Architettura in uniforme al MAXXI

Fino al prossimo 3 maggio 2015, al MAXXI di Roma è possibile visitare la mostra Architettura in uniforme. Progettare e costruire per la seconda guerra mondiale, un’esposizione che esplora cosa è successo all’architettura durante la Seconda Guerra Mondiale e i diversi modi in cui gli architetti sono stati coinvolti e hanno lavorato, in ogni Paese.
Sperimentare nuovi materiali e tecniche costruttive, inventare forme di mimetizzazione, progettare strutture gigantesche per la produzione e i test bellici ma anche per i campi di concentramento, modernizzare le tecniche costruttive e il modo di lavorare, usare l’informazione e la propaganda, salvare i monumenti dai bombardamenti.

 

A cura di Jean Louis Cohen, la mostra è stata concepita e realizzata dal Canadian Centre for Architecture di Montreal, e adattata dalla Cité de l’Architecture et du patrimoine a Parigi e dal MAXXI a Roma.
Organizzata nell’edizione italiana dal MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione, Architettura in uniforme si basa su decenni di ricerche d’archivio e sul campo, e racconta una fase di grande ricerca e profonda trasformazione dell’architettura quando tra il 1939 e il 1945 tutti e quattro i continenti furono messi a ferro e a fuoco dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Molti gli architetti che partecipano ai combattimenti, mentre altri continuano la loro attività professionale mettendola al servizio delle necessità del momento. La modernizzazione tecnica iniziata negli anni Venti viene portata avanti con ricerche e programmi innovativi, la guerra “sfrutta” ogni forma di competenza architettonica: tecniche costruttive, visive, organizzative e manageriali.
Alcuni tra i più importanti architetti del Movimento moderno sono coinvolti direttamente in progetti per i vari programmi bellici: da Auguste Perret e Le Corbusier a Walter Gropius, Mies van der Rohe, Richard Neutra e Louis Kahn. Loro disegni originali sono esposti in mostra.

 

Con l’ideazione di edifici giganteschi, come il Pentagono o la fabbrica di Oak Ridge dove fu costruita la bomba atomica, e la pianificazione di interi territori proibiti, cambiano le dimensioni della progettazione, cambia la stessa progettazione urbana, architettonica e paesaggistica che ebbe un ruolo importante anche nell’ambito di imprese criminali come i campi di Auschwitz.

 

Dal 1945 l’architettura moderna regna incontestata in tutto il mondo, salvo, per un breve periodo, nel blocco sovietico: vengono tracciati piani per il futuro del mondo e disegnate le planimetrie di città nuove. Dopo il conflitto gli architetti applicano a scopi residenziali e urbani i metodi elaborati in quegli anni, rendendo evidente come la guerra avesse trasformato non solo il modo di progettare e costruire gli edifici, ma il modo stesso di pensare.

 

Un immenso repertorio di esperienze compone il racconto della mostra, organizzato in 14 temi che ne costruiscono il percorso e illustrano quanto furono varie le attività architettoniche condotte dalle nazioni belligeranti, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Regno Unito alla Francia, dalla Germania, alla Polonia e l’URSS.

 

Un’enfasi particolare viene dedicata all’Italia, sia prima che dopo l’armistizio del 1943, raccontata da video d’epoca, fotografie, progetti, documenti, tra cui le immagini del David di Michelangelo avvolto da protezioni contro i bombardamenti, i taccuini di Bruno Zevi e Ludovico Quaroni, i progetti per Tirana di Gherardo Bosio, la Littorina (la bicicletta realizzata in alluminio e legno per ovviare alla mancanza di metalli utilizzati per gli armamenti), il Monumento ai caduti delle Fosse Ardeatine di Mario Fiorentino e Giuseppe Perugini, e molto altro.

 

I 14 temi della mostra: Architetti in uniforme – Guerra alle città nelle città – Il fronte interno e l’autarchia – Il fronte industriale: produrre e dare alloggio agli operai – Fortificazioni e progetti di guerra – La protezione antiaerea – Il camouflage, ovvero disegnare l’invisibile – Al servizio della comunicazione – Quattro macro progetti – Architetture dell’occupazione – Architetti e prigionieri – Processo di Norimberga – Immaginare il dopoguerra e riciclare le tecnologie militari – Architettura della memoria.

 

SCHEDA EVENTO

 

Architettura in uniforme
Progettare e costruire per la seconda guerra mondiale

 

Luogo
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni 4A
Roma

 

Periodo
fino al 3 maggio 2015

 

Orari
11.00-19.00
sabato | 11.00-22.00
chiuso il lunedì

 

Per ulteriori informazioni
www.fondazionemaxxi.it

 

Nell’immagine, Mario Fiorentino, con Nello Aprile, Cino Calcaprina, Aldo Cardelli e Giuseppe Perugini, Sculture Mirko Basaldella e Francesco Coccia, Monumento alle vittime del massacro delle Fosse Ardeatine, 1944-1949. © Collezione MAXXI Archittetura, Fondo Mario Fiorentino, MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma

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