Architettura e paesaggio, il progetto dello studio stARTT al MAXXI

Il progetto Whatami elaborato dallo studio stARTT per il programma Yap – Young Architects Program,  prende spunto dalla relazione tra il MAXXI e il contesto urbano, presentandosi come una soluzione di paesaggio che insiste sulla relazione tra gli spazi aperti dell’opera di Zaha Hadid e il tessuto circostante.

 

Acqua, sedute, ombra, fiori artificiali che garantiscono l’ombreggiamento, lo specchio d’acqua incastonato tra le linee geografiche, la vasca prefabbricata di corredo al solarium incassata nella sommità del declivio e le sedute, mobili e fisse. Sono questi gli elementi del progetto Whatami, che alludono a un paesaggio naturale, ma si compongono di un alto contenuto di artificialità.
Whatami è un arcipelago di un mare immaginario, composto di isole mobili che si dispongono liberamente nella piazza del museo, intorno un grande elemento geografico, inscritto all’interno del perimetro dell’area di intervento.
L’arcipelago appare ogni volta con configurazioni differenti, a seconda delle necessità e degli usi. Si distende lungo la superficie di cemento, o rifluisce, nella sua formazione chiusa, riposizionandosi interamente all’interno dell’area occupata dal corpo centrale.

 

Il nome del progetto è anche la corruzione di what am I, declinazione industriale per la produzione di massa del dissected map, il primo puzzle, mappa geografica inventata nel ‘700 a scopo ludico-didattico da John Spilsbury, che si smontava lungo i confini geografici delle terre emerse e delle catene montuose.
Come le geografie dell’incisore americano, l’installazione è un unico continente che racchiude in sé tutti gli elementi significanti – in questo caso acqua, sedute, ombra – e si seziona lungo le linee di crinale e di sella, per accettare la deriva dei suoi elementi nello spazio pubblico circostante.
Un gioco compositivo in omaggio al lavoro di Boetti, che ha insegnato il valore estetico nella rappresentazione dell’elemento geografico.

 

Sulla morbida collina gradonata, spazio per il relax e la sosta, spiccano i grandi fiori artificiali che ombreggiano durante il giorno e garantiscono l’illuminazione nelle ore notturne. Gli elementi mobili sono oggetti appoggiati sul playground costituito dalla piazza dura del MAXXI, frammenti naturali, spazi confortevoli per il relax all’aperto e l’incontro tra le persone. Sono elementi complementari allo spazio esterno: si coniuga la piazza dura, igienica e monocroma, alla morbidezza, la vita e le tonalità di colore di uno spazio vivente.
Il risultato è un paesaggio onirico fatto di linee geografiche che galleggiano su un mare solido di cemento bianco e che sostengono i grandi fiori artificiali.

 

L’obiettivo del progetto non è di suscitare una astratta forma di nostalgia, ma di scommettere sulla proposta di un paesaggio ibrido, capace di confrontarsi con l’aspetto più surreale della contemporaneità, senza rinunciare alla qualità dell’ambiente e dello spazio per il tempo libero.

 

Mentre la mostra dei progetti finalisti di Yap – Young Architects Program sarà visitabile fino al 28 agosto, l’installazione Whatami sarà lo scenario delle serate estive del MAXXI fino al 16 ottobre, con eventi dedicati alle diverse declinazioni delle arti contemporanee.

 

 

stARTT nasce a Roma nel 2008 da un’idea di Simone Capra e Claudio Castaldo con lo scopo di affrontare i processi di trasformazione che interessano l’architettura e più in generale il territorio. I progetti di stARTT mirano a coniugare il rapporto tra paesaggio, città, infrastruttura e contesto, che non sono categorie separate, ma si alimentano a vicenda attraverso gli strumenti del disegno e della relazione con le forme di espressione artistica.
Simone Capra (Roma 1978) fa esperienza professionale in Italia e all’estero con studi come Torres-Tur y Martinez-Lapena arquitectos, B720, 2TR. Dal 2003 si interessa ai temi della riflessione teorica inerente l’architettura, fondando con altri il gruppo Labò. È dottorando di ricerca in architettura nel programma Villard de Honnecourt.
Claudio Castaldo (Latina 1978) dal 2002 al 2008 collabora con diversi studi di architettura come esperto in modellazione tridimensionale e in sistemi informatici di supporto alla progettazione. È  docente all’Istituto Europeo di Design di Roma.

 

 

Nell’immagine di apertura, il progetto Whatami elaborato dallo studio stARTT allestito negli spazi esterni del MAXXI di Roma. Foto © Cesare Querci

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