Arena di Verona, la copertura di gmp che infuria Sgarbi (e non solo)

copertura arena di verona gmp

Il Comune di Verona a marzo 2016 aveva bandito un concorso internazionale di idee per la progettazione della copertura dell’anfiteatro romano che rende unica la città: l’Arena di Verona.

In questi mesi sono stati presentati ben 87 progetti (28% da studi stranieri, 72% da italiani) e, dopo oltre cento ore di lavoro della commissione giudicatrice, sono state selezionate le tre proposte vincitrici, ad opera di gruppi di progettazione guidati rispettivamente da gmp, Vincenzo Latina e Roberto Gianfranco Maria Ventura (che si sono aggiudicati, rispettivamente, 40, 20 e 10 mila euro).

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Il concorso, aperto ad architetti e ingegneri, era stato bandito con l’obiettivo di garantire la protezione del monumento dagli agenti atmosferici, conservandolo e migliorandone la fruibilità per le attività di spettacolo, oggi condizionate dalla variabilità degli eventi meteorologici, grazie all’ideazione di una copertura apribile e reversibile. Il tutto, ovviamente, nel rispetto dei vincoli archeologici, ambientali e architettonici dell’Arena.

I cinque parametri applicati dalla giuria per valutare le proposte sono stati: qualità e coerenza della soluzione architettonica, funzionale e ambientale; reversibilità della soluzione proposta e compatibilità con le strutture dell’Arena; compatibilità con gli aspetti di sicurezza e capienza dell’Anfiteatro; tipologia dei materiali proposti; componente tecnologica degli impianti.

Copertura Arena di Verona: il progetto di gmp e le polemiche

Il progetto vincitore è stato elaborato dagli studi SBP (Schlaich Bergermann Partner) di Stoccarda e GMP (Architekten von Gerkan, Marg und Partner) di Berlino, che collaborano da molti anni.

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La soluzione prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell’Arena. Questa struttura permette di raccogliere i teli di copertura e di mutare rapidamente l’assetto dell’Arena da aperto a chiuso. I teli sono disposti su un solo ordine di cavi, e il sistema di riavvolgimento permette di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante. Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia interagisce in modo misurato con l’ellisse dell’Arena.

La configurazione di questo meccanismo è completamente inedita, spiegano i progettisti, ma composta da elementi già testati in altri progetti realizzati, come gli stadi di Francoforte, Varsavia e Bucarest, solo messi insieme in un nuovo assetto.

Il tutto sembra presentare margini di miglioramento per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, che, nella configurazione attuale, incidono in modo più pesante sulle strutture dell’Anfiteatro.

E scriviamo sembra perché questo è quanto dichiarato, ma secondo Andrea Biasi, direttore operazioni di Maffeis Engineering Spa, che si è presentata al concorso in associazione con Perkins and Will, il progetto risultato vincitore, se realizzato, andrà ad intaccare pesantemente le mura del monumento. Inoltre, secondo lui, “nessuno dei tre progetti selezionati tra i primi rispetta i vincoli imposti dal bando” e, in più, non vengono presi in considerazione l’adeguamento sismico e i vincoli archeologici.

Questa è solo l’ultima delle innumerevoli polemiche che ci sono state sul concorso prima, e sui progetti poi. Addirittura, Vittorio Sgarbi ha registrato un video, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, in cui lancia una spietata invettiva. Secondo lui, l’Arena di Verona va lasciata com’è, toccarla sarebbe come “violentarla”.

“L’Arena di Verona è un monumento perfetto. Non ha bisogno di un cappello. Non ha bisogno di cappelle. Non ha bisogno di sindaci che vogliono mostrare la loro luminosa capacità (…) È meglio che buttino nel cesso il progetto, perché è un progetto contro Verona, contro l’Italia e contro i monumenti”.

Attendiamo la fase successiva, di concreta progettazione, ma ancor prima il parere della Soprintendenza. Gli ingegneri di gmp non sembrano esserne preoccupati, spiegando di aver voluto minimizzare quanto più possibile l’impatto delle strutture per non alterare l’armonia del monumento. Quello che più li preoccupa, piuttosto, sono le tempistiche della burocrazia italiana. Stiamo a vedere.

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6 commenti

    • i bottegai veronesi tentano INVANO di dare dignità culturale al loro progetto..la copertura dell’Arena fa il paio con lo stadio a Tor di Valle..iè i schèi che move el mondo

  1. Mi sono trovato spessissimo daccordo con Sgarbi ma in questo caso ritengo che il progetto possa avere una sua logica condivisibile. Un tempo quello spazio aveva dei sistemi di tende per ombreggiare. Da mio modestissimo punto di vista c’éspazio per discuterne, non sareicosícategorico anche se preferisco interventi attuali he si accostano all’antico e che quindi dialogano con esso, in quesro caso l’intervento moderno integra una funzione presente nel passato.

  2. Mi sono trovato spessissimo daccordo con Sgarbi ma in questo caso ritengo che il progetto possa avere una sua logica condivisibile, ipotizzando il tipo di intrvento. Del progetto vincitore, anche se originale il ventaglio di copertura, non condivido l’alterazione asimmetrica della nuova struttura ovale sfalsata rispetto alla forma precisa dell’arena. Un tempo quello spazio aveva dei sistemi di tende per ombreggiare che seguivano la forma regolare dell’arena, in pratica non si doveva inventare nulla ma solo realizzare il tutto con nuove tecnologie e materiali. Dal mio modestissimo punto di vista c’é spazio per discuterne, non sarei cosí categorico anche se preferisco interventi attuali che si accostano all’antico e che quindi dialogano con esso senza alterarlo, in quesro caso quindi l’intervento moderno proposto integra una funzione presente nel passato, sviluppata bene ? non so. Il dato innovativo é l’azzardo di riproporre un elemento funzionale che in origine era presente.

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