Architettura low-tech e paesaggio: Cazú Zegers, Cile

Nell’ambito della quarta edizione dell’arcVision Prize – Women and Architecture, premio internazionale di architettura al femminile istituito da Italcementi, sono state assegnate tre menzioni d’onore per Pat Hanson (Canada), Elisa Valero Ramos (Spagna) e Cazú Zegers (Cile).

I progetti di Cazú Zegers mostrano una chiara abilità nella creazione di un forte senso del luogo architettonico, attraverso l’uso di materiali naturali e un’originale ricerca formale. Anche nella situazione dell’architettura contemporanea, dove la cultura di un nuovo international style compenetra ancora gran parte degli edifici, Cazú Zegers pone come primo obiettivo della sua attività progettuale e di ricerca la scrittura di un linguaggio architettonico che possa rappresentare appieno il Cile, in primis, e quindi tutto il Sud America.

Partendo dall’uso di elementi vernacolari e di soluzioni costruttive low-tech, Zegers sviluppa così progetti di grande impatto espressivo. L’albergo sulle sponde del lago Sarmiento contiene molti elementi che si ripetono spesso nella sua architettura, come l’integrazione nel paesaggio, l’uso del legno a vista o le forme organiche, che lo fanno sembrare un grande fossile preistorico arenato sulla riva.

Lo studio suggerisce un approccio all’architettura cilena che si estrinseca nella ricerca di soluzioni strettamente legate al territorio, al paesaggio e alle tradizioni costruttive locali. Si tratta di un processo vivo e continuo di riflessione poetica sul modo in cui abitiamo il territorio, che ha come obiettivo la ricerca di nuove forme espressive.

L’idea di considerare la progettazione come l’espressione di un rapporto tra poesia e architettura è stata ispirata dal poema Amereida (Poema epico collettivo, pubblicato dalla Scuola di Architettura UCV nel 1967), nel quale si afferma che l’aver trovato l’America, e non l’India, fu per Cristoforo Colombo un dono inestimabile, pertanto noi, abitanti dell’America, dovremmo costruire un nuovo linguaggio basato su forme derivanti dal nostro patrimonio ‘latino’, accettare noi stessi come il fermento di una nuova cultura e dialogare con i paradigmi globali partendo da questa prospettiva”.

Cazú risponde all’invito con un “modo leggero e precario di abitare”, ovvero un’architettura low-tech, a bassa tecnologia, ma alto impatto espressivo, in grado di comprendere che il bene più grande del Cile e dell’America Latina è il suo territorio: “Prima di essere un paese, il Cile è il paesaggio” (N. Parra, poeta cileno). Per questo motivo lo sviluppo del Cile dovrebbe fondarsi sul turismo sostenibile, favorito dagli “abitanti indigeni originari”. Il lavoro di Cazú procede dalla premessa che: “Il territorio sta all’America come i monumenti stanno all’Europa“. Per questo motivo la sua architettura non è coercitiva, non vuole imporsi sulla natura ma solo arricchirla con amore e devozione.

Cazú Zegers (Santiago del Cile, 1958) lavora come architetto indipendente dal 1990. Il carattere dello studio Cazú Zegers è definito dalle scale dei suoi progetti, che vanno dall’oggetto (micro) al territorio (macro) o viceversa. Il desiderio di esplorare aree differenti della progettazione architettonica ha permesso a Cazu di spaziare dal design di lampade e mobili fino alla pianificazione territoriale e la gestione culturale tramite la “El Observatorio Lastarria Foundation”, per la quale ha sviluppato progetti di ricerca in diversi ambiti artistici. Come docente è molto nota sia in Cile sia all’estero. Il suo metodo artistico propone una contaminazione tra poesia e territorio da cui nascono il gesto, la figura e la forma, stabilendo così un nuovo paesaggio culturale attraverso l’architettura. Questo è il lascito del suo insegnamento e le sue idee rimangono impresse nella mente dei suoi studenti. Ha insegnato presso l’Università di Talca, ha tenuto laboratori presso la Pontificia Università Cattolica del Cile (PUC) e l’Università del Desarrollo. I progetti di Cazú Zegers danno vita a un’architettura caratteristica, espressa principalmente in edifici residenziali o di altro tipo, come la Capilla del Espíritu Santo, il Centro Cultural Alcalde Juan Estay, in progetti di ruralizzazione quali Kawelluco e in progetti multiculturali quali l’Arenales Ski Center e la Pewenche Route, dove lavora con le comunità indigene locali per dare un corpo fisico alla loro visione del mondo. Il suo lavoro comprende anche gli alberghi: il progetto Tierra Patagonia Hotel è l’esempio migliore di come sia possibile sviluppare un linguaggio contemporaneo con le incurvature del legno, alla ricerca di nuove forme architettoniche basate sul rapporto tra poesia e architettura nel territorio sudamericano.

 

Per ulteriori informazioni
www.arcvision.org

 

 

Nell’immagine, Cazú Zegers, Hotel Tierra Patagonia, lago Sarmiento, Cile, 2011. Foto © Pia Vergara

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