Architettura e sviluppo sostenibile. Declinazioni di sostenibilità sociale e ambientale

Lo sviluppo sostenibile è un concetto complesso che si è via via arricchito di sfumature che ne hanno ampliato il significato, risultando oggi come la contaminazione tra quattro dimensioni interdipendenti: la sfera economica, sociale, ecologica e culturale. L’integrazione di discipline diverse richiede un approccio complesso da mettere in atto, ma nel progetto del Centro culturale per l’interpretazione di Mapungubwe, ad opera dello studio Peter Rich Architects, è possibile constatare come la collaborazione tra università e studi privati sia riuscita a creare un’architettura che ha chiamato in gioco, interpretato e valorizzato i differenti aspetti dello sviluppo sostenibile nel rispetto del territorio in cui l’edificio si inserisce.

 

Il successo di questo processo virtuoso è da attribuire all’attivazione della filiera corta per la produzione dei materiali costruttivi, alla capacità di creare manodopera locale, favorendo il reinserimento nel mercato del lavoro di persone al momento disoccupate e formandole con una professionalità che potrà poi essere reimpiegata in altre e future attività lavorative, all’abilità di coniugare nuove e antiche tecniche costruttive in una reinterpretazione della cultura progettuale locale.
Il Centro culturale è infatti situato alla confluenza dei fiumi Limpopo e Sashe, nel parco nazionale di Mapungubwe nel Sudafrica settentrionale e celebra il sito di un’antica ed evoluta civiltà mercantile appartenente al Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Oltre al valore storico e culturale, il luogo ha un’importanza naturalistica notevole.
L’approccio compositivo al progetto trae ispirazione dalla cultura costruttiva locale, rappresentata dalle costruzioni a tumulo utilizzate nell’Africa meridionale, mentre le scelte materiche sfruttano il paesaggio roccioso circostante, fonte dei materiali da costruzione: mattonelle in terra stabilizzata e un rivestimento esterno in pietra proveniente da cave locali, creando così una struttura autenticamente radicata al luogo per materia e pensiero progettuale.
Oltre ad essere strutturalmente efficiente, semplice e sostenibile dal punto di vista ambientale, l’impiego di mattonelle offre risparmi materiali e finanziari, riducendo ogni tipo di sprechi.

 

L’edificio, posto ai piedi di una tipica mesa, si compone di tre tumuli cavi concepiti coniugando i più recenti sviluppi della geometria strutturale con una tecnica di costruzione dei sistemi voltati antica di seicento anni. La costruzione delle volte si realizza minimizzando l’impiego delle casseforme e senza bisogno di alcun rinforzo in acciaio: infatti la morfologia delle volte riduce le tensioni di compressione nelle piastrelle e parallelamente limita l’impatto termico del caldo clima locale.
L’approccio percettivo all’edificio muta in funzione della distanza da cui lo si osserva: da lontano le volte ondulate rivestite di roccia si fondono con il paesaggio; avvicinandosi, invece, i sottili bordi arcuati si delineano e le volte si stagliano nel paesaggio.
Percorrere lo spazio espositivo interno richiama l’esperienza dell’esplorazione di grotte e caverne, improvvisamente alternate da spazi illuminati da alti locali o da vetrate decorate da geometrie organiche che lasciano filtrare dolcemente la luce. Delicate passerelle sono ordite secondo un percorso di rampe a zig-zag che attraversano il complesso e gli spazi espositivi offrendo al visitatore una molteplicità di esperienze e di vedute, che evocano le complesse interazioni sociali delle molte culture che hanno attraversato il luogo.

 

Il Centro per l’interpretazione di Mapungubwe è il risultato di una collaborazione unica tra lo studio Peter Rich Architects, l’Università Witswatersrand, entrambi in Sudafrica, con ingegneri strutturali e progettisti del MIT e dell’Università di Cambridge in Gran Bretagna.
Il progetto ha vinto la medaglia d’argento all’ottava edizione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile 2011; la cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso 6 giugno 2011 presso Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara.

 

a cura di Cristina Vanucci

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 39 “SOCIALE”

 

Nell’immagine, vista notturna del Mapungubwe Interpretation Centre

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