Architettura partecipata e low cost, il progetto di cohousing ‘LeCaseFranche’

In che rapporti siete con i vostri vicini?
Immaginate un futuro non troppo diverso dal nostro passato – anche recente -, quando la vita delle persone si fondava su varie forme di reciproco aiuto, immaginate di dimenticare “l’individualismo spinto” della società odierna, immaginate di creare una rete locale di collaborazione con un vicinato “eletto” con cui condividere spazi ed esperienze.
Il cohousing, in sintesi, è proprio questo: un gruppo di persone che non si conoscevano prima, che pongono al centro della loro ricerca i legami sociali riconoscendoli basilari per lo sviluppo della propria vita familiare e che credono nell’utilizzo consapevole delle risorse e in una gestione efficiente dei propri consumi. L’ambizioso obiettivo è “vivere meglio, vivere bene”: un progetto di vita che incoraggia, quindi, le relazioni e il senso di comunità e che, fin dalla sua prima ideazione, utilizza processi decisionali partecipati per generare inclusione e aumentare il senso di responsabilità di ognuno.

 

Il progetto LeCaseFranche, in località San Martino in Villafranca (un borgo rurale nella pianura forlivese), sviluppato da Flavio Gardini, Simona Zoffoli e Fabrizio Foca dello studio Clusterize, sostanzialmente consiste in un Piano di Iniziativa Privata collettiva unico nel suo genere dove, tecnicamente, per ottenere alloggi di qualità a prezzi calmierati, la proprietà converge assieme agli acquirenti un serie di case in una cooperativa di abitanti, vendendo il solo terreno e rinunciando agli introiti (e alla fatica) di una normale vendita di abitazioni chiavi in mano.
Il Piano comprende diciotto abitazioni in un parco-campagna organizzato tra percorsi ciclopedonali e ampie aree verdi libere, veri e propri punti di incontro all’aperto per favorire i rapporti sociali, dove le recinzioni fisiche mancano del tutto. Un luogo voluto e formato con i suoi abitanti attraverso i principi della sostenibilità e della responsabilità ambientale, sociale ed economica.
I temi su cui vertono gli incontri pubblici sui quali prende il via il rapporto di scambio con il quartiere sono al momento quattro: un servizio di trasporto comune (carsharing), la cura dei piccoli da gestire all’interno della cohouse, la valorizzazione delle imprese locali, sia da impiegare nella fase edificatoria/manutentiva che in relazione ai prodotti della terra, il parco-campagna pubblico.
Per quanto riguarda le abitazioni, l’edificato parte dalla regola che la miglior energia è quella non consumata. Quindi le abitazioni saranno rigorosamente sostenibili e responsabili verso l’ambiente. Sono previsti sistemi costruttivi a secco e sarà posto l’accento su temi come l’orientamento dei lotti e dei fabbricati, la protezione solare e le coibentazioni termiche. L’energia sarà assicurata dalla tecnologia fotovoltaica, dai pannelli solari termici e della geotermia.
I modelli abitativi sono pensati in maniera tale da potersi evolvere nel tempo, seguendo le esigenze degli abitanti. Infatti, radicare le persone nel territorio significa anche adattare le abitazioni alle esigenze future: la casa “modulare” permette così di saturare la metratura a disposizione in tempi programmati. La consegna dei primi alloggi è prevista per il 2012.
Un altro modo di abitare la propria casa privata condividendo con il vicinato spazi e servizi comuni per meglio gestire il vivere quotidiano: un primo esempio di pianificazione per la qualità residenziale e vivibilità sociale.
Il progetto ha ricevuto il premio speciale Sostenibilità ambientale, soluzioni bioecologiche e bioedilizie alla Sesta Edizione del Premio IQU – Innovazione e Qualità Urbana. La cerimonia di premiazione si è tenuta il 14 dicembre 2010 presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara.

 

a cura di Alessandro Costa

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 39 “SOCIALE”

 

Nell’immagine, le case a schiera, render di progetto dell’azione-pilota di cohousing, LeCaseFranche, nel forlivese

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