Architettura flessibile, il progetto secondo classificato al concorso per il ‘New York Theater City’

Louise Scannell, dell’Università di Westminster, Regno Unito, si è aggiudicata il secondo premio al concorso internazionale per la progettazione del “New York Theater City” proponendo un sistema spaziale in cui, accanto a teatri convenzionali, gli artisti dispongono di una grande area pubblica flessibile progettata per accogliere performance sperimentali. Il concorso è stato bandito da ArchMedium, un’associazione che organizza concorsi internazionali di architettura per studenti, in una zona industriale di Manhattan attualmente inutilizzata e in attesa di un progetto in grado di rivitalizzarla, reinventarla e reinserirla nella città.
L’idea del concorso nasce dalla considerazione che il monopolio della grandi produzioni nei teatri principali rende molto difficile la presenza sui famosi palcoscenici di Broadway di rappresentazioni di teatro indipendente o che dispongono di un budget limitato, cosa che ha fatto inevitabilmente svanire lo spirito pionieristico che ha distinto Broadway ai suoi esordi.
La richiesta del bando di concorso consisteva in un campus teatrale urbano in cui piccole compagnie possono disporre di spazi per le prove e in cui i loro spettacoli possono essere rappresentati offrendo un’attività sempre giovane, nuova e culturalmente diversa. Secondo le indicazioni, il progetto per il “New York Theater City” doveva concretizzarsi come fusione tra architettura e urbanistica, unendo la necessità di offrire siti funzionali alle diverse attività teatrali indicate con il dovere di rendere il luogo un nuovo e vitale spazio per la città. Per fare ciò, avrebbe dovuto essere fondamentale non solo la ricerca di adeguate soluzioni per gli edifici, ma anche la loro collocazione e il loro dialogo con la città, col fiume e con il contesto urbano in generale, attraverso parchi e giardini con accessi pubblici, percorsi per attraversare il campus senza alcuna difficoltà e uno spazio esterno in grado di accogliere occasionalmente circa 250 persone.

 

La proposta progettuale di Louise Scannell è una vera e propria sfida agli edifici e agli spazi pubblici emblematici di Broadway: i teatri “fissi” collocati in posizione sopraelevata creano un punto di riferimento in una posizione significativa del lungofiume, creando uno spazio pubblico ad un livello adiacente alla High Line. Al livello inferiore il progetto prevede un luogo più aperto e sperimentale, uno spazio che invita il pubblico e le piccole compagnie teatrali a mettere in scena rappresentazioni meno convenzionali e performance improvvisate. Una volta che queste rappresentazioni sono state provate e perfezionate, possono spostarsi ed essere eseguite nei più tradizionali teatri “fissi” al livello superiore.
Avvicinandosi dalla 12th Avenue, il visitatore attraversa un grande spazio pubblico aperto dove sono situati servizi come ristoranti e caffè; in questo spazio aperto, che poggia sopra gli ambienti sottostanti attraverso una massiccia struttura in acciaio, possono essere realizzati teatri di diverse dimensioni, sospendendo tende con caratteristiche di isolamento acustico alla struttura posizionata a soffitto. Questa struttura a sospensione è inoltre utilizzata per il sistema di illuminazione e per le scenografie. Il grande spazio aperto è circondato da ambienti di servizio per la produzione, come sale prove, ambienti per laboratori e workshop e sale costumi, alcuni dei quali arrivano all’altezza della struttura sovrastante. Anche i due teatri situati al livello superiore attraversano la struttura, rivelando il soffitto in cemento alla base dell’ambiente sottostante. Rampe, scale e ascensori consentono l’accesso al livello superiore.
Il livello della struttura sale fino alla 33rd Street, raggiungendo una piattaforma in cui si trovano tre forme scultoree rivestite in rame che fungono da sedute. Da questo punto gli edifici dei teatri non sono raggiungibili, poiché si tratta di uno spazio completamente separato, ma da questa posizione è possibile vedere, attraverso aree trasparenti nella pavimentazione in cemento, le attività del foyer collocato al livello inferiore, oltre a consentire al visitatore la vista del fiume e di tutta la città; un sistema di rampe conduce al foyer, collocato all’interno, nella profondità della struttura, insieme a una serie di piccoli bar e agli ingressi ai teatri.
L’obiettivo del progetto è di far vivere un’esperienza unica e particolare del mondo del teatro, con la speranza di attirare le persone che solitamente non assistono a spettacoli teatrali. Lo spazio sottostante funziona come un grande laboratorio dove svariate performance di diverso genere possono essere rappresentate. La speranza è che uno spazio di questo tipo incoraggi le piccole compagnie teatrali e i gruppi indipendenti ad essere coinvolti nell’ambiente teatrale di New York.

 

La giuria, composta da Willy Müller, architetto, presidente di giuria, Josep Ferrando, architetto progettista, professore all’ETSAB/UPC, María Rubert, architetto urbanista esperta nella città di New York e docente all’ETSAB/UPC, Antoni Ramón, architetto esperto in teatro, e Pau Monterde, architetto e direttore del teatro “ESMUC”, Catalogna, ha selezionato i vincitori, annunciati lo scorso 27 luglio.
I criteri di valutazione utilizzati nella scelta dei progetti vincitori hanno riguardato la scala urbana e l’integrazione del progetto nel complesso contesto collegato al parco dell’High Line, al waterfront e alla ferrovia; il grado di innovazione e di atteggiamento critico e creativo, scopo principale dei concorsi di idee; la chiarezza grafica e l’efficacia del materiale prodotto e l’atmosfera che il progetto è in grado di comunicare; la capacità di definire il progetto secondo le indicazioni del bando di concorso inserendo al contempo proposte innovative.

 

a cura di Federica Maietti

 

Per ulteriori informazioni
www.en.archmedium.com

 

Nell’immagine, vista della hall collocata nello spazio intermedio, con vista verso l’esterno e verso lo spazio ipogeo. Progetto di Louise Scannell, secondo classificato al concorso “New York Theater City”

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