ArcVision Prize, vince l’architetto portoghese Ines Lobo

Si è tenuta lo scorso 7 marzo a Bergamo l’assegnazione dell’arcVision Prize – Women and Architecture 2014, premio internazionale di architettura al femminile istituito da Italcementi Group.

 

Il Premio punta a sostenere l’innovazione e la sostenibilità dei progetti e delle realizzazioni presentate, con una particolare attenzione per gli standard di innovazione tecnologica, qualità ambientale, economia delle risorse, responsabilità sociale, ricerca funzionale ed estetica.
Obiettivo del Premio è la valorizzazione della figura femminile in particolare nell’attuale scenario dell’architettura mondiale, con speciale attenzione per quelle qualità che una progettista moderna deve avere per affrontare la propria professione con originalità, alla ricerca di soluzioni avanzate e non convenzionali, e con una sensibilità più forte e più matura per il contesto umano e sociale.

 

È Ines Lobo, architetto portoghese la vincitrice della seconda edizione, scelta all’unanimità dalla Giuria in quanto architetto versatile, riconosciuta per la sua capacità di lavorare su diverse scale, integrando nuovi edifici nell’esistente tessuto urbano e risolvendo in modo creativo problemi architettonici complessi.
All’attività progettuale unisce l’insegnamento all’Università Autonoma di Lisbona. Nella sua architettura ha un ruolo importante la riconversione degli edifici, dove trova l’opportunità di distaccarsi dai modelli del modernismo classico. Il suo lavoro, anche se basato su edifici del passato, parla un linguaggio dichiaratamente contemporaneo e proiettato nel futuro.
Lobo è una professionista di grande precisione, molto competente nell’uso dei materiali e nelle loro combinazioni, in edifici che uniscono un approccio radicale a un’apparenza di sobrietà, sostenuta da un estremo rigore geometrico. La giuria sottolinea infine il ricco contrappunto che Lobo riesce a creare tra antico e nuovo, con opere di grande integrità e autenticità, estremamente attente al ruolo dell’architettura come creazione di spazi per l’interazione sociale.

 

La Giuria ha inoltre assegnato menzioni d’onore alla svizzera Anna Heringer, titolare di uno studio d’architettura a Laufen in Germania, all’indiana Shimul Javeril Kadri e alla progettista cilena Cecilia Puga.


Anna Heringer cerca di coniugare la visione di una responsabilità sociale e culturale dell’architettura, considerata anche come strumento per sensibilizzare il pubblico degli utilizzatori ai propri diritti alla qualità di vita attraverso la qualità degli edifici. Le realizzazioni più emblematiche di questa visione sono in Bangladesh, in particolare il Training Center di Rudrapur, dove sperimenta l’utilizzo di tecniche “povere” e intelligenti soluzioni per una sostenibilità integrata, e in Cina, un piccolo progetto per l’ospitalità: due ostelli per giovani uomini e donne e una guest-house, che rielaborano tecniche costruttive locali (pietra e mattoni di terra cruda) in forme ispirate alla tradizione, reinterpretata con l’uso del colore e della luce.


Shimul Javeri Kadri si contraddistingue per un linguaggio eclettico, che va dalla citazione di elementi della tradizione indiana (come la terracotta impiegata per la copertura di una fabbrica a Karur) all’elegante declinazione del linguaggio modernista negli uffici per la Nirvana Film, una delle sue realizzazioni più conosciute. Questa “ispirazione flessibile” le permette di sviluppare ambienti di lavoro innovativi e allo stesso tempo confortevoli, per conciliare esigenze dell’impresa e bisogni dei lavoratori.
Cecilia Puga è la prima progettista sudamericana (non brasiliana) che viene nominata per l’arcVision Prize e rappresenta il Cile, una delle aree geopolitiche con il più interessante sviluppo di una nuova generazione di architetti autonomi dal mainstream internazionale. Più che all’estetica di superficie, Puga è interessata a soluzioni strutturali che diano maggiore libertà e flessibilità agli edifici. Poetica ed ironica l’ispirazione di una delle sue prime opere, la Casa di Vacanze a Baia Azul composta in un gioco di coperture invertite.

 

Nel corso della serata, arcVision Prize ha reso omaggio al centenario della nascita dell’architetto Lina Bo Bardi, donna affascinante e figura di assoluto rilievo dell’architettura del Novecento. Progettista, autrice di sensazionali e imponenti strutture, Lina Bo Bardi ha sviluppato, donna in un ambiente di uomini, una propria esclusiva poetica architettonica dove materiali possenti come il cemento armato acquistano grazia e leggerezza, mentre forme poderose e severe riescono a entrare in armonica “collisione” con l’ambiente naturale. Un eccezionale modello di creatività ed energia femminile, ma soprattutto un eccezionale esempio di profonda e autentica umanità.
A ritirare il premio, introdotto da una lecture di Carmen Andriani, Anna Carboncini dell’Instituto Lina Bo e Pietro Maria Bardi di San Paolo.


Per ulteriori informazioni
www.arcvision.org

 

Nell’immagine di apertura, Ines Lobo, Scuola Superiore Avelar Brotero, Coimbra, Portogallo. Foto © Leonardo Finotti

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