Architettura effimera, per un battito d’ali

(di Marcello Balzani) È un equivoco in fondo. È un equivoco credere che le cose durino molto. Molto in rapporto al tempo che destiniamo per viverle. È un atto di rispetto e di reciproca comprensione, considerare la condizione percettiva o l’esperienza comportamentale relativamente. Ovvero rendersi conto di come l’architettura nelle sue diverse forme spaziali e temporali, essendo per eccellenza un’arte (impura, ma sempre un’arte) quadridimensionale, permetta di condividere il ritmo, l’accelerazione, la staticità, la fuga. Come in un flusso di sonorità appaiono le forme, i colori, i materiali, alcune volte magicamente anche le regole e i significati (ma è raro, rarissimo!) perché è proprio una delle funzioni primarie dell’architettura che si attiva: quella di far apparire, quasi fino a materializzarlo, l’interrogativo sul perché del nostro essere qui e adesso, mentre vorremmo vivere in un altro momento e altrove (che è pure anch’esso un’importante categoria dello spazio).

 

[…] Rosario Assunto, nel 1957 in Forma e destino, ci ricorda che è proprio un’azione di confronto che può creare l’apparenza, l’illusione o forse anche la concreta emozione di una dislocazione spazio-temporale. L’architettura procura per sua natura l’azione di confronto, genera l’attrito, esercita la gravità, impone lo scontro, aiuta l’innesco, insomma (anche non volendo) rappresenta la condizione umana. E l’effimero è parte integrante di questo gioco.
Categoria estrema dell’arte e quindi anche dell’architettura si oppone al permanente e al durevole
, che (in verità) posseggono anacronisticamente un’intrinseca limitata capacità di esporsi all’eterno. Si potrebbe facilmente ammettere che effimero è certo (certissimo) mentre durevoleeterno non sono solo improbabili ma impossibili.

 

Che quindi tutto sia effimero? È un ragionamento altrettanto insensato quanto credere che tutto possa durare per l’eternità. Le gradazioni intermedie sono gradite e rendono possibili molte avventure tecniche e tecnologiche. Compensando le tendenze autodistruttive si creano dei valori assoluti matematicamente accettabili e il luogo si popola di materiali che condividono gradatamente il piacere di un attimo di vita vissuta e l’ambizione di essere immortali (ad esempio nella non biodegradabilità e nel decadimento millenario).

 

Diversamente è interessante esporre l’attenzione sull’analogia con l’illusione e la meraviglia che l’effimero da sempre ha generato. Proprio per l’evanescenza del fenomeno è intuibile che tutto ciò che porti piacere (e bellezza) abbia poco da durare. Rimanere incessantemente immersi nel godimento estetico sarebbe equivalente (per la legge dantesca del contrappasso) che essere indirizzati da Minosse ad uno dei gironi infernali dove l’immersione è altrettanto indecente e insopportabile.

 

Ecco quindi che l’effimero permette il wayfinding nel maremagnum del banale e del volgare, contaminandosi, ahimè, anch’esso qualche volta per eccesso di inutilità. Già, perché poi qui casca la tegola o il mattone! Sullo scopo, la funzione, la necessità dell’effimero ruolo. È raro, infatti che l’effimero venga associato con l’indispensabile. Come per molti profumi, l’evanescenza regna sovrana. In architettura tutte le azioni di confronto che innescano percezioni o relazioni sinestetiche sono particolarmente efficaci. Sono intersezioni sensoriali che possono agire sul visivo (utilizzando la luce sia naturale che artificiale) e sull’extravisivo (operando sulla superficie smaterializzante, sulle interazioni aptiche, più raramente olfattive e con l’interferenza o meglio ancora la valorizzazione del potere sonoro dei materiali).

 

Anche se i sinonimi di effimero conducono a indurre una negatività intrinseca (fragile, fuggevole, labile, passeggero, precario, provvisorio, transitorio, vano) rimane innegabilmente evidente la positività del potere di spiazzamento, che, nel racconto con cui si dipana la vita, e per analogia il progetto architettonico, riesce a mettere in risalto la comprensione del fatto che la vita ha bisogno di essere vissuta (meravigliosamente).

 

“L’istante è inabitabile come il futuro” scriveva Octavio Paz, ma dato che la farfalla non conta gli anni ma gli istanti questo suo breve tempo le basta.


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Effimero”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, il Padiglione galleggiante della Croazia alla 12. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

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