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Acquedotto Alto Calore

Acquedotto Alto Calore

A Solopaca, in provincia di Benevento, un serbatoio idrico diventa opera d’arte grazie al progetto di Mimmo Paladino realizzato dallo studio di lighting design Cannata&Partners.

 

L’ingresso di un serbatoio idrico diviene opera d’arte. L’artista cicatrizza con una tintura blu i tagli funzionali che l’ingegnere ha inferto alla montagna e un cuore ricoperto di graniglia cobalto si apre nella roccia.
Per la realizzazione di questo progetto di lighting design sono state affrontare una serie di problematiche. Innanzi tutto l’ubicazione del luogo: il sito oggetto dell’intervento si trova sul Monte Pizzuto, all’interno del Parco Regionale del Taburno e Camposauro, a circa 600 metri di quota, dove l’inquinamento luminoso è pari a zero e dove il fascino della luna e delle stelle al calar del sole regna sovrano; poi la salvaguardia di specie animali classificate come protette: il WWF aveva segnalato ai progettisti la corrispondenza delle coordinate del luogo con la traiettoria di migrazione di particolari specie di uccelli in via di estinzione; infine l’interazione con le altre figure coinvolte nel progetto: non semplicemente con un tecnico, un architetto, ma un artista del calibro di Mimmo Paladino, conosciuto in Italia e all’estero.

 

All’interno del gigantesco manufatto Paladino, come è tipico della sua concezione artistica, aveva totalmente ridefinito lo spazio a sua disposizione. Una parete concava alta 25 metri, realizzata in fase di apertura del fronte di scavo della galleria per una superficie di 2. 500 mq, esibiva una colorazione blu (derivante dall’applicazione di un impasto cementizio ad hoc su una base di spritz beton) che balzava all’occhio da lontano, tra il verde dei boschi e l’azzurro del cielo; alla base della parete, spazi e piazzali, convergenti in due vasche d’acqua, si corredavano di panche ed aree di sosta atte ad offrire ai visitatori il godimento dell’opera e del paesaggio delle montagne del Camposauro, dei Monti del Titerno e di quelli del Matese, che orlano la piana telesina. L’architettura, scevra di decorazioni, minimalista, industriale, era impostata da rapporti spaziali e direttrici impercettibili, in una grande esplosione di riflessi emessi dalla graniglia di vetro o dall’acqua stessa. Il cemento, la sola materia impiegata sia all’interno che all’esterno, assecondava un’unica visione di colore grigio in armonico rapporto con il blu della grande parete.
L’impiego di tecnologie non invasive ha permesso di raggiungere risultati significativi nonché di vincere una sfida importante.
Il progetto si caratterizza, principalmente, per la forte volontà di non interferire con l’ambiente circostante salvaguardando la bellezza degli effetti e dei riflessi generati dalla luce naturale. Sono state accuratamente evitate ogni forma di amplificazione o effetto speciale, lasciando che fosse la natura a fare da protagonista attribuendo alla luce artificiale una funzione puramente secondaria, accessoria, di accompagnamento.
La luce intesa come un leggero rischiarimento di sottofondo, unito ed in sincrono con il movimento lento della luna. I due diversi momenti di illuminazione previsti, contrazione (sistole) ovvero luce di sottofondo e distensione (diastole) ovvero luce più intensa, sono in stretta relazione alle quattro fasi lunari: luna piena - illuminazione minima; assenza di luna - luce massima. E tra loro le due variazioni intermedie. Ma anche negli stadi di maggiore intensità la luce non è mai eccessiva, mai si impone offendendo gli occhi, il livello di illuminamento è sempre contenuto, misurato, tale da preservare inalterato l’equilibrio con gli ingredienti naturali del luogo e generare una costante atmosfera soffusa, di grande impatto emozionale. L’intensità di luce delle diverse aree è stata attentamente regolata, lasciandone alcune in penombra utilizzando speciali filtri dicroici per ottenere la giusta colorazione di luce che enfatizzasse i materiali dell’architettura e gli elementi della natura evitando ogni forma di abbagliamento.
Periodicità e ritmicità della terra si allineano a quelle della luna e l’opera trae il suo fascino, il suo valore artistico, il suo stesso significato proprio da questo rapporto, da questo dialogo tra luce artificiale e luce naturale che alterna sequenze di toni pacati a modulazioni ed espressioni più decise dell’uno e dell’altro interlocutore. Nella fase di luna piena il dialogo si addolcisce, diventa più intenso, lo scambio raggiunge il massimo livello di intimità: la luce artificiale, docile, condiscendente, minima, non si limita che a valorizzare il riflesso nell’acqua di quella naturale.
Sono state utilizzate sorgenti LED e componenti elettroniche che garantiscono i più elevati livelli di durabilità; la riduzione dei consumi elettrici ai minimi termini produce infatti un’enorme dilatazione dei tempi di manutenzione dei corpi illuminanti con la conseguente eliminazione degli oneri e delle problematiche relativi allo smaltimento. Gli apparecchi, inoltre, sono discreti, assolutamente non invasivi, tali da mimetizzarsi nell’architettura celandosi alla vista e sottraendosi ad ogni possibile forma di manomissione o danneggiamento.
L’impiego di fibre ottiche e LED ha consentito dunque di raggiungere due obiettivi fondamentali: una rilevante riduzione dei consumi energetici e un’altrettanto significativo abbassamento dei costi.
Il progetto è in linea con il principio della sostenibilità ambientale e con una nuova visione del futuro che da qualche tempo ha completamente modificato i criteri e le regole della progettazione.
L’intervento realizzato non interferisce con la luminosità del cielo, anzi lo attira in una danza primigenia fatta di luce serotina e acqua. Le due fonti primarie di vita, racchiuse in un unico luogo e sorvegliate dalla propria dea, di notte si confondono magicamente e, sensualmente, generano una seconda luna  in dialogo continuo con la primigenia Cerere, un dialogo tra luna e terra, imperituro, senza principio né fine, che ogni volta trae rinnovamento dall’influenza e dall’attrazione che ciascuna eserciterà sempre sull’altra.

 


Altre immagini del progetto

 

Per informazioni
Cannata&Partners
SS 7 Appia 82100 Benevento
Tel. +39 0824 363320        
Fax +39 0824 364954
E-mail: info@cannatalight.it


Nell’immagine di apertura, il serbatoio idrico di Solopaca divenuto opera d’arte grazie al progetto di Mimmo Paladino realizzato dallo studio Cannata&Partners

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Questo articolo è stato inserito il 05/08/2010 nella categoria Paesaggio, letto 885 volte



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