Architettura residenziale a risparmio energetico

Inserire un edificio a completamento di un contesto già urbanizzato crea necessariamente il problema del confronto con l’edilizia preesistente. Sebbene il lotto a disposizione, piccolo e di forma trapezoidale, risultasse particolarmente sfortunato, la committenza e i progettisti, sensibili alle tematiche del consumo del territorio, hanno scommesso sulla potenzialità insite nel lotto stesso.
Il terreno in oggetto è stato per anni ad uso giardino, ma il lotto annesso all’edificio preesistente aveva, in seguito ad alcune varianti del PRG, potenzialità edificatorie ancora da sfruttare.
La sfida maggiore è stata quella di riuscire a edificare rispettando le distanze definite per legge e allo stesso tempo limitare la cementificazione della proprietà. Il progetto nasce dunque come opportunità di completamento di una zona di espansione della città ritenuta oramai satura: in un momento in cui si parla forse anche troppo di tecniche e strategie anti sprawl, affronta il tema del risparmio del territorio alla piccola scala.
L’edificio si trova inoltre a mediare architettonicamente il mancato rapporto tra una serie di fabbricati degli anni ’70 lungo la strada carrabile, inspiegabilmente alti per la città, la recente lottizzazione a due piani a fianco e il parco adiacente.  

 

Tipologia  e tecnologia costruttiva
Il lotto permette un fronte sulla strada principale di soli 3,5 metri, ma gode di una vista privilegiata su un parco pubblico che prolunga idealmente il giardino privato, necessariamente costretto. Le distanze tra i fabbricati e dai confini di proprietà determinano un forma planimetrica a “C” che racchiude una piccola corte, condivisa con l’edificio preesistente. Le tre falde di copertura rivolte verso la corte stessa permettono di mantenere il cornicione privo di canale di gronda e utilizzarlo come elemento di coronamento netto e preciso a chiusura del tema di prospetto. Questo sistema di falde caratterizza, insieme a una grande parete-infisso in legno, la corte interna venendo così a creare un angolo privato direttamente collegato con la cucina che funge nei mesi estivi da promenade. Il sistema connettivo principale è parallelo al fronte più lungo, verso il parco: al centro trovano collocazione una scala elicoidale di collegamento dei vari livelli e i servizi igienici che si affacciano sulla corte. L’ingresso pedonale alla casa avviene da una piccola strada comunale posta sul bordo del parco urbano percorribile solo da cicli e pedoni, con la possibilità di accedervi anche dal retrostante giardino ribassato a mezzo di una rampa carrabile condivisa con l’edificio adiacente.
La tecnologia costruttiva scelta è di tipo tradizionale, senza però rinunciare a soluzioni personalizzate. Una dei motivi che hanno influito sulle scelte effettuate è la preesistenza di una serie di setti in c.a. edificati anni addietro per organizzare il giardino in una successione di “terrazzamenti” risolutori del dislivello presente tra la strada e la corte retrostante. La struttura portante dell’edificio è, di conseguenza, in cemento armato, a setti per il piano parzialmente interrato e a travi e pilastri per i due piani fuori terra, e si appoggia sui muri e sulla platea preesistenti. I solai fuori terra sono in latero-cemento; quello del piano parzialmente interrato è del tipo predalles ampiamente sollevato dalla struttura di fondazione per permetterne la ventilazione. La copertura a falde rivolte verso la corte interna è rivestita in elementi di cotto con micro ventilazione ottenuta mediante l’uso di pannelli tipo isoline; al di sotto dell’isolante termico, al fine di garantire un alto livello di comfort igrometrico dell’edificio, è stata posata una membrana impermeabilizzante e altamente traspirante ad uso di barriera al vapore.
L’intonaco esterno di pura calce, ad andamento curvilineo, presenta al centro uno spessore di 3 cm e sui bordi arriva ai 6,5 cm aumentando notevolmente la capacità termica dell’edificio: l’intonaco è stato realizzato utilizzando i ricorsi di gres ceramico, precedentemente posati, come guide su cui far scorrere una “staggia” sagomata. Lo stesso rivestimento in coincidenza delle aperture diventa occasione per rivestirne gli imbotti creando così un effetto cromatico che riprende l’edificio retrostante. Il ritmo dei ricorsi di facciata determina la posizione delle aperture che sono state concentrate maggiormente nel retro più “intimo” dell’edificio sia per risolvere il problema della introspezione che del rumore proveniente dalla strada; unica eccezione a questo sistema è la grande apertura ad angolo del soggiorno che è rivolta verso il parco e ne incornicia i colori. Le murature di tamponamento sono in laterizio alleggerito con fibra naturale e l’intonaco interno è anche esso di calce proveniente da una fornace locale.

 

Il fattore energia
Il sito sul quale insiste l’edificio non concedeva molta libertà progettuale per quanto riguarda l’orientamento dell’immobile. Mentre il fronte sud-est è quasi completamente schermato dall’edificio al quale ci si appoggia, quello principale a nord-ovest è schermato in parte dal cornicione e in parte da alberi a foglia caduca (aceri) che intercettano i raggi del sole nei mesi estivi e li lasciano entrare nel periodo invernale. L’edificio presenta a sud-ovest un fronte molto ristretto con poche aperture schermate anch’esse da un grande pino esistente e a nord-est un fronte più aperto sulla corte interna. All’interno dell’edificio viene favorita la ventilazione naturale trasversale con il posizionamento di aperture logicamente inserite. Inoltre, per contrastare la forte umidità tipica della zona padana, si è scelto di sopraelevare il solaio del piano interrato attraverso una camera d’aria di 1,5 m che consente la circolazione della stessa a mezzo di specifici canali e bocchette di areazione e assicura ambienti asciutti e salubri. Anche la ventilazione verticale è accentuata dall’effetto camino che si crea nel vano scale la cui forma plastica e curvilinea favorisce il flusso delle correnti d’aria. Il sistema delle falde inclinate unitamente al sistema di raccolta delle acque piovane consente l’utilizzo di queste ultime per l’irrigazione e lo scarico dei sanitari.
Il fabbisogno di acqua calda sanitaria viene coperto per il 50% da pannelli solari posti in copertura; il riscaldamento, prodotto da una caldaia a condensazione posta a piano interrato, viene distribuito tramite un impianto a pannelli radianti a pavimento il cui getto soprastante in cemento è lasciato a vista per aumentarne la capacità termica. L’impianto è integrato a quello di raffrescamento artificiale per ora non installato in quanto l’areazione e le varie soluzioni lo hanno reso, ad oggi, superfluo.

 

Il progetto è vincitore del Premio Agaf 2010 e si è aggiudicato il premio del pubblico nella sezione “Opere realizzate” al Premio Innovazione e Qualità Urbana 2010.

 

 

Altre immagini del progetto

 

 

SCHEDA PROGETTO

 

Nuova residenza unifamiliare in aderenza a preesistenze

 

Committente
G. Sabbatani
R. Rossi

 

Progettisti
Architetti Nicola Montini e Gian Luca Zoli, Faenza

 

Impianti
Studio Energia, Faenza

 

Strutture
Ing. G. P. Samorì, Faenza

 

Impresa
Smca, Faenza

 

Superfici
lotto: 240 mq
costruita: 145 mq
volume: 451 mc

 

Cronologia
2008-2009

 

Foto
A. Rampazzo

 

www.studiomontinizoli.it

 

Nell’immagine, casa unifamiliare a Faenza, architetti Nicola Montini e Gian Luca Zoli. Vista del fronte con l’intonaco ad andamento curvilineo. Foto A. Rampazzo

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico