Architettura sostenibile e sociale, ‘Living Tebogo’ a Johannesburg

Costruire edifici adatti alle esigenze dei bambini e donare loro una casa che trasmetta un senso di sicurezza, protezione e gioia di vivere. È questo uno degli obiettivi principali del progetto Living Tebogo, realizzato in un sobborgo africano con un alto tasso di povertà e un diffuso disagio ambientale. Il progetto e la realizzazione di questo edificio sono opera di venticinque studenti della University of Art and Design di Linz sotto la supervisione dei professori Roland Gnaiger, Lotte Schreiber, Richard Steger e Anna Heringer. L’entusiasmo e l’impegno degli studenti e il successo del risultato finale hanno portato alla creazione di BASEhabitat, uno studio di architettura incentrato sulla progettazione nei paesi in via di sviluppo.

 

Orange Farm è un quartiere a sud-ovest di Johannesburg la cui situazione sociale è caratterizzata da povertà, AIDS e disoccupazione. Dal punto di vista architettonico e spaziale l’aspetto del quartiere è dominato per la maggior parte da edifici o baracche realizzate per lo più in lastre di lamiera, lamiere ondulate e parti di automobili. Durante la stagione estiva il calore, all’interno di queste baracche, può diventare insopportabile, raggiungendo temperature superiori ai 45 °C mentre, di contro, durante le notti invernali le temperature possono diventare estremamente rigide, fino ai 2 °C sotto lo zero.
In questo contesto, attraverso il contatto con la ONG austriaca Sarch, al futuro studio di architettura BASEhabitat è stata commissionata la progettazione e realizzazione della Tebogo Home for Handicapped Children, una casa di accoglienza per bambini portatori di handicap, nel momento in cui il preesistente edificio destinato a ospitare questa funzione era diventato troppo piccolo per accogliere gli oltre cinquanta bambini che utilizzano i servizi della struttura.
Lo studio BASEhabitat, insieme a un gruppo di venticinque studenti, ha progettato e realizzato un edificio con una sala da pranzo e una nuova cucina, e un altro edificio contenente gli ambulatori per le cure sanitarie. Un grande porticato, della superficie di 120 mq, e un grande cortile interno fungono da collegamento tra i due edifici e da spazi aperti in cui i bambini possono praticare diverse attività o giocare insieme.
Nella realizzazione del progetto sono stati attivamente coinvolti lavoratori locali, soprattutto donne, che sono stati completamente integrati nel processo di progettazione e costruzione.
Senza l’utilizzo di fonti di energia “artificiali”, gli edifici realizzati hanno un piacevole clima interno durante tutto l’anno, riducendo l’escursione termica a soli 9 °C. I materiali da costruzione sono stati reperiti localmente o acquisiti direttamente nella città di Johannesburg: blocchi di cemento, terra, argilla, paglia, legno, stuoie, al fine di rafforzare l’economia locale e rendere più semplice l’eventuale necessità futura di autocostruzione di strutture simili, o di edifici di ampliamento, direttamente da parte degli abitanti del quartiere. Per realizzare l’edificio con la cucina e la sala per il pranzo, della dimensione complessiva di 145 mq, è stata utilizzata la terra cruda, mentre l’edificio contente gli ambulatori è stato costruito con mattoni prodotti localmente.
Il progetto si è aggiudicato l’International Energy Globe Award.

 

a cura di Federica Maietti

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 41 “EMERGENZA/AUTOCOSTRUZIONE”.

 

Nell’immagine, Living Tebogo, casa di accoglienza a Orange Farm, Johannesburg, Sudafrica, BASEhabitat, Vista del grande porticato nel cortile esterno. Foto © Sabine Gretner

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