Architettura tra memoria e innovazione, progetto vincitore del concorso per la nuova ‘Cittadella del commiato’

Porta il suggestivo quanto evocativo nome di Domus Vitae il progetto del team di giovani professionisti capitanato dall’architetto Tomas Ghisellini per il nuovo complesso obitoriale “Cittadella del Commiato“, vincitore del concorso internazionale di progettazione bandito dalla città di Ferrara nell’ambito del Piano di riqualificazione dell’esteso comparto del Sant’Anna.
La proposta, selezionata tra gli oltre sessanta progetti della prima fase, ha prevalso sulle altre quattro finaliste e si è aggiudicata il primo premio finale.

 

Il progetto di Tomas Ghisellini e gli altri quattro della cinquina selezionata sono esposti da lunedì 26 novembre nel salone d’onore del Municipio di Ferrara, in un allestimento aperto al pubblico fino al prossimo venerdì 30 novembre.
Del progetto come del futuro dell’area destinata alla Cittadella del commiato si discuterà oggi, mercoledì 28 novembre 2012, nel corso di una tavola rotonda che dal mattino sarà organizzata nella sala Zanotti del Municipio.

 

Il progetto vincitore si configura come un grande polmone verde, stretto fra quinte e scenari architettonici, in grado di rigenerare la suggestione delle Delizie estensi, rileggendo uno dei temi urbani forse più intimamente radicati nell’immagine mentale che gli abitanti conservano della loro città. Lo storico giardino murato ferrarese, da territorio di separatezza ed esclusione, evolve in spazio sociale di incontro, tappeto urbano collettivo.

 

Il nuovo organismo architettonico è un corpo continuo ma poroso: logge, porticati, patii, terrazze, pensiline, sbalzi e volumi sospesi catturano e addomesticano la luce naturale, generando spazi per i quali è la qualità atmosferica a costituire un decisivo valore aggiunto.
Affiancata all’edificio preesistente lungo il margine sud, una spina tecnologica lineare ingloba tutte le dotazioni tecniche e le funzioni di servizio necessarie al complesso; il vuoto tra vecchio e nuovo, avvicinamento in cui la luce piove dall’alto, distribuisce gli spazi riservati ai soli addetti con la suggestione di un vicolo storico.

 

Un organismo tridimensionale su due livelli custodisce i sentimenti e la memoria, riservandosi esclusivamente ai defunti e ai loro cari. Un grande patio minerale esterno abbraccia il vecchio pozzo circolare trasformandolo nel baricentro del più significativo spazio comune di incontro all’aperto. Il piano terra allestisce i luoghi dell’accoglienza e del movimento, oltre agli ambienti destinati alla preparazione cerimoniale delle salme; presso il foyer a doppia altezza, rivolto al patio e più in là alle Mura, si dispongono blocchi scala e corpi ascensore che consentono gli spostamenti verticali dal piano interrato sino al livello nobile più elevato senza che visitatori e personale addetto entrino mai in contatto.

 

Gli spazi destinati alla preparazione della salma e quelli riservati alla preparazione del cofano trovano un territorio di intersezione nei locali di ricomposizione del defunto, ove il corpo è deposto entro i feretri ai quali è poi conferito l’allestimento definitivo. Di qui un elevatore, in un simbolico percorso di ascensione al metafisico, conduce i cofani alle camere ardenti che, con una scelta evidentemente anticonvenzionale, conquistano la quota più elevata dell’intervento.
Gli spazi per la veglia sono concepiti come stanze di luce: un’intera parete di cristallo spalanca gli interni a suggestivi patii segreti a cielo aperto, in tre casi su cinque a doppia altezza, nei quali vengono custoditi giardini pensili, fiori ed essenze arboree. Ognuno dei patii segreti accoglie l’opera di un artista contemporaneo; le camere ardenti divengono luoghi della condivisione affettiva, spazi da abitare poeticamente anche grazie al linguaggio dell’arte.

 

Un “sentiero” in quota, all’esterno, attraversa il patio del pozzo per giungere ad una misteriosa stanza all’aperto, altrimenti irraggiungibile, rivolta al giardino e più in là al profilo delle mura rinascimentali; questo spazio meditativo è pensato per l’isolamento individuale, per la contemplazione del paesaggio. Sospeso frontalmente alla facciata trasparente d’ingresso ma rivolto al sorgere del sole, il corpo architettonico avvolge il cortile  materializzando una specie di abbraccio al visitatore. Nel vecchio pozzo circolare è posto a dimora un grande albero sacro, simbolo di vita e rinascita in ogni contesto culturale e credo religioso. Così la Cittadella celebrerà la morte non come interruzione, ma come semplice trasformazione della vita; si chiamerà proprio Domus Vitae, casa della vita.

 

Il progetto persegue una innovativa strategia di sostenibilità, operando un complesso di scelte ambientali, compositive e tecnologiche funzionali all’ottenimento della certificazione LEED® Platino, il più alto standard del protocollo internazionale.
Il progetto propone edifici di nuova realizzazione a consumo zero, per i quali cioè il bilancio tra energia prodotta (da fonte rinnovabile) ed energia consumata non sia negativo. Ciò consentirà all’Amministrazione di operare una scelta di grande responsabilità e valore per l’opinione pubblica: per sostenersi la Cittadella non avrà bisogno di chiedere ai cittadini nuove tasse o incrementi tributari. Rifiutandosi di incidere sul bilancio comunale, anzi dotandosi di una serie di fonti d’entrata monetaria diretta (piccolo commercio al dettaglio, caffè/tavola calda, supporto psico-fisioterapico per addetti e visitatori), l’intervento godrà di un’effettiva sostenibilità economica di lungo termine.


Per ulteriori informazioni
www.tomasghisellini.it

 

Nell’immagine di apertura, vista dell’organismo architettonico e del grande patio minerale. © Tomas Ghisellini Architetto

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