(Architettura e dimensione culturale) Nel tempo dei fuoriosi!

(di Marcello Balzani) Ogni tanto è importante anche porre lo sguardo sulla dimensione culturale che, come nella teoria degli insiemi, ci abbraccia e ci contiene sempre, perché l’architettura non è e non può essere mai estranea o peggio ancora esente da una necessaria intersezione (insiemisticamente parlando) culturale e sociale.

Quest’anno, infatti, si presenta una doppia ricorrenza, assolutamente di non minore importanza e che, nel suo essere costituita d’ingredienti culturali dal sapore eccellente, la rende mai fuori moda.

Il verbo ricorrere inoltre, pone l’accento sul tornare ad essere, sul ripetere, sul riconoscersi ancora: un atteggiamento che per l’architetto è quasi una caratteristica biologica ed adattativa, soprattutto quando s’innesta con la materia (magica) della creatività e della fantasia. Sostanze essenziali per la nostra professione ma che non vengono così messe in risalto nelle parcelle o tra i commi degli strumenti edilizi ed urbanistici con cui quotidianamente si ha a che fare.

Ecco quindi perché la ricorrenza di quest’anno è un pensiero felice, tra i tanti cieli plumbei che abbassano la luce ad ogni rinnovato orizzonte.

Ricorre, infatti, il tempo dei furiosi! E mi piace pensare che dopo cinquecento anni la cosa non sia così storicamente lontana ma densa, fresca, sapida e golosa, insomma assolutamente non scaduta!

Scusate l’ironia (che in questo contesto culturale è inoltre la spezia più adatta ed indicata) ma bisognerebbe essere pazzi per non pensare che il furioso oggi non possa essere adatto o meglio ancora necessario!

In un contesto in cui l’indifferenza e l’assuefazione impregnano gli animi e le cose, in cui l’insoddisfazione limita l’impegno, in cui sì vive come nell’attesa di un licenziamento dalla vita, dove la disoccupazione dagli affetti (e non solo) rende molti di noi adeguati (o adattati) per convenienza a frequentare solamente saperi poveri di spirito e di contenuto, in cui i rapporti si presentano così sottilmente crudeli, così ripetutamente paradossali, sempre più tragici e struggenti come se fosse una costante acquisita nei comportamenti, ecco… in un contesto così, nel tempo della crisi, dove sono i tagli (dello stipendio e delle soddisfazioni) a prendere il sopravvento, modificando il contorno di normalità in cui si era abituati a vivere, forse sarebbe opportuno ricordarci della ricorrenza dei furiosi!

E di come la realtà possa essere parte di una grande ricerca di se stessi e del mondo, di come le chiavi di lettura e di interpretazione siano aperte e non obbligatoriamente limitate dall’ignoranza e dall’imitativo, di come il fantastico sia in mezzo a noi perché siamo capaci di immaginazione e possiamo condividere, attraverso il progetto, questa grande capacità dell’architettura con tutti, veramente con tutti!

Quindi, ricordandoci che cinquecento anni fa veniva scritto da Ludovico Ariosto quel libro infinito (perché già anticipatore della navigazione e dell’iterconnessione spazio_temporale che la narrazione del web immaterialmente oggi propone) che è l’Orlando fuorioso, e che si sovrappone al IV centenario della morte di Miguel de Cervantes, creatore di quell’altro diversamente fuorioso che è Don Chisciotte della Mancia, chiediamoci se il nostro sguardo sulla realtà non possa essere diverso e se l’indifferenza culturale che appiattisce il ruolo e la vocazione dell’architetto non possa tornate ad essere fuoriosamente compattuta!

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