CityVision: secondo premio per New York Human Heritage Site
- ‘Human Heritage Site’, Brooklin Bridge, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 1
- ‘Human Heritage Site’, ONU Headquorter and Chrysler building, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 2
- ‘Human Heritage Site’, Central park, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 3
- ‘Human Heritage Site’, Section of Manhattan, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 4
- ‘Human Heritage Site’, elaborato di progetto, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 5
- ‘Human Heritage Site’, elaborato di progetto, Enrico Pieraccioli e Claudio Granato. © CityVision Immagine 6
CityVision Architecture Competition, il concorso annuale d’architettura indetto dall’omonima rivista CityVision Magazine ha chiesto di pensare a come sarà New York nel prossimo futuro. La visione di Enrico Pieraccioli e Claudio Granato, nel progetto Human Heritage Site, secondo classificato al concorso, immagina NY come Pompei ed Ercolano.
Ogni forma di progresso e sviluppo tecnologico porta con sé una doppia faccia: nel successo sono racchiusi il timore e il pericolo del fallimento. Immaginare e progettare gli strumenti per evitare tale disastro diventa dunque importante quanto il risultato stesso.
Il ripetersi ciclico di eventi distruttivi in ogni epoca fa in modo che ciò che in un dato momento è l'apice della civiltà diviene stadio primitivo e punto di partenza per una nuova era. Creazione e distruzione sono scene che si ripetono all'infinito.
La fervente attività speculativa ha appesantito la Grande Mela, il riscaldamento terrestre continua inesorabilmente ma il pianeta procede nel cambiamento verso il raggiungimento di un equilibrio.
New York è il manifesto della città cosmopolita del XX secolo, del progresso e dello sviluppo della società occidentale, un monumento a cielo aperto, paradigma urbano del nostro tempo che deve essere preservato.
Culla dei capricci dell'uomo, del consumismo e del divertimento, NY non si dimentica, è stampata nel nostro DNA. Una testimonianza di come eravamo, essa rappresenta un atlante della nostra civilizzazione così come Pompei ed Ercolano lo sono state per la loro epoca.
Il progresso e lo sviluppo hanno cambiato lo stato della società, il sistema delle relazioni e la loro organizzazione. A seguito della grande rivoluzione digitale l'architettura deve affrontare il tema dello spazio contemporaneo (il Futuro) e generare nuovi quartieri e nuovi tipi di insediamento che soddisfino le nuove esigenze e non siano motivati da megalomania o speculazione.
I vari meccanismi che sottostanno allo sviluppo dell'era dell'informazione e la loro divulgazione tra spazio reale e virtuale hanno creato strutture che consentono di estendere le condizioni spaziali di una città. Internet, video conferenze e comunicazione mobile sembrano abitare questi nuovi spazi e la ricerca per un'architettura urbana tiene in considerazione l'esistenza di questi confini sfocati che mettono a dura prova la definizione tradizionale di megacities e focalizzano l'attenzione dei media su un modello di civilizzazione che deve ancora essere concepito.
“La natura non è più l'ambiente naturale. Al suo posto i centri delle nostre città abbandonate e decadenti” (Prototype of a Post-Industrial Resource, Newburgh, NY, Advanced Studio VI, spring 1996, Leslie Gill).
a cura di Simona Ferrioli
Per ulteriori informazioni
www.cityvision-competition.com/newyork
Nell’immagine di apertura, vista del progetto Human Heritage Site di Enrico Pieraccioli e Claudio Granato, secondo classificato al concorso CityVision. © CityVision
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