Architettura per la terza età: la città in una stanza

Si intitola Progetta la nuova Casa per la Mia Terza Età la quarta edizione del Concorso internazionale di Interior Design, 2011-2012, bandito dall’AIPi, Associazione Italiana Progettisti d’Interni, che concentra la propria attività nel progetto dello spazio interno finalizzato all’incremento e intensificazione della qualità della vita, della protezione della salute e del benessere pubblico.
Questa edizione del concorso si è concentrata su un tema particolarmente significativo e rilevante per la società contemporanea e, conseguentemente, per l’organizzazione degli spazi architettonici e urbani, anche in chiave di rigenerazione del costruito esistente: la terza età.
Il bando chiedeva di riprogettare uno spazio esistente attraverso criteri in grado di conferire ai componenti la “terza età” un modo per riappropriarsi della società di cui fanno parte attraverso luoghi che ne favorissero l’aggregazione sociale e una gestione attiva della loro stessa vita.
I vincitori della quarta edizione del concorso sono stati proclamati lo scorso 23 luglio 2012. Si sono aggiudicati il Primo Premio per la Categoria Professionisti gli architetti Alessandro Bucci, Nicola Montini, Alessandra Rampazzo e Gian Luca Zoli, capeggiati dall’architetto Marcello Galiotto.

 

Nel corso degli ultimi decenni il rapporto degli anziani con il mondo urbano è profondamente mutato, implicando nuovi bisogni psicologici e sociali legati alla percezione dello spazio urbano, in termini di sicurezza e di soddisfazione personale.
I quesiti di tipo sociale e architettonico-urbanistico s’intersecano con la sempre maggiore sensibilità relativa alla relazione tra spazio costruito e qualità di vita, in particolare in relazione allo sviluppo della mobilità e alla separazione degli spazi funzionali. In tale ottica, la città attuale è posta di fronte a nuove sfide dettate dalla domanda di spazi di vita (pubblici e privati), compatibili con le molteplici esigenze della popolazione anziana. Diversi studi recenti hanno mostrato l’importanza del rinnovamento degli spazi pubblici per il miglioramento della vita sociale.
Comprendere l’importanza della questione sociale è alla base del progetto che vuole privilegiare lo spazio pubblico e condiviso e di conseguenza stabilire i luoghi dell’abitare, quasi come se fosse un piano urbano a scala architettonica.

 

La progettazione di una casa di riposo per anziani può essere paragonata a una città, dove il limite/confine è definito dal perimetro delle murature esistenti; gli spazi pubblici sono rappresentati dai corridoi e dai patii e dagli orti in copertura; e l’housing è costituito dalle cellule abitative. Si tratta di una forma di housing collettivo, dove le funzioni minime sono a disposizione dell’utente in modo privato, mentre la mensa, le aree di riabilitazione e altro ancora sono in condivisione con l’utenza.
La qualità del vivere e dello stare hanno imposto come regola delle cellule abitative da due utenti ciascuna con bagno a disposizione, in grado di dare qualità anche alla vita privata e non solo ai luoghi dello stare. A tal proposito trattandosi di cellule/nuclei, si è sviluppata una struttura in legno indipendente, chiusa su se stessa e termicamente isolata che può essere composta e ricomposta in nuclei aggregativi molto differenti e di contesti più o meno pregiati. L’aggregazione delle strutture avviene attraverso un processo di articolazione secondo una serie di fasi temporali. La struttura basica di partenza che prevedeva aggregazione centrale e spazi verdi sul perimetro, articolandosi rende più interessante lo spazio determinato da restringimenti e aree più ampie che diventano così una sorta di spazio urbano denominato “soggiorno diffuso”, preferibile e più simile alla vita della città rispetto ad una stanza racchiusa da quattro mura.
Secondo questo impianto tutte le funzioni richieste vengono rispettate e la sala teatro sul tetto diventa lanterna spettacolare di giorno e di notte che affaccia sul giardino/orto sviluppatosi con il passare del tempo.

 

La suggestione del patio, altro elemento caratterizzante del progetto, nasce dalla volontà di fare dialogare intensamente i due livelli e soprattutto dalla possibilità di creare una buffer zone di contatto tra l’edificio e i nuclei al fine di migliorare le condizioni energetiche degli stessi. Il patio quindi diventa il giardino privato di ogni singola casa, che essendo in una “città in miniatura” molto densa deve essere chiuso, quasi segreto e luogo di intimità per chi lo abita.
La cromoterapia è al centro del progetto che cerca di privilegiare lo stare e il vivere, per questo ogni tipologia di ambiente ha il suo colore. All’interno di ogni nucleo vi è una parete azzurra, denominata “muro dei ricordi”, dove gli ospiti possono appendere i propri oggetti, fotografie significative, ed altro ancora.
Essendo strutture molto compatte ma che necessitano di molti contenitori l’arredo è stato disegnato su misura per ottenere maggiori spazi funzionali possibili ed una perfetta integrazione con la struttura scatolare, tanto da diventarne parte integrante. Inoltre sono stati concepiti luoghi privati come le nicchie posizionate nella zona filtro con l’esterno che determinano un piccolo angolo meditativo.
Ogni abitante può portare alcuni oggetti quali sedie, quadri e altro ancora all’interno della propria “casa” in modo da renderla più vicina al proprio ideale, pur permettendo alla struttura un’omogeneità globale che la rende un quartiere high density compiuto e definito.


L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 50 “INCLUSIVE DESIGN”

 

Nell’immagine, La città in una stanza. Progetto vincitore del concorso “Progetta la nuova casa per la mia terza età”, architetti Marcello Galiotto, Alessandro Bucci, Nicola Montini, Alessandra Rampazzo, Gian Luca Zoli

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