Architettura sostenibile, la ‘Scuola nel Deserto’ dello studio ARCò

Lo studio ARCò – Architettura e Cooperazione ha realizzato la “Scuola nel Deserto” nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale condotto da Vento di Terra Onlus, organizzazione impegnata da tempo in Palestina con progetti focalizzati sui diritti fondamentali dei bambini, istruzione e sanità. Il contesto socio-territoriale è la comunità beduina di Abu Hindi, stanziata a sud di Gerusalemme Est in Cisgiordania, nei pressi delle colonie israeliane di Maale Adumim e Qedar, particolarmente ostili alla presenza delle comunità beduine dall’area.

 

La scuola esistente consisteva in un aggregato di locali in lamiera ondulata, totalmente inadeguata sia alla funzione di svolgimento delle lezioni a causa dell’insufficiente isolamento acustico sia dal punto di vista dell’isolamento termico, in relazione alle condizioni climatiche del luogo: la struttura in lamiera zincata non era infatti in grado di rispondere alle forti escursioni termiche che caratterizzano il Villaggio Beduino di Jahalin di Wadi Abu Hindi. Il progetto si è dovuto confrontare con i vincoli imposti dall’autorità militare israeliana, che stabiliscono il mantenimento dello status quo, vietando ogni tipo di variazione e ampliamento dell’edificio preesistente.
L’approccio al progetto adottato ha trovato le sue origini nella costruzione di una rete di relazioni e di reciproca fiducia costruite dalla Onlus Vento di Terra con le comunità locali. Queste hanno avuto una parte attiva nelle decisioni, nell’organizzazione e nella concreta realizzazione del progetto: tutti aspetti estremamente importanti al fine di innescare un processo in grado di costruire l’identità del nuovo edificio. In questo modo, inoltre, si è inteso promuovere l’occupazione locale a realizzare un training in progress su nuove tecnologie costruttive.

 

Le scelte tecniche e architettoniche, curate dal gruppo Arcò, hanno trasformato la struttura esistente in un edificio climaticamente confortevole ed energicamente sostenibile, attraverso due azioni fondamentali: la creazione di un sistema di ventilazione naturale e l’isolamento dell’edificio, prevedendo in una seconda fase la realizzazione di un sistema di raccolta dell’acqua piovana e l’installazione di pannelli fotovoltaici a completamento dell’autosufficienza energetica della scuola e a sostituzione del generatore a gasolio attualmente in uso.
Il tema della ventilazione è stato trattato sollevando e inclinando il nuovo tetto in pannelli sandwich in modo da realizzare un efficiente sistema per la circolazione dell’aria. Il nuovo tetto ha creato le aperture poste all’intradosso del nuovo solaio di chiusura, richiudibili mediante lastre di plexiglass scorrevoli e che assicurano la ventilazione naturale delle aule.

 

Il tema dell’isolamento delle pareti esterne è stato trattato conservando lo strato esistente di lamiera ondulata e interpretando e adattando alle esigenze del luogo la tecnica del “pisè”. Si tratta di una tecnica che consente di realizzare murature continue compattando, strato dopo strato, terra umida mischiata a paglia versata tra assi parallele che fungono da casseri. Il risultato finale è rappresentato da un muro multistrato comprendente: intonaco in calce, cannucciato di bambù, strato in argilla e paglia, l’esistente lastra di alluminio zincato, un’intercapedine d’aria e un pannello schermante esterno in bambù. La coibentazione acustica delle pareti interne è ottenuta mediante la posa di nuovi muri di separazione tra le aule. Alla lamiera sono stati sostituiti mattoni di terra cruda, prodotti artigianalmente nella Valle del Giordano, rivestiti di un intonaco di calce bianca.

 

I lavori sono stati realizzati nell’arco di due mesi, tra luglio e agosto 2010, durante la pausa didattica estiva in modo da non intralciare le lezioni e concentrando l’intervento nel mese di luglio, che nel 2010 precedeva il ramadan. Mediamente sono stati impiegati otto lavoratori al giorno, reclutati tra gli abitanti del villaggio. Alla formazione dei lavoratori ha contribuito la realizzazione di un libretto di istruzioni che illustra la tecnica costruttiva usata nel progetto.
L’uso di lavoratori locali e la diffusione di nuove tecnologie edilizie di autocostruzione a basso costo sono infatti strumenti concreti di cooperazione alla pari con la popolazione beduina e di creazione di un processo in grado di costruire l’identità di ogni nuovo edificio.
Il 14 settembre 2010 è stato inaugurato l’anno scolastico 2010/2011 alla presenza dei 130 alunni provenienti dalle comunità beduine Jahalin dell’area di Al Azarije. La seconda fase del progetto di cooperazione prevede la ristrutturazione di biblioteca, direzione e aula professori, insieme alla creazione di nuovi servizi igienici adeguati alla struttura scolastica.

 

Il progetto ha vinto il Silver Holcim Award for Sustainable Construction Africa and Middle East agli Holcim Awards 2011. La giuria ha apprezzato “l’approccio di rinnovare una vecchia struttura ormai inadeguata e di trasformarla in un edificio funzionale per l’istruzione, grazie a misure precise e mirate, a basso contenuto tecnologico. […] Partendo da condizioni svantaggiate, è possibile garantire così numerosi benefici, come il miglioramento del livello di istruzione nel lungo periodo, la creazione di posti di lavoro locali e di know-how, oltre al rafforzamento della comunità sociale grazie alla presenza di differenti e completi spazi sia all’interno sia all’aperto. L’immediatezza del concetto di base, della sua elaborazione e realizzazione, oltre alla sua facile trasferibilità rendono quest’opera un modello degno di nota”.

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 41 “EMERGENZA/AUTOCOSTRUZIONE”.

 

Nell’immagine, vista esterna della “Scuola nel Deserto” realizzata da ARCò – Architettura e Cooperazione nella comunità beduina di Abu Hindi, a sud di Gerusalemme Est in Cisgiordania

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