monumentale di Gotham ne esce improvvisamente consolidata, non più disponibile a quella trasformazione continua che ne aveva alimentato la vitalità narrativa.


All’architetto virtuoso non resta che comportarsi come il giovane Greenside e ripetere forme abituali, sulle quali si proietta una identità collettiva considerata come accumulo delle pulsioni più retrive. L’identità scissa del nostro eroe risulta quindi più complessa e problematica, anche se non molto differente nei risultati narrativi. Wayne come committente si converte da modaiolo in storicista, non si capisce se per ricordare il padre, per compiacere la sua bella o per una improvvisa consapevolezza del ruolo sociale del capitale. Travestito da pipistrello e come “utente” delle articolazioni architettoniche, sia pure molto particolare, perde viceversa ogni nostalgia a favore della necessità di prestazioni sempre più efficienti. La sua sopravvivenza si affida alle tecniche più avanzate, ma queste sono nascoste nella Bat-caverna. Senza maschera decide quale maschera deve rivestire l’architettura. Indossato il costume ne apprezza lo svelamento…

 

Come si conviene, in opere di immaginazione, ogni riferimento a fatti reali è puramente casuale.


Giovanni Corbellini, Architetto, ricercatore in progettazione architettonica, Università di Trieste


L’articolo completo di Giovanni Corbellini è pubblicato sul numero 1/2015 di “Paesaggio Urbano”.

 

Nell’immagine, Chipp Kidd, Dave Taylor, Batman. Death by Design, DC Comics, New York 2012

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