Architettura militare, a Ferrara progetto di recupero dell’area sotto le mura

Saranno destinati alla definizione di linee guida per la fruizione e la trasformazione delle aree sottomura i fondi (78.830 euro) dati al Comune di Ferrara per la partecipazione al progetto europeo Camaa (Centro per le Architetture Militari dell’Alto Adriatico), inserito nel Programma operativo per la Cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia.

 

Le Mura cittadine rappresentano infatti uno degli esempi più significativi nella storia dell’architettura militare italiana e, dopo le opere di restauro eseguite nei decenni scorsi, si pensa ora a un grande progetto di sistemazione dell’area del sottomura. In funzione di tale progetto, i fondi Camaa saranno quindi utilizzati per la stesura, da parte di tecnici interni ed esterni all’Amministrazione comunale, di linee guida mirate all’individuazione delle procedure e delle modalità di intervento di riqualificazione.

 

Il lavoro sarà in particolare concentrato sulla definizione di linee guida che consentano di poter realizzare uno strumento interpretativo per la Municipalità, per la Soprintendenza, per tutti gli operatori che a vario titolo dovranno intervenire dentro la città e fuori di essa; linee guida che possano permettere la trasformazione del tessuto edilizio esistente, compatibilmente con le esigenze di tutela e salvaguardia del bene, che possano continuare a migliorare lo stato di fatto e favorire la fruibilità e la valorizzazione e che siano utili a definire regole di gestione e mantenimento degli spazi scoperti e della grande aree verde a ridosso delle Mura.

 

Intento generale del progetto Camaa, che avrà una durata di due anni e coninvolgerà diversi partner italiani e sloveni, è quello di considerare i siti delle architetture militari come leve per la crescita territoriale sostenibile e competitiva, ma anche come fonte per una rinnovata integrazione sociale in linea con l’attuazione degli obiettivi delle Agende di Lisbona e Goteborg.

 

Obiettivo dell’operazione è in altri termini quello di strutturare una rete permanente per la gestione congiunta e sostenibile delle architetture militari dell’Alto Adriatico al fine di individuare e diffondere nuovi modelli amministrativi e gestionali compatibili e basati anche su forme di partnership tra pubblico e privato come possibilità concreta di superare l’abbandono dei siti in questione e abbattere le barriere burocratiche e culturali, sviluppare adeguate conoscenze tecnico-scientifiche per la conservazione ed il restauro dei siti stessi e sviluppare una azione di promozione e divulgazione anche attraverso l’uso di tecnologie informatizzate.

 

Fonte: Ansa

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