Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo: apre CSAC a Parma

“Un’astronave è atterrata nella campagna parmense il 22 maggio 2015. Si chiama CSAC e al suo interno si trovano numerose meraviglie da scoprire!”. Come un’astronave venuta dallo spazio, a Paradigna, a pochi chilometri dalla città di Parma, nei pressi dell’uscita dell’autostrada A1, si trova l’abbazia di San Martino dei Bocci o Valserena, monastero cistercense del 1298, fondato con l’autorizzazione di Bonifacio VIII e affidato ai monaci provenienti dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba di Piacenza.

 

Il complesso, ampliatosi nei secoli successivi, ospita dal 2007 lo CSAC, il Centro Studi e Archivio della Comunicazione, dedicato alla conservazione di materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana, dai primi decenni del ‘900 ai giorni nostri. Fondato dal professor Arturo Carlo Quintavalle nel 1968, è da oggi anche museo, aperto agli occhi di studiosi, critici, appassionati, ma soprattutto a chiunque abbia voglia di trascorrere una giornata (e anche di più) all’insegna della cultura e dell’arte.

 

L’abbazia da lontano si presenta avvolta da un alone di mistero. La possiamo immaginare immersa nella nebbia dei freddi e umidi inverni padani, o nell’intenso calore estivo accompagnato dal canto di grilli e cicale, a custodire un tesoro da consultare e studiare strutturato in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Opere e documenti collocati nei diversi ambienti del complesso, opera d’arte esso stesso.

 

La complessità di questo progetto (12 milioni di pezzi), che vuole presentare il mondo della creatività in modo trasversale, si rispecchia nell’articolazione del nuovo spazio espositivo, aperto al pubblico da sabato 23 maggio 2015, e racconta  la storia di un luogo e di una sapienza artistica unica nel suo genere. Così, negli spazi dell’abside e del transetto della chiesa si intrecciano, da cielo a terra, le opere di alcuni tra i maggiori esponenti dell’arte prodotta tra gli anni ’60 e ’70 e le decorazioni cinquecentesche attribuite a Cesare Baglione, pittore cremonese attivo alla corte dei Farnese e ad Aurelio Gatti.

 

Il percorso espositivo prende vita all’esterno, nella corte delle sculture, uno spazio dedicato alla riflessione sul ruolo della scultura in Italia nella seconda metà del ‘900 e prosegue all’interno nella sala ipogea e nella sala delle colonne, raggiungendo attraverso un percorso coperto lo spazio della chiesa. L’impianto della chiesa ha guidato l’allestimento delle sezioni tematiche, collocate all’interno delle cappelle: il Progetto dell’arte, Pittura materia techné, Dipingere l’architettura, Storie di architettura, Il progetto degli oggetti, Fare ricerca: interazione tra gli archivi, Il disegno della satira, L’opera in mostra, Il progetto del corpo, Comunicare con le immagini, Foto-Grafia, Abitare la scena, Il disegno della scultura, L’archivio cresce. Quest’ultima sezione in particolare racconta l’intenzione di proseguire un ambizioso progetto proveniente dal passato, costruito grazie agli artisti che in prima persona hanno partecipato e collaborato con i propri lasciti e proiettato nel futuro. Un futuro di crescita per questo centro di riflessione e apprendimento.

 

La Certosa di Parma (in riferimento al romanzo di Stendhal), lo CSAC, vuole essere un importante centro di conoscenza e ricerca internazionale, aperto alla curiosità di tutti. Oltre all’archivio e allo spazio espositivo del museo, è inoltre possibile soggiornare all’interno della foresteria e degustare le specialità del territorio nel bistrò che si affaccia sulla corte delle sculture.
Il complesso si offre a momenti di ritiro, riflessione e pausa dalla frenetica vita contemporanea e garantisce l’immersione totale nello spirito dell’arte e della cultura.


di Laura Bonora

 

Nell’immagine di apertura, vista dell’abbazia di Valserena, sede dello CSAC di Parma. Foto © Laura Bonora

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