Architettura sociale, emergenza e prevenzione: intervista a Walter Baricchi

architettura sociale

Il ruolo sociale dell’architettura si impone sempre più come tematica centrale della professione. Parliamo quindi di architettura sociale, emergenza e prevenzione con Walter Baricchi, Coordinatore del Dipartimento Cooperazione, Solidarietà e Protezione Civile del nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).

 

Coordinare questo Dipartimento è come essere a contatto con una realtà molto concreta della nostra professione, che identifica non solo un potenziale (spesso inespresso o sottovalutato) “ruolo sociale” della nostra professione, ma anche una connessione con il “futuro concreto” che la nuova geografia dell’Europa e dei continenti sta delineando. Quali sono i tuoi obiettivi?

Il Dipartimento è di nuova costituzione. Riprende i temi proposti nel 2014 dalla Festa dell’Architetto promossa dal CNAPPC a Lampedusa. Un’occasione di riflessione per costruire proposte concrete per l’integrazione tra solidarietà e concretezza. Credo che anche i temi dell’architettura “minore”, dell’architettura dell’emergenza, del disagio e della povertà debbano essere all’attenzione delle politiche ed azioni del Consiglio Nazionale. La nostra disciplina può e deve rappresentare, materialmente, i valori della democrazia e della solidarietà umana, assumendosi anche la responsabilità di concretizzare gli universali principi di accoglienza, fratellanza e tolleranza.

Walter Baricchi

Walter Baricchi

La parola solidarietà è una parola chiave, di non poco conto nel “ruolo sociale” dell’architetto, cosa significa per te?

L’architetto è detentore non solo di un sapere e competenze tecniche ma spesso si dimentica, o non è nelle condizioni per esercitare un’attività lavorativa che rivesta un importante ruolo sociale. Solidarietà è un termine molto impegnativo e complesso dalle multiple declinazioni, rischiando di rimanere una mera espressione. È dalla comunità degli Architetti e dal suo pieno riconoscimento da parte del sistema paese che la Solidarietà potrà declinarsi con completezza di significato. Non vi può essere un ruolo sociale dell’Architetto se sono assenti valori quali la solidarietà, tra i principi fondanti dell’Unione Europea.

 

La tematica del rapporto con la Protezione Civile costituisce un altro tassello molto importante, se visto dal punto di vista della prevenzione e del progetto consapevole all’interno dell’ambiente e del territorio quasi integralmente costruito. La tua grande esperienza in questo settore permette di individuare una strada d’integrazione cosciente con gli aspetti complessi del “fare quotidiano”?

Il rapporto degli Architetti e del sistema ordinistico con la Protezione Civile è iniziato a definirsi come modello e organizzazione solo da pochi anni a seguito dei tragici eventi dei sismi dell’Aquila e dell’Emilia-Romagna. La specifica formazione sostenuta con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha consentito di creare le basi di una rete di presidi oggi costituita da circa 1000 architetti presenti nella quasi totalità delle regioni. La conoscenza tecnica delle condizioni di vulnerabilità del costruito e la coscienza sociale degli effetti sulle comunità locali configurano un professionista che non solo in caso di emergenza possa essere in grado di offrire una compiuta preparazione a servizio del paese ma che sviluppa una particolare attenzione e capacità soprattutto sulle condizioni di prevenzione.

 

Intervista a cura di Marcello Balzani.

 

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